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da repubblicaFrecciata al curaro del governatore per Riccardo Savona, intercettato dalla Dia mentre parlava al telefono con Vito Nicastri, il re dell'eolico ritenuto vicino a Matteo Messina Denaro. Savona si è alzato ed è uscito dalla sala
ome Pio La Torre fece 32 anni fa parlando alla conferenza di organizzazione del Pci a Palermo, il governatore Rosario Crocetta mentre parlava al congresso dei Democratici e riformisti per la Sicilia (Drs) ha notato in platea un politico che stava ascoltando il suo intervento e lo ha invitato ad andarsene. "In questa sala c'è qualcuno che non ci deve stare e deve uscire immediatamente", ha detto Crocetta, citando, appunto, La Torre.
Riccardo Savona
A quel punto Riccardo Savona, deputato regionale dei Drs, si è alzato e ha abbandonato il congresso mentre la gente presente in sala si alzava e applaudiva Crocetta. Savona è stato intercettato dalla Dia mentre parlava al telefono di affari con Vito Nicastri, l'imprenditore considerato il "re dell'eolico" e vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro.
Il segretario dei Drs, Edi Tamajo, ha deciso di affrontare la questione convocando una riunione lunedi' prossimo. "In seguito alle notizie di stampa circa un presunto coinvolgimento del deputato Riccardo Savona in indagini giudiziarie che lo riguarderebbero - spiega Tamajo -, pur essendo fiduciosi che riuscira' a dimostrare la sua totale estraneita', per il gruppo parlamentare dei Drs e' obbligatorio lunedi' prossimo fare un riunione sul tema per assumere una determinazione".
Crocetta ha intanto voluto prendere le distanze dal deputato, "la lotta alla mafia e alle connivenze è alla base della mia azione di governo", ha detto il presidente della Regione siciliana a margine dei lavori del congresso, a Campofelice di Roccella. "Savona ha capito che non c'è più trippa per gatti", aggiunge. Ex presidente della commissione Bilancio dell'Assemblea nella precedente legislatura, Savona è tra i deputati piuù longevi del Parlamento siciliano, alla sua quarta legislatura.
Ex Udc, è stato eletto nella lista di Grande Sud, in appoggio a Gianfranco Miccichè, sconfitto nella corsa a governatore, poi transitato nel gruppo Misto e quindi approdato nei Drs, formazione nata pochi mesi dopo l'inizio di questa legislatura. Attualmente è tesoriere del gruppo parlamentare dei Drs, partito che sostiene il governo Crocetta, il cui presidente onorario è l'ex ministro Totò Cardinale, tessera Pd, e tra i fondatori proprio del partito democratico. -
Ircac: deliberati finanziamenti per 11 cooperative siciliane
(AGI) - Palermo, 3 ott. - Undici finanziamenti agevolati ad altrettante cooperative sono stati approvati dall'Ircac. Di questi sette sono crediti di esercizio per lo start-up di impresa e cioe' destinati a cooperative di nuova costituzione per l'avvio dell'attivita'. I finanziamenti, approvati dal commissario straordinario dell'Ircac Antonio Carullo, vengono concessi al tasso agevolato dello 0,50% . Nel caso degli start-up, inoltre, per ottenere il finanziamento e' sufficiente una fidejussione personale senza garanzie reali, cosi' come prevede il nuovo Regolamento di aiuti alle imprese dell'Ircac che ha voluto in questo modo, con il consenso della giunta regionale di governo che lo ha approvato , aiutare e sostenere l'imprenditorialita' giovanile. Le cooperative che hanno ottenuto il finanziamento di start-up sono la Mago Merlino di Marsala che gestisce un negozio di giocattoli,prodotti elettronici ed accessori per organizzare feste; Progetto futuro di Belmonte Mezzagno che intende gestire una comunita' alloggio per anziani e disabili; 70 volte 7 di Palermo che intende gestire un Caffe' letterario con annessa biblioteca e contro congressi; Easy building di Castelbuono che effettua lavori edili; New Charme di Siracusa che gestisce una palestra; La fenice ser.ci di Mineo che gestisce alcune strutture per l'assistenza socio-sanitaria e Lampara di Caltagirone che produce ceramiche artistiche. Crediti di esercizio sono stati concessi alle cooperative Terraviva di Mirto che si occupa della vendita all'ingrosso di prodotti alimentari e bevande; Letizia di Marsala che fornisce servizi socio-assistenziali e Omnia promo service di Catania che fornisce servizi di pulizia, trasporto e facchinaggio. Infine un credito a medio termine e' stato approvato in favore della cooperativa Albatros di Tremestieri etneo che svolge lavori di manutenzione di giardini ed edifici privati e pubblici. (AGI) .
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L'assessore regionale all'Energia, Nicolò Marino da livesicilia
Le Srr, società che dovranno occuparsi della raccolta e dello smaltimento, non sono ancora pronte. Ma il termine per lo scioglimento degli Ambiti territoriali è scaduto ieri. Così, la Regione ha scelto un gruppo di funzionari per traghettare il settore dal vecchio al nuovo sistema. Ma restano tanti dubbi sul destino dei lavoratori.
PALERMO - È finita l'era degli Ato rifiuti. Anche se ancora non è iniziata quella delle società che dovranno prendersi carico del servizio, le Srr. Ma la Regione ha individuato già i nomi e i volti di chi dovrà guidare il passaggio dal vecchio al nuovo corso. Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di dipendenti del dipartimento Rifiuti. Ma c'è anche il commissario di una Provincia: Antonella Liotta a Catania. La decisione dell'assessorato è legata al ritardo col quale si sta definendo la nascita delle nuove società di regolamentazione del servizio dei rifiuti. Dovevano essere 18. Ed essere pronte già da oggi. Ma, come si legge nel testo di un'ordinanza firmata dal presidente della Regione Rosario Crocetta, “nonostante gli interventi sostitutivi attivati dall'Assessorato regionale competente, non sono state ultimate, da parte degli enti locali ordinariamente competenti, le procedure previste dalla stessa legge e pertanto non risultano ancora individuati i nuovi soggetti affidatari del servizio di gestione integrata dei rifiuti”.Insomma, le Srr, per quasi la metà dei casi, non sono ancora nate. Ma la Regione ha deciso comunque di mettere fine all'esperienza dei precedenti liquidatori. E i motivi sono di natura diversa. Economici, innanzitutto: “L'attività di contemporanea liquidazione e gestione del consorzi e società – si legge sempre nell'ordinanza del governatore – continua a determinare un aggravamento della situazione debitoria degli stessi”. Ma non è solo una questione di soldi: “L'impossibilità di proseguire con l'attuale modello gestionale comporterebbe in alcune aree del territorio ad oggi non in grado autonomamente di assicurare i servizi, rischi per la salute pubblica e l'ambiente”. Insomma, l'era degli Ato è finita. Ma l'attesa per la nascita delle nuove società non poteva rappresentare un “limbo”. Così, ecco, come detto, l'intervento della Regione che, in attesa appunto della definizione del passaggio alle Srr, ha scelto la via della “gestione liquidatoria unitaria”, noninando “tra il personale in servizio presso la Regione” le persone che dovranno riempire quel vuoto, traghettando, di fatto, gli ormai ex Ato nelle nuove Srr.Così, ecco la nuova “mappa temporanea” dei rifiuti in Sicilia. A Palermo, Murizio Norrito guiderà l'Ato 1 e l'Ato 2 verso la Srr. Lo stesso Norrito, insieme a Nino Lo Brutto invece sarà alla guida dell'Ato 4. Gli Ato Pa5 e Pa6 invece saranno nella mani di Eugenio Amato. Quest'ultimo guiderà anche l'Ato di Enna. A Trapani, invece, Francesco Lombardo all'Ato 1 e Leonardo Coniglio all'Ato 2. Ad Agrigento, i commissari saranno Loredana Ferrara (Ato Ag1), Ferdinando Buceti (è il vice capo di gabinetto dell'assessore Marino e andrà a guidare l'Ato Ag2), Nino Lo Brutto, insieme a Michelangelo Landro all'Ato Ag3. Quest'ultimo guiderà anche l'Ato di Ragusa e l'Ato Cl2. L'altro Ato del Nisseno, invece verrà affidato a Enrico Vella. A Catania, come detto, il commissario della Provincia, Antonella Liotta, guiderà il passaggio alle Srr nei territori coperti fino a ieri dagli Ato Ct1, Ct2 e Ct3. Gli altri due ex Ato (4 e 5) nelle mani di Ferdinando Buceti.
A Messina, invece, gli Ato 1 e 2 saranno affidati a Domenico Grillo ed Ettore Ragusa (in maniera congiunta). Sempre Ragusa, poi, si occuperà degli ato 3 e 4, mentre non è stato ancora definito il commissario dell'Ato 5 che comprende anche le Eolie. Insomma, ecco i “traghettatori”. Una cosa è certa, come ha spiegato l'assessore Marino: “Da lunedì a mezzanotte gli Ato non esisteranno più, ma nel percorso noi dobbiamo vigilare. In passato gli Ato sono serviti a riempirli di personale spesso in esubero, assunto senza selezione pubblica o in violazione di legge. La nascita delle Srr serve ad evitare che i Comuni sforino il patto di stabilità per effetto di questi costi. Ma anche se la legge non ci permette di far transitare nelle Srr il personale assunto dopo il 2009 e senza concorso la sensibilità di questo governo ha fatto si che si desse vita ad un bacino nel quale fare confluire questi lavoratori. Quando le Srr avranno bisogno di personale ad esempio con l’avvio della differenziata, dovranno prenderlo da là”.Una soluzione che però non convince del tutto i sindacati. “La nomina dei commissari – spiega Dinisio Giordano della Fit Cisl – è sicuramente una buona notizia, perché consente di garantire la continuità del servizio. Ma siamo in una fase di 'limbo' nella quale stanno esplodendo tutti i problemi ovviamente legati al passaggio da un sistema all'altro. Quello occupazionale, su tutti. Abbiamo grosse preoccupazioni soprattutto per un centinaio di lavoratori dell'Ato Pa 1. Ai sindaci chiediamo di rispettare l'impegno sottoscritto lo scorso 6 agosto, garantendo la continuità dei servizi e dei rapporti di lavoro di tutti i lavoratori che erano in servizio alla data del 31 dicembre 2012”.© RIPRODUZIONE RISERVATA -
La notizia dell'approvazione del progetto “Opere di consolidamento del canale di gronda, regimazione corsi d’acqua e revisione canale a protezione del centro urbano di Belmonte Mezzagno” nell'ambito del Piano interventi APQ Ambiente risale al febbraio 2013.
Dal comunicato del sindaco si legge " partiranno a breve, dopo le necessarie procedure amministrative, i lavori di consolidamento e regimazione idraulica a Belmonte Mezzagno." -->
La cattiva stagione è alle porte, quando inizieranno i lavori ?
Non ci sono notizie confortanti. All'atto della conferenza dei servizi svoltasi il giorno 7 Febbraio 2013 presso il l’Ufficio del Commissario Straordinario Delegato sembrava tutto ok, invece mancava parte della documentazione, ovvero la Valutazione di Impatto Ambientale. Questo a seguito del caos che coinvolgeva/coinvolge(?) gli uffici regionali preposti anche a seguito del turnover disposto dal Presidente Crocetta.
Il sindaco ha scritto al presidente, all'assessore e alla protezione civile per avere lumi sulle circostanze che bloccano l'avanzamento del progetto sottolineandone l'importanza visti anche i precedenti. Nonostante l'interessamento della segreteria della presidenza regionale, tutto rimane fermo ed immutabile. Si attendono notizie in questi giorni.
Intanto ci teniamo il rischio e i 3MLN di lavoro al palo.
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Nenti pari ca ti fa arripigghiarima sempri pi lu culu tannu a i’sari ?Sti quattru surci ri mala campagnaca s’aggruvigghiano e parunu tantima su sempri li stissi ca manciugghianu ca’ e da’.Cu tri ammi ti ficirue a la testa t’attaccaru, mancu fussi monca!Forsi ti cummincisti di esseri strummula ?Giri e ti firrii, arrimini arrimini e arriminicumminta ca lu munnu gira intornu a tiamancu fussi alchimista ca lu chiummu fa addiventa oru :ta’ quartiari mia cara patria Sicilia.Pari c’assammazzassiru pi tia e lu to populuma sempre na’ pigghiata pi fissa na’risultò o sbagghiu ?Chiddu ca tu ti scutti iddi su vivunu ! è veru o no ?Sugnu orbu e un ci viu ma ti infilasti l’amici caru miu ?U sa cara patria mia… io ca’ di tia sugnu l’uscerimi chiuiu e mi rapu a’ putia,e saggiu sugnu siddu te dire ca’ lu toru avi li cornae la murtadella avi l’alivi,nenti accattavu e ann’uddu accanusciusugnu bravu e la spisa la spartu pi passiunima lentu su un mi saluti dintra l’urna di lu putiri.Ora la mia cara patria Siciliaa nuatri s’arriprensentanu comu fussiru nuvellie nuatri i pivelli ra situazionicomu si rici ne riuni chiù incogniti.Camu a fari cu lu guvernu di sta terra ?C’è u zu’ Nello ca pari ca rici verùC’è chiddu di lu rosariu incensuratuLu pruniputi di lu Sturzu ca tantu t’osannaruPoi ci su sti furcunu ignuranti e li grilli e natra ciurma ri natanti.Ma rimmi na cosa ma a mia chi mi trasi ?Nenti o figghiu miu mi ricissi tu fanga e frariciatu strummula ca’ firrii imbacanti mancu fussi morta ri famima a mia la to putia mi pari china china china ca scoppiama forsi sugnu sempri orbuma caru zu’ nellu, caru zu’ ciccu , zu’ rosariu e cari zii r’americaciatu scassatu i casciuna i pumaruru pun diri vastasati:picchi mentri sta strummula firria partunu cristiani ca mancu li vidi chiùci su chiddi ca si schiantano l’unu cu l’avutru e carunu comu piraci su chiddi ca s’impiccicanu pi fari contrappisuci su chiddi ca si schiantano ali mura tutti imbriachi cu tutti sti firriuna.Ma lu vo capiri o la mia cara patria Siciliaca forsa sta strummula gira o cuntrario ?O gira imbacanti o un c’è posto pi tuttio forsi è ura ca ti isi u culu ra seggia e piralie vistu ca ha puru tri ammiforsi putissi piralari pi dui? e ‘ghiri macari veloci comu ru cunigghia ?Allura ma picchì un vo’ curriri ?Li to’ problemi su no’ cori ca un’arricanusci ?Ma o la mia cara patria Sicilia io ti ricuca imm ‘ntaru a disinfestazione e quannu li cammiu’ funzionanumorunu tutti, zanzari e surciliberi senza sti fastidi pari ca unn’afirassimu a starici.Cu pratica o zoppu accumincia a zuppi chiarie si ci tagghiamu li ammi a sti zurbiuna ri zoppi ?Ma si iccamu non catu i munniza lestu e bonu pa discarica ?Ti pari tintu o mia casa patria Sicilia ?Rimmi a matri ..quanto te dari ? Io ti paiu’ riciunu.Ti rugni picciuli si sti cani ti li porti na lu recintuinchiusi e marchiati comu fussiru na speci alienapicchi mancu li porci li vonnu ne degni di isari la bannera di stu populu sunnu,ne mancu di populi chiù barbari di lu nostru.Ta pozzu riri na cosa o mia cara patria Sicilia ?Lassali futtiri e un tipigghiaristi cristiani ca traffichianu na la pulitica, senti a mia traffichianulassali umpiddiri picchi nenti putissiru fari si chista fussi na giunglaiddi fussiru i cunigghia e nuatri i liuna pigghiati ru pitittuma siccumu semu no recintu nuatri facemi i arzuna e iddi patruna.Ma u surci ci rissi a nuci rammu u tempu ca ti spirtusuViremu luned’ matina chi ci riciunu furcuna e grillini a li porci di la Sicilia.Ora o’ finish mia cara patria Sicilia ti vogghiu riri na pochi i cosi ca un mi calanuN’un mi cala la disoccupazioni cu li strati bucati e li alluviuna di li paisiNun mi cala la disoccupazioni cu li picciriddi malati senza badantiNun mi cala lu meritu pi lu titulu si lu titulu è accattatuE nun mi cala ca lu titulu camina cu li picciuli.Comu sta accuminciannu a capiri nun mi calanu na pochi i cosi.Nun mi calano na pocu ri liggi ca riciuni ca aiu a paairi pi due e tri votiTipo pi la machina, pi la casa e pi la salvezza di la vita ca riciunu supra sta naziuni cattolicaca l’ha data lu Signuri eppuru arriva nu minchia cattolico ca la tagghia picchi un ci su li picciuli.Ma lu signuri a iddu nun ci lu dici: ma tu…ma cu minchia si ?Nun mi cala c’haiu a paari pi liggi l’assicurazioni senza chi la leggi talia quanto e comu mi fannu paari.Picchi si travagghiu me moviri …o e moriri ?Chistu e nu questitu insemula a chiddi ca virrannu ca lassu a lu presidenti chi verrà spirannu ca fussi cristianu e non porcu comu chiddi ca unn’ivonnu lassari.Cara mia patria Sicilia, si Bedda e Licca ca s’impiccicanu e sucanu comu zicchi.-->
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Le coste dell’isola di Favignana, dove una volta andava in scena la mattanza del tonno, ma anche la splendida isola di Pantelleria, ricca di capperi e con le spiagge incontaminate. E poi il mare di fronte a Marsala e quello di Sciacca, il canale di Sicilia e la costa di Pozzallo. È questa la lista della spesa delle principali compagnie petrolifere del mondo: squarci di paradiso in cui venire a cercare oro nero. In Sicilia sono undici i permessi di ricerca concessi, e mentre ben diciotto richieste sono ancora in attesa di valutazione, in tre casi sono già spuntate all’orizzonte piattaforme in piena regola a pochi chilometri dalla costa. A beneficiarne compagnie importanti come la Shell, che cerca il petrolio dalle parti di Favignana, la Transunion Petroleum, che scandaglia i fondali del canale di Sicilia, ma anche società minori come la San Leon Energy, una srl con capitale di diecimila euro titolare di ricerche importanti come quelle di fronte alla costa di Sciacca.
Adesso, però, la già inarrestabile corsa all’oro nero di Sicilia potrebbe addirittura accelerare. Almeno secondo il piano energetico di Corrado Passera, ministro dello sviluppo economico di Mario Monti. La proposta di Passera ha una semplice parola d’ordine: raddoppiare l’estrazione di olio nero nella penisola fino ad arrivare al 20 per cento della domanda. Un programma che piace molto alle grandi società d’estrazione, soprattutto perché sul tavolo del governo c’è la proposta di abolire il limite delle dodici miglia di distanza dalla costa, entro il quale oggi non si possono impiantare trivelle. Una possibilità che ha fatto andare su tutte le furie gli ambientalisti. “Il ministro Passera ignora la necessità di tagliare drasticamente le emissioni di Co2, ascolta solo le lobby dei combustibili fossili e soprattutto condanna l’Italia a non puntare sull’economia del futuro” dice Mariagrazia Midulla di Wwf Italia. “Nel Canale di Sicilia – ha avvertito Greenpeace – si prepara una folle corsa all’oro nero: da una dettagliata analisi delle richieste e dei permessi, le compagnie petrolifere da un lato hanno già trovato dei giacimenti che si preparano a sfruttare, dall’altro moltiplicano le richieste per esplorare i fondali marini alla ricerca di nuovo petrolio”.
In pratica le diciotto richieste d’estrazione si raddoppierebbero in poche settimane, e nel frattempo aumenterebbero i permessi accordati per cercare petrolio nel mare siciliano. Ma non aumenterebbe la produzione. Almeno secondo Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente: “Se estraessimo tutto il petrolio che, secondo il ministero dello Sviluppo Economico, è presente in mare, l’Italia lo esaurirebbe in sole 7 settimane. E se al petrolio marino aggiungiamo quello estratto a terra, arriveremmo a 13 mesi. Un quantitativo che definire ridicolo è poco”. Nonostante la corsa per cercare l’oro nero di Sicilia sia affollata, il sottosuolo made in Italy infatti è tutt’altro che ricco. Le compagnie estrattrici però rimangono molto interessate alle ricerche nel nostro mare. E ancora di più lo saranno se dovesse passare il piano di Passera. Il motivo è tutto da ricercare nelle royalties che le compagnie pagano al nostro paese. In Sicilia, la regione più interessata dalle ricerche con 11 concessioni su un totale di 26, le tasse sono le più basse d’Italia, inferiori di 33 volte a quelle che si pagano in Emilia Romagna, nonostante le diverse caratteristiche del sottosuolo. Tutta la penisola è poi uno dei paesi che incassa di meno dai cercatori d’oro nero: il 4 per cento di tasse per i permessi offshore, che dovrebbero arrivare al 7 per cento, ma soltanto sopra le 50mila tonnellate di petrolio prodotte ogni anno. Un’inezia rispetto all’85 per cento chiesto dalla Libia e all’80 della Russia: prezzi stracciati che hanno valso all’Italia il titolo di “miglior paese per l’estrazione di petrolio off-shore” secondo la compagnia Cygam.
“Cifre ridicole a fronte del preoccupante impatto delle trivellazioni per la biodiversità del Canale” sottolinea Greenpeace, che durante tutto il 2012 ha lanciato una campagna dichiarare il canale di Sicilia zona ecologica protetta. Il proliferare delle trivelle però non mette in pericolo soltanto la biodiversità. “Occorre fermare le trivellazioni – dice Carlo Cassaniti, vicepresidente dei geologi siciliani – i nostri mari presentano purtroppo le stesse pericolosità geologiche dei territori emersi: in particolare nel Canale di Sicilia sono presenti numerose ed importanti strutture geologiche e non è neanche da sottovalutare la presenza di vulcani sottomarini”.
di Giuseppe Pipitone
il Fatto Quotidiano -
A tutti gli aderenti e simpatizzanti de "La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto":
Carissimi,
sarete senz'altro a conoscenza degli ultimi accadimenti che vedono un attacco mediatico alle autonomie regionali ed in modo insistente e particolare a quella della Regione Siciliana, culminato con la lettera di Monti al Presidente della Regione Siciliana in cui il premier "si fa interprete delle gravi preoccupazioni riguardo alla possibilità che la Sicilia possa andare in default a causa del proprio bilancio. Le soluzioni che potrebbero essere prospettate per un'azione da parte dell'esecutivo non possono non tenere conto della situazione di governo a livello regionale ma, anzi, devono essere commisurate ad essa, in modo da poter utilizzare gli strumenti più efficaci e adeguati".
Quasi tutti hanno visto in queste parole, oltre che un allarme non condivisibile, una minaccia di commissariamento e, quindi, un attentato alla sovranità dell'autonomia della Regione Siciliana (il commissariamento è previsto in pochissimi casi che non hanno nulla a che vedere con la situazione attuale).
Da più parti si è sentita l'esigenza di scendere in piazza per manifestare in difesa della nostra sovranità regionale. La stessa sera del giorno in cui Lombardo ha ricevuto la lettera di Monti, alcuni cittadini hanno manifestato improvvisando dei sit-in presso le prefetture di Palermo e di Catania. Il giorno dopo la seduta dell'ARS è stata interrotta perché dal pubblico è stata esposta una bandiera siciliana in segno di protesta.
A parte queste prime manifestazioni estemporanee, si sta organizzando una importante manifestazione per il prossimo lunedì pomeriggio 23 luglio a Palermo.
Presto vi comunicherò ulteriori dettagli sulla manifestazione, in cui saranno consentite soltanto bandiere siciliane e non bandiere di partito. Per potervi partecipare sarà possibile usufruire di alcuni pullman che partiranno da diverse città della Sicilia (prossimamente sarò più preciso su questo punto).
A presto per gli aggiornamenti!
Fonso Genchi
Portavoce de "La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto"
P.S.: Segnalo, per chi non lo avesse visto, questo video che riporta integralmente (comprese le domande dei giornalisti) la conferenza stampa del Presdidente della Regione, svoltasi l'altro ieri in merito alla lettera di Monti e del paventato rischio di default:http://www.youtube.com/watch?v=WkJuUgPN79Y
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di Antonella Sferrazza linksiciliaLa trattativa Stato-Regione sull’autonoma finanziaria siciliana, in vista dei decreti attuativi del federalismo fiscale, ha fatto un passo in avanti. Ve lo abbiamo raccontatoin questo articolo, in cui lanciamo l’appello, affinché a portarla avanti sia il professor Massimo Costa, che ha delineato le proposte programmatiche portate a Roma. Questo per evitare che, in caso di interruzione della legislatura regionale, la trattativa possa subire unarresto per mancanza di interlocutori. Costa è un tecnico, e per questo, fuori dai giochi delle altalene politiche. Potrebbe essere un punto di riferimento fermo. Intanto, lo abbiamo intervistato: ”Rispetto alle bozze degli uffici e ai “miei” innesti “eversivi” (scherzo) ci sono state solo poche modifiche, tutte molto puntuali e giuridicamente ben fondate” ci dice per cominciare a proposito del documento portato a Roma. E ancora: “In due mosse abbiamo rigirato a favore della Sicilia la strategia dello Stato”. Ma andiamo con ordine: prima domanda.Prof. Costa, l’assessore Armao sbandiera un grande ottimismo per quanto riguarda la trattativa tra Stato e Regione. Lei, quale componente della Commissione tecnica di supporto in questa trattativa cosa ne pensa? È un ottimismo ben fondato?“In effetti quello che sta avvenendo in queste settimane e mesi, da quando a gennaio lo Stato ha accettato di sedersi (dopo 66 anni) finalmente al tavolo con la Regione per discutere della “Questione Siciliana” sono successe cose importantissime, riportate distrattamente dai media, ma che influiranno moltissimo nel bene e nel male sul futuro nostro e di chi verrà dopo di noi. Ottimista? Vedremo. Abbiamo l’obbligo di esserlo, ma anche di essere estremamente guardinghi, quasi come in una serrata attività diplomatica. L’Assessore, conoscendo come la penso, mi perdonerà se dico che qui non è una semplice trattativa tra Stato e Regione e meno che mai tra le forze politiche che sostengono il Governo Monti e quelle che sostengono il Governo Lombardo. Qui è in corso una trattativa politica tra Italia e Sicilia. Gli strumentalizzatori almeno oggi depongano l’ascia da guerra e siano uniti nella difesa dei diritti di tutti. Domani litighino su come usare gli strumenti di politica che oggi stiamo portando a casa. Speriamo bene in ogni caso”.
Ma cosa è successo realmente? Come vanno le cose?
“Le cose erano partite maluccio. Lo Stato, interessato solo ai saldi di bilancio, si era presentato al tavolo con una lista minima (ma di grande impatto per i conti della Regione) di funzioni da trasferire dallo Stato a noi, mentre per quanto riguarda le entrate ci ha detto chiaramente che – mi si passi la brutalità – lo Statuto può dire quello che vuole ma lo Stato non è intenzionato a scucire quattrini che spostino di un centesimo gli equilibri della finanza statale. All’inizio la Regione è stata a questo gioco. Ha cercato di quantificare le nuove entrate della Regione e di negoziare sulla difensiva le proprie competenze, poi c’è stata una svolta. A proposito, mi lasci dire che all’interno del Commissione di cui faccio parte, quasi tutta interna alla Regione, ho scoperto due cose che il grande pubblico sconosce: per prima cosa una professionalità altissima, per seconda cosa una passione civica per la Sicilia che rasenta il patriottismo. Non fosse stato per loro non saremmo andati da nessuna parte; la volontà politica da sola non basta. La Sicilia di oggi e di domani deve moltissimo a questi “oscuri” funzionari (mi perdonino se uso questo termine) che stanno facendo un lavoro che va al di là dell’ordinaria amministrazione. Non faccio nomi specifici per non far torto a nessuno, ma devo dire che, per una somma di circostanze favorevoli, oggi la Regione ha un team di tutto rispetto su questa materia. Speriamo che questo patrimonio non si disperda”.
Ha detto che c’è stata una svolta? In che senso?
“Beh, intanto qualcuno all’interno della Commissione a un certo punto ha detto che quell’approccio dello Stato non era legittimo. Bisogna ripartire dalla Costituzione e dallo Statuto, che sono le prime fonti del diritto interno per quanto riguarda la questione. Poi viene la “Ragioneria”. Parola di professore di ragioneria. Ma non è stato tanto questo, che avrebbe significato nient’altro che una levata di scudi, un irrigidimento inutile nei confronti dello Stato, che poi avrebbe detto di no. La vera novità è stata proprio nel cambio di tattica negoziale”.
C’è il suo “zampino” in questo approccio?
Non mi sopravvaluti. C’è il lavoro di tutti, e soprattutto quello dell’Assessore che si è assunto le responsabilità finali. È stato molto attaccato e discusso in questa legislatura, ma ora sta portando avanti questa battaglia, pur con un governo quasi dimissionario nell’esclusivo interesse della Regione. A prescindere da quello che si voglia pensare della sua azione politica, questo gli fa onore. Io mi sono limitato a scrivere il “libro dei sogni”, che la Regione ha pubblicato sul suo sito, tanto per rimettere i puntini sulle “i”. Ho detto, pubblicamente e privatamente, che lo Statuto non si svende per fare chiudere il bilancio 2012, ma ho trovato in questo manforte in una Commissione che lavora all’unisono. Tuttavia, come dicevo prima, questa puntualizzazione e rivalutazione dell’impianto statutario è stata solo il primo passo. La vera svolta – come le dicevo – è stata tattica. Ci porterà bene? Ancora è presto per dirlo”.
In che consiste questo cambiamento di tattica?
In due “mosse” in cui abbiamo rigirato la strategia statale a favore della Sicilia. Primo: lo Stato ci ha detto che qualunque modifica agli equilibri attuali non può pregiudicare la posizione dello Stato. Ebbene, abbiamo detto che siamo pienamente d’accordo, a condizione che questo valga anche per la Regione. Se lo Stato non “vuole” andare in default per colpa nostra, pensi che voglia abbiamo noi di farlo. Lo Stato ha detto che per ogni centesimo in più di entrate che avrà la Regione, ci darà un corrispondente centesimo in meno di trasferimenti o di funzioni statali in più? Va benissimo. Ma allora che l’operazione sia nel breve termine completamente neutrale. La Sicilia la smette di inviare tasse a Roma e Roma la smette, esattamente per lo stesso importo, di inviare soldi o di svolgere funzioni per la Sicilia. Insomma gli abbiamo detto “facciamo da noi”. Con questi fondi gli equilibri nel breve periodo sono garantiti. Nel lungo periodo dipendono solo da noi, da chi manderemo a governare alla Regione. Però avere i cordoni della borsa e le entrate a casa nostra, anziché doverle piatire a Roma è una rivoluzione copernicana. Pensi ai tagli lineari della Gelmini alla scuola siciliana. Ha lasciato un cumulo di macerie. E quelle lo Stato ci passa. Domani, però, nessuno potrà tagliare una sola cattedra in Sicilia, perché saremo noi a decidere quanta e quale scuola pubblica vogliamo. Non mi sembra un risultato da poco. Secondo: qualunque conto facevamo allo Stato ci dicevano che i conti non erano quelli. Presentavamo i dati della Ragioneria generale dello Stato regionalizzati? Non erano buoni se non per “analisi e studio”. Presentavamo i conti pubblici territoriali? Neanche quelli andavano bene. A questo punto abbiamo invertito l’onere della prova. Abbiamo detto allo Stato: va bene, noi a questo punto ti facciamo l’elenco “qualitativo” delle entrate pubbliche che oggi lo Stato introita al posto della Regione e che ci dovrebbero spettare. I “numeri” metteteceli voi, che avete dati migliori dei nostri, e – a questo punto – decidete anche quali funzioni passarci in funzione di quei numeri. In questo modo lo Stato non ha interesse a sottovalutare gli importi delle entrate, perché poi le spese resterebbero a suo carico e a nostro vantaggio. Ci siamo però riservati, quale clausola di garanzia, di verificare la congruità di quanto lo Stato sostiene sia l’ammontare delle nuove entrate. Insomma, c’è l’opportunità che la Sicilia diventi veramente padrona del proprio destino, senza intaccare l’unità politica del Paese. Non mi sembra poco. Mi sembra poca l’attenzione dei Siciliani su questo tema.C’è qualcos’altro in questa proposta che la Regione ha fatto allo Stato?
Moltissimo altro. Non posso fare altro che invitarvi a leggerla. Ricordo a memoria i tratti più salienti.L’IMU, per la parte erariale, è nostra e, quando ci sarà dato di poterla manovrare, potremo anche abolirla. Tutte le imposte dirette e indirette maturate (non quelle riscosse) nell’Isola sono di spettanza della Regione. Anche per le accise e per le entrate da giochi e scommesse introitiamo tutto, facendoci carico delle corrispondenti funzioni statali. Addirittura chiediamo un ristorno per il danno ambientale derivato dalle industrie del petrolio. In cambio, però, la Regione si fa carico dei propri enti locali, di tutta la sanità, della scuola, dell’università e, se lo Stato acconsente, regionalizziamo pure l’Agenzia delle Entrate. Avremo il nostro Ministero delle Finanze, come un commonwealth con l’Italia. E se vogliono, tranne la difesa, possono trasferirci tutto ciò che corrisponde alle nuove entrate. Solo abbiamo stoppato la pretesa statale di farci carico delle pensioni di invalidità. Ma lo abbiamo fatto in maniera intelligente. Abbiamo detto: “Volete che ci prendiamo anche quelle? Va bene, ma allora regionalizziamo tutti gli istituti di previdenza e assistenza e devolviamo a questi tutto il patrimonio immobiliare e tutti i contributi previdenziali e assistenziali cumulati nel tempo”. No entrate, no spese. Per questo abbiamo sostanzialmente proposto di stralciare questa parte dagli accordi. I tempi non sono maturi per un “federalismo previdenziale”. Domani chissà. Poi, sulle spese in conto capitale, chiediamo solo il Fondo di Solidarietà Nazionale, ma questo sarà correttamente calcolato. Abbiamo resuscitato un cadavere. Diciamo che quasi quasi è troppo bello per essere vero”.Dobbiamo attenderci quindi una vera rivoluzione nei rapporti finanziari tra stato e Regione?Se lo Stato accetterà il nostro punto di vista, vedremo. Su una cosa mi sono permesso di impuntarmi in Commissione: la facoltà della Regione di “deliberare” i propri tributi, cioè di farsi da sola la propria fiscalità di vantaggio. E’ scritta nell’artl 36, perché dovremmo rinunciarvi? All’inizio ho trovato un atteggiamento realista che non lasciava spazio a questa rivendicazione. Ma alla fine anche qui abbiamo studiato un atteggiamento “vendibile” in Italia. Noi diciamo allo Stato: “Per ora noi ci limitiamo a introitare i tributi erariali in Sicilia, ma quando la Regione si sarà fatta carico di tutte le funzioni che prevede lo Statuto, allora potrà manovrare le aliquote, le deduzioni, le esenzioni, insomma potrà deliberare liberamente sui propri tributi”. Oggi affermiamo un principio. Domani, messi a posto i conti, quel principio potrà diventare realtà. Forse però nei tavoli tecnici dovremmo insistere un altro poco perché non resti solo un principio, almeno sulle accise petrolifere. E’ bene che i cittadini tocchino con mano da subito qualcosa di tangibile da questa trattativa. C’è l’Europa, lo sappiamo. Ma l’Europa ha consentito recentemente una fiscalità autonoma alle Azzorre e ad altre regioni semi-sovrane come la Sicilia. Perché questa regola non dovrebbe valere pure per noi? E poi con l’Europa tratteremo, ma perché castrarci subito anche sul piano interno? Insomma, sì, una vera rivoluzione silenziosa. Che avrà anche a breve altre puntate, come quelle sul federalismo demaniale. Intanto portiamo a casa l’attuazione degli articoli 36, 37 e 38, ma dichiariamo sin d’ora allo Stato che questo è solo l’inizio di una Sicilia che vuole responsabilizzarsi e camminare sulle proprie gambe. L’assistenzialismo, se passa quest’accordo, resterà solo sui libri di storia.E l’Assessore avrebbe sposato questa linea in pieno?
“La lettera della Regione allo Stato l’ha firmata lui. Ed è lui che ha detto che lo Stato ha manifestato aperture e disponibilità a chiudere tutto entro luglio prossimo. Rispetto alle bozze degli uffici e ai “miei” innesti “eversivi” (scherzo) ci sono state solo poche modifiche, tutte molto puntuali e giuridicamente ben fondate. In alcuni punti l’Assessore è stato più prudente di me, in altri addirittura più temerario”.
Dove per esempio?
Ma, io, nella mia ingenuità di studioso, avrei chiaramente indicato nella sola difesa ed esteri le funzioni non delegabili alla Regione, l’Assessore – forse giustamente – è stato più prudente sul punto; ovvero io avrei indicato anche il Canone Rai tra i tributi da regionalizzare, e questo oggi non sarebbe stato compreso. Però sui tributi erariali secondo comma dell’art. 36, che prudentemente consigliavo di chiedere al 50 %, l’Assessore sta chiedendo il 100 % e il “rischio” e che gli dicano pure di sì… Insomma c’è uno spirito positivo, e con i tempi bui che corrono in Italia e in Europa, non è poco.
Quindi dobbiamo sperare da Monti?
“Mah, Monti l’ho conosciuto all’Università; lui era Rettore e io semplice studente e avrei anche qualche aneddoto da raccontare. Ho detto pubblicamente che le politiche che lui (e i suoi) stanno portando avanti sono sostanzialmente errate. Lui stesso, di fronte alla crisi del modello Merkel, sta poco poco aggiustando il tiro. Ma la sua concezione dell’Europa, della società, dell’economia, resta molto distante da quella mia. Però questo che c’entra? In un momento di debolezza dell’Italia, chiunque governi, non possiamo portare a casa un risultato? In fondo è un credito che abbiamo dal 1946, per non dire dal 1860″.
E quindi tutto bene per il futuro, se lo Stato accetta questa posizione?
“Ah, non esageriamo! A parte il fatto che ci sono altre parti dello Statuto che attendono attuazione: la Polizia, la Moneta regionale, l’Alta Corte… Ma poi c’è un problema di fondo. Con questi accordi portiamo a casa una macchina. Con questa macchina possiamo andare in paradiso o all’inferno. Su questo passo ulteriore non voglio alcuna unanimità. Le politiche regionali (cioè di fatto quelle di un piccolo stato) da domani diventerebbero una cosa serissima. Solo una partecipazione diversa dei cittadini siciliani potrà fare la differenza. Sento però che una stagione nuova si stia aprendo per la Sicilia. E soprattutto sono convinto che una strategia pacifica e negoziale sia più efficace di rotture violente che oggi ci vedrebbero sicuramente perdenti. Abbiamo delle pagine bianche su cui scrivere la nuova storia della Sicilia. Ora dipende da noi”.Trattativa Stato-Regione, Costa for president
22/05/2012 Belmonte Mezzagno












