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L'Italia sta attraversando una crisi socio-economica che non ha precedenti, Mai come ora, i rapporti che la politica e più in generale le istituzioni, intrattengono con i cittadini hanno toccato un livello così basso, quasi ai limiti della conflittualità. Se è vero che la crisi, nella sua parte meramente economica
è mondiale, è anche vero che in Italia è aggravata da una situazione gravemente deficitaria di moralità soprattutto pubblica. Appelli come quello più volte reiterato di Giorgio Napolitano: “Le forze più rappresentative della politica devono dimostrare in questa fase di saper varare riforme istituzionali condivise, già per troppo tempo eluse e devono tendere a garantire nel futuro comportamenti trasparenti sul piano della moralità, nonché più alti livelli di qualità nelle rappresentanze istituzionali e di governo.” Unite a dichiarazioni di autorevoli componenti della Chiesa, che da tempo evitava di prendere posizioni in proposito, (e anche da ciò è verosimile presumere che l'epopea berlusconiana è giunta al capolinea) come quella recentissima e inequivocabile del cardinale Angelo Bagnasco: "C'è da purificare l'aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”. Hanno più il sapore di un allarme sociale contro un sistema malavitoso che un richiamo a dei soggetti istituzionali.
Qualche sporadica dissociazione da questo sistema, appare più un sussulto di dignità da parte di singoli, indignati dalla criminalità dell'agire politico, (non credo di esagerare visti i sacrifici che ci stanno chiedendo) piuttosto che i segnale di un inversione di rotta. Nonostante la corruzione ci accomuni ad altri paesi di consolidata democrazia, in Italia ha raggiunto proporzioni non più comparabili non solo con questi paesi, ma addirittura con paesi che democratici non sono. La ragione è da ricercare in almeno due motivi; primo la costituzione da parte del sistema politico-imprenditoriale di un vero e proprio"cartello di potere politico". Secondo , la forse più determinante, (soprattutto del passato) "complicità politico-popolare." Nel concreto ciò significa che, mentre negli altri paesi in presenza di fatti penalmente o anche solo moralmente sanzionabili, il sistema reagisce espellendo i responsabili di tali comportamenti (ma di solito non ce ne neanche bisogno, in quanto il soggetto si dimette di sua volontà) in Italia non soltanto il "colpevole" non si dimette ma addirittura si attiva una protezione da parte degli altri soggetti politici con loro in affari, al fine di assicurare l'impunità al collega, verosimilmente perchè questi potrebbe parlando svelare altarini di altri, visto che nessuno sembra essere esente da scheletri nell'armadio.
Così Giulietto Chiesa sul Fatto Quotidiano: Questa faccenda della Lega Nord mi fa venire in mente due o tre cose (tra le tante). La prima è che la dentro, nel Palazzo, il più sano ha la rogna. Voglio dire che l'intreccio delle complicità e dei ricatti reciproci fa si che ci sia un dossier per ognuno. E che, all'occorrenza (se qualcuno rompe l'omertà) questo fascicolo vedrà la luce. La seconda cosa che mi viene in mente, appunto, è la straordinaria ipocrisia del sistema politico e informativo italiano. Che adesso, dopo avere espulso Bossi, gli tributa gli onori del grande leader rinnovatore. Perchè lo fanno? Perchè erano suoi complici nel degrado. Lo salutano rendendogli gli onori, come in un simbolico ammainabandiera. Pensano al loro tramonto, incerti se sarà nel silenzio o se dovranno scappare inseguiti dai forconi.
Ecco perciò spiegato il motivo per cui i soggetti politici oggetto di indagine, sono ormai così sicuri di potere contare sulla protezione del resto dei colleghi, oltre che in quella di leggi che negli ultimi anni hanno reso sempre più difficili gli interventi da parte della magistratura; vedi la depenalizzazione del falso in bilancio, i tempi di prescrizione dei processi, ed altre leggi "ad personem" più che ad personam, che ormai ostentano un'intollerabile disprezzo nei riguardi della legge e della morale. Ne deriva che in presenza di questo humus favorevole, la corruzione è diventata da noi un vero e proprio sistema di governo; che coinvolge un'intera classe politica, amministrativa, imprenditoriale, in una parola un'intera classe dirigente.
Classe dirigente che al fine di tutelare se stessa da una poco gloriosa fine, è disposta ormai a percorrere tutte le strade percorribili, anche le più improbabili; Nessuno avrebbe potuto fino a qualche settimana fà immaginare di vedere uniti Bersani, Casini e Alfano; ma quando ci sono di mezzo gli interessi derivanti dalla gestione del potere, anche i connubi contro natura diventano leciti. Se pensiamo che in una situazione socioeconomica che definire critica è un eufemismo, la loro unica preoccupazione è la disaffezione degli italiani alla politica, ci rendiamo conto di come questa gente non ha capito nulla, e di come continuare a lasciare nelle loro mani la gestione del sistema Italia significherà la vanificazione di tutti i sacrifici che siamo stati chiamati a fare, e l'inevitabile ammesso che evitabile lo sia ancora (personalmente non ci credo più) fallimento della nostra economia.
Che c'èra qualcosa che non funzionava e che non funziona nel modo di intendere la politica, da parte della nostra classe dirigente, avremmo dovuto capirlo dalla messa in campo del governo tecnico, sostenuto nei fatti da tutti gli schieramenti.
La motivazione per cui si è deciso di affidare a Mario Monti, il risanamento dei nostri conti, con il troppo secondo me ottimistico nome di decreto "salvaitalia" che peraltro non ho capito come farà a salvare l'Italia senza salvare gli Italiani, é giustificata con l'impopolarità delle norme fiscali che si sarebbero dovute mettere in atto.
In un paese normale, il partito o i partiti che in quel momento si fossero trovati a governare, se ne sarebbero assunti la responsabilità, magari con la messa in campo di un governo di emergenza composto da maggioranza e opposizione. Sostenuti anche dalla convinzione più volte manifestata dai leader di questi partiti, che gli italiani avrebbero secondo loro, capito e accettato le misure prese, con gli annessi sacrifici loro richiesti.
In Italia questo non è stato possibile, perchè il rischio di poter perdere il consenso nelle prossime consultazioni elettorali, non è stato ritenuto sostenibile, ad ulteriore riprova se ormai ce nè fosse più bisogno, di come gli interessi di mantenimento del potere con tutti i suoi positivi personali risvolti economici per chi lo detiene, vengano prima degli interessi collettivi.
Altra anomalia difficile da digerire, è il fatto che il governo Monti ha avuto dalla politica mano libera per agire su tutte le classi sociali, ma non ha la stessa mano libera per agire sulla politica, sulle banche, insomma sui poteri che lo sostengono; è questa è evidentemente una ulteriore presa in giro per gli Italiani che si ritrovano oltretutto a dovere sorbirsi, in un teatrino senza fine, le finte ipocrite difese da parte della classe politica che li sta ancora una volta fregando. Il risultato è che si sono svuotati per decreto le tasche degli Italiani, senza essere riusciti a togliere un euro dalle tasche della politica, per non parlare delle banche alle quali addirittura ne sono stati dati. Ma è sul fronte del rapporto classe politica/cittadini, che in Italia si è venuta a determinare una vera e propria connivenza; infatti l'altro capolavoro che la politica degli affari è riuscita a fare fin dagli anni 80, è stato quello di convincere gli italiani che se fossero stati furbi, avrebbero potuto partecipare anche loro al "banchetto", chiaramente con una quota appropriata al grado di "furbizia"; grado di furbizia determinabile in termini di: "conoscenze" "amicizie" "connivenze" ecc. i premi erano costituiti da "posti di lavoro" "false invalidità" "finanziamenti indiscriminati di progetti spesso inutili e destinati in partenza al fallimento ecc." Soltanto che mentre noi "rubavamo le briciole dei nostri soldi," loro stavano rubando "tutti i nostri soldi", anche quelli che avremmo ancora dovuto guadagnare, facendo crescere così a dismisura il debito pubblico. Il conto ci viene presentato come è sotto gli occhi di tutti ai giorni nostri, soprattutto alle giovani generazioni. Se la politica ha potuto continuare questa escalation di immoralità e di ruberie così a lungo, è stato proprio perchè ha trovato la nostra incosciente interessata complicità. Infatti una cosa in cui hanno sbagliato le opposizioni, imbufalite dall'essersi viste sottrarre di sotto il naso ad opera di Berlusconi l'ambito giocattolo del potere politico finalmente a portata di mano non per merito loro, ma ad opera di "mani pulite", è stato proprio il fatto di non avere capito che cercare di combattere il berlusconismo attraverso una campagna di moralità piuttosto che attraverso dei concreti progetti politico/programmatici, non aveva senso, in quanto il nostro paese non è l'America, e da noi alcuni comportamenti non proprio etici, complice lo sdoganamento mediatico di un certo tipo di morale, che già da tempo le televisioni soprattutto del cavaliere stavano portando avanti, più che suscitare scandalo suscitavano e forse ancora suscitano invidia o peggio emulazione. Di fatto il cittadino italiano al posto di Berlusconi, vorrebbe esserci, senza alcuna vergogna; e ad onor del vero se vogliamo essere onesti fino in fondo, anche in chi lo avversava a spada tratta non era azzardato cogliere una qualche malcelata sfumatura di invidia. Inoltre alla luce di quanto emerso soprattutto nella parte vorremmo augurarci conclusiva di questa lunga oscura fase della vita della nostra repubblica, (ma purtroppo questo forse oggi non dipende più da noi o almeno non soltanto da noi) neanche le opposizioni avevano particolari motivi di ergersi a paladini di una moralità, che con le dovute percentuali se non di correttezza almeno di accortezza nel non lasciarsi scoprire da chi indagava, possedevano. Come ebbe a dire in intervista un magistrato di cui non ricordo il nome. "In Italia, non ci sono innocenti, ma solo colpevoli in attesa di essere scoperti. Un diversivo tra gli altri, che la politica crea in questi casi, al fine di distogliere l'attenzione dagli sprechi e dai privilegi che imperterrita continua a mantenere, è quello della lotta all'evasione fiscale, non che questa non ci sia, ma oggi è più una difesa che il cittadino usa per tutelarsi dalla vera e propria rapina che lo stato perpetra giornalmente nei suoi confronti, che un evadere le tasse; del resto con una pressione fiscale come quella italiana, che in europa ma anche nel mondo non ha eguali, correttezza vorrebbe che si cominciasse partendo dal risparmio e dai tagli agli sprechi istituzionali anzichè dall'applicazione di nuove imposizioni. Le motivazioni che la politica adduce al continuo rinvio dei tagli da tempo richiesti da diverse parti, sta nel fatto che ciò richiede un pò di tempo, tempo che però non è loro occorso per reintrodurre i rimborsi elettorali ai partiti che con un decreto legislativo attuato nell'arco di una notte, sconfessarono il referendum del 93 con cui gli italiani si erano espressi in favore dell'abolizione del finanziamento pubblico agli stessi. Un altro modo a dir poco subdolo di distogliere l'attenzione dei cittadini dai veri problemi, sta nel cercare di mettere gli uni contro gli altri le vittime, giocando sul rapporto di correttezza fiscale tra liberi professionisti e pubblico impiego. L'idea che l'evasore possa essere solo il libero professionista, che con la sua cattiva condotta fiscale danneggia tutto il sistema sembra essere il messaggio che la politica e i sindacati con il loro fingere di difendere soltanto il lavoro dipendente vogliono far passare, tralasciando di evidenziare il fatto che molti di coloro che operano nel pubblico impiego fanno, anche per necessità, un secondo lavoro, espletandolo spesso addirittura in ufficio durante le normali ore di servizio regolarmente ma anche insufficientemente retribuite, oltretutto con gravi disagi per i cittadini che vedono trascurate le proprie esigenze; per non contare coloro che timbrano il cartellino e vanno a sbrigarsi gli affari loro, o coloro che dirottano i clienti dagli ospedali verso i propri ambulatori privati senza alla fine rilasciare neanche la regolare obbligatoria ricevuta. Se volessimo stare ad elencare i vari ambiti in cui è possibile rilevare estremi di frode ai danni della collettività, potremmo scrivere un intero libro, al termine del quale rischieremmo solo di dover prendere atto che la situazione è così complessamente degradata, da non poter essere più rimessa entro accettabili limiti di legalità. La grande sfida che l'Italia e gli italiani si troveranno perciò a dovere affrontare e categoricamente dover vincere, per cercare di uscire da questa crisi morale prima ancora che economica, sarà proprio quella della ricostruzione della moralità pubblica e come abbiamo visto anche individuale. Il volano che potrà avviare questa inversione di rotta, in direzione della virtuosità, sarà quello economico, o meglio quello derivante dal disastro economico in cui la classe media si sta inesorabilmente venendo a trovare. Disastro che il governo tecnico/politico attuale, non sembra vedere, quasi in una sorta di scollegamento con la realtà che il paese sta vivendo. Scollegamento che ad onor del vero non deve meravigliarci se teniamo conto che spesso questi soggetti guadagnano in una settimana ciò che un operaio medio guadagna nell'arco di un intero anno di lavoro. Purtroppo un elemento che non fa ben sperare, in una civile e progressiva soluzione della crisi che stiamo vivendo, è al momento la mancanza di reazioni significative da parte dei cittadini; quasi una sorta di pericolosa rassegnazione, che sia il governo tecnico, che la politica per bocca dei vari leader di partito, miopemente scambiano per "maturità civica degli Italiani" ad ulteriore prova di quanto il loro status li estranei ormai dalla vita di tutto il resto del paese. E ciò è molto pericoloso, poichè non consente a chi sta tirando la corda di avere la misura di quanto i margini di resistenza siano ormai abbondantemente raggiunti, rischiando di arrivare a risultati che potranno diventare catastrofici. In altri tempi per motivi molto meno gravi di quelli che stiamo oggi vivendo, i cittadini sotto la guida dei sindacati, che ancora non si erano inebriati essi stessi del potere, scendevano in piazza, a rivendicare con forza quanto da loro legittimamente richiesto. Oggi assistiamo senza alcuna apparente immediata reazione al varo di finanziare che è eufemistico definire inique, che salvaguardano le banche e danneggiano i pensionati, che editano leggi basate soltanto su astratti teoremi reddituali, come il caso dell'IMU, la nuova tassa sugli immobili che viene a sostituire l'ICI, la quale tassa si dovrà pagare sul reddito catastale (però notevolmente aumentato) dell'immobile e non sul reddito effettivo da esso derivante (affitto) o dal possessore conseguito, da altra attività commerciale da impiego o altro; il risultato sarà che soprattutto al sud dove ci sono persone che hanno duo o più immobili, in molti casi frutto del lascito dei genitori e che però hanno un reddito da pensione o da lavoro dipendente, non riusciranno a pagare questa tassa; soprattutto se teniamo conto del recente taglio delle pensioni e degli stipendi, e dei recenti aumenti dei costi dei servizi, del gas, dell'energia ecc. Dunque una situazione davvero complessa, i cui risvolti sociali non sono per niente scontati, soprattutto se la politica continuerà ad astenersi dal prendere atto che pur nella gravità della situazione, il conto non lo potranno pagare come sempre solo ed esclusivamente le fasce più deboli e meno protette, anche perchè di soldi adesso non ne hanno proprio più. A tal proposito sarebbe forse opportuno cominciare a stilare una statistica dei casi di suicidio che sempre più spesso, cominciano a popolare le pagine dei quotidiani italiani, il cui movente comune è direttamente o indirettamente riconducibile alla crisi in atto.
"Quest'anno - dice Di Pietro sul suo blog - viviamo uno dei momenti più difficili nella storia della nostra Repubblica: la crisi ha precipitato nella miseria e nella paura milioni di persone e la corruzione non è mai stata così diffusa. La classe politica - denuncia - continua a mettere le mani nella marmellata" e i "mariuoli, come Lusi e i leghisti, utilizzano i soldi dei cittadini per i loro porci comodi". Ciò che ha ottenuto la stagione giudiziaria denominata "Mani pulite", altro non è stato che la sostituzione di politici che rubavano per il partito, con malfattori che rubano per sè. Ricordo che la riflessione che ebbi a fare in quel periodo, anche parlando con qualche amico, èra stata che avrei preferito condannare gli stessi politici di allora a rimettere a posto la situazione che si era venuta a creare; e questo perche ero e rimango convinto che comunque i politici di allora, al di là degli errori commessi, erano comunque di una caratura tale che difficilmente sarebbero stati potuti rimpiazzare, specialmente dall'oggi al domani. Se proprio questi signori che stanno oggi al potere, volessero in un sussulto di dignità fare un favore alla nazione, potrebbero farlo in un modo soltanto; togliendosi di torno, poichè la strada che dovremo percorrere da ora in poi, è così in salita che non sarà più possibile percorrerla trascinandoci dietro anche la loro ormai dannosa, inutile zavorra.
Dal canto loro i cittadini, dovranno da ora in poi assumersi con propositiva convinzione le difficoltà che sono chiamati ad affrontare; dovranno rendersi conto che questa che stiamo vivendo non è una crisi come tante altre, questa è una crisi che o la si supera insieme, tutti, o ci travolgerà, tutti. Dovranno cercare di ricostruire con nuovi criteri una nuova classe dirigente, che abbia a cuore gli interessi della collettività, e che metta in agenda come obiettivo primario il bene comune, rinunciando in partenza a qualsiasi tipo di privilegio, che possa condurla in un tempo più o meno breve alle aberrazioni che hanno caratterizzato quella precedente; dovrà delegare, ma al contempo vigilare; dovrà sostanzialmente educare la politica ad essere "buona politica" e per far ciò, sarà determinante la richiesta di buona politica, in assenza della quale, l'offerta che di per sè è sempre inadeguata, non sia destinata a diventarlo ancor di più.
Se l'esperienza ci insegna qualcosa, ci insegna questo: che un buon politico, in democrazia, è tanto impensabile quanto un ladro onesto.
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Muoviamoci soltanto sulle nostre convinzioni |
E' estremamente difficile essere onesti praticamente, se non lo si è prima intellettualmente. Cosa vuol dire essere onesti intellettualmente, e perchè ciò è così importante; Essere onesti intellettualmente significa avere la capacità di anteporre, a ciò che ci fa comodo pensare, per motivi di orgoglio, di opportunità, o più
spesso di interesse, una risposta alla nostra coscienza; è importante, perchè al contrario dell'onestà, che viene intesa soltanto come un rimanere nella legalità, l'onestà intellettuale ha la capacità di indignarsi rispetto non soltanto alla disonestà, ma anche rispetto all'ingiustizia anche se perpetrata nei limiti della legalità. Nel relativismo che caratterizza oggi la nostra società, essere onesti intellettualmente può essere inteso come un modo diverso di vedere le cose, quindi l'onestà vista soltanto come un'opinione diversa da un'altra, però non per questo meno legittima. E' chiaro che c'è in questa visione una se così possiamo definirla, negazione dell'etica classica condivisa. Avendone comprese le caratteristiche, l'onestà intellettuale dovrebbe essere ciò che i cittadini dovrebbero assolutamente pretendere dai leader politici, dalle dirigenze pastorali, e più in generale da chi ha nella società incarichi di rilevanza pubblica.
Naturalmente il soggetto "cittadino" per potere pretendere questa virtù (l'onestà intellettuale), (non foss'altro che per scegliersi i suoi rappresentanti,) ne dovrebbe essere esso stesso dotato. Ho voluto fare questa breve premessa, per entrare nel merito di quello che vuole essere il tema che voglio proporre, che è quello attualissimo delle elezioni amministrative a Belmonte Mezzagno. Premetto che chi scrive, non ha mai voluto per sua libera scelta impegnarsi in modo nè diretto nè indiretto, tranne che, per il legittimo esercizio del proprio voto, nella politica. E dire che, dentro la sezione della vecchia DC ai tempi del dott. Totò Romano, insieme a tanti altri amici alcuni dei quali nella politica ci sono rimasti, praticamente ci passavo le giornate. Ma sin da allora avevo capito che la politica non avrebbe potuto essere mai qualcosa in cui avrei potuto riconoscermi, e men che meno qualcosa che avrebbe potuto attivamente coinvolgermi. E questo perchè, l'idea di "opportunità," che di per sè non può essere considerata necessariamente negativa, insieme all'idea di "mediazione" che dicono essere l'essenza stessa della "necessità" politica, non riuscivano a mio modo di vedere a soddisfare le esigenze della coscienza; e siccome la politica non me l'aveva prescritta il medico, anche se Totò Romano medico lo era davvero, ho sempre preferito pur capendone, la necessità e le esigenze, starne fuori; (oggi vista la situazione di Belmonte, ma anche quella del resto del paese, mi rendo conto che per molti versi, questa scelta non mi rende meno responsabile di chi dentro c'è voluto rimanere, almeno ai miei stessi occhi). Come ho avuto modo di esporre nella riflessione precedente, dal titolo "Dalla politica ai cittadini passando per ilvangelo", la politica oggi non gode nè di lusinghiera stima, nè di amata popolarità presso i cittadini, e questo non perchè è scaduta la politica, ma piuttosto perchè sono venuti a mancare gli uomini, (non in senso anagrafico,) e quindi gli uomini politici. Sempre in quell'articolo metto in rilievo comunque, come della politica non si possa fare a meno, e come a Belmonte sembra esserci una nuova comprensione delle problematiche sociali soprattutto locali, specialmente da parte dei giovani. Ed è proprio sulla massiccia inusuale presenza dei giovani in queste imminenti elezioni, che vorrei porre l'accento. Basta guardare la composizione delle liste presentate dai tre candidati a sindaco, per rendersi conto che a occhio e croce l'età media dei candidati consiglieri, non dovrebbe andare al di là dei 25 anni: un'altro positivo aspetto che mi fa piacere sottolineare, è la significativa presenza del gentil sesso, che compone per oltre un terzo la totalità dei candidati, su 94 nomi presentati 33 appartengono a donne.
Fin quì dunque ci sono tutte le componenti, per guardare con ottimismo e fiducia a questa nuova stagione politica che Belmonte si avvia ad imboccare. Naturalmente nessuno di noi, neanche il più sprovveduto, (e io su questo campo non ho difficoltà ad ammettere di esserlo) può pensare che nella composizione delle liste, pur nella positività prima rilevata, non vi sia la solita classica "architettura politica" della caccia ai voti; e cioè la ricerca e quindi la presentazione di elementi che consentano alle liste di pescare voti in famiglie, dove altrimenti il consenso sarebbe per loro precluso; infatti la quasi totalità delle famiglie si troverà a dovere dividere i voti al fine di lasciare contenti più candidati. Di questo tipo di logiche chiaramente avremmo preferito fare a meno, ma come abbiamo detto precedentemente l'opportunità è una componente irrinunciabile della politica, e forse, anzi sicuramente, non la più negativa. Quindi almeno nella composizione delle liste elettorali, vista la massiccia presenza di soggetti nuovi, mai precedentemente impegnati in politica, ci pare di ravvisare un inequivocabile segno di cambiamento di rotta, in direzione di una politica giovane e per i giovani. Resterà da capire quale autonomia questi giovani potranno avere in seno agli schieramenti, anche relativamente alla loro scarsa esperienza politica. Ed è proprio su questo ultimo punto, che si potrebbe completare il processo di inversione di rotta al momento soltanto intravisto; sulla capacità di questi ragazzi di andare al di là della logica, che li ha coinvolti in questa "avventura." Sulla capacità di percepire che quest'opportunità pur partendo probabilmente dalle vecchie mirate logiche elettorali della ricerca dei voti, può trasformarsi in un'insperata occasione di radicale cambiamento del panorama politico locale. Partendo da queste considerazione, vorrei rivolgere due appelli, uno alla "vecchia" non per forza anagraficamente, generazione di politici che hanno nel corso di tutti questi anni amministrato Belmonte, e uno a questi ragazzi che per la prima volta si accingono a farne parte. Ai primi, che io ritengo dotati di una sufficiente intelligenza politica, voglio dire; per una volta, impegnatevi a tradurre questa vostra esperienza, e questa vostra intelligenza politica in intelligenza orientata alla comprensione del sociale, cercate di comprendere che il "gioco" è finito, che non ci sono più margini per fare politiche che possano permettersi di non dare delle risposte alle persone, perchè ormai il rischio sarebbe troppo alto. Abbiate la lungimiranza di mettervi al servizio di questi ragazzi e di questa comunità, abbandonate le vecchie insostenibili logiche che fino ad ora hanno mosso il vecchio modo di fare politica; ascoltate ciò che la gente chiede e cercate di capire ciò di cui ha bisogno. Perchè non vi è più permesso trascurare ciò che le persone pensano del vostro modo di intendere e fare la politica, vi è solo concesso di farle ricredere. A questi giovani, che alcuni coraggiosamente, altri incoscientemente, la maggior parte tutte e due le cose insieme, hanno ritenuto opportuno mettersi in gioco, l'appello è questo: In assenza di risposte alle vostre aspettative, da parte di chi vi ha candidati, e dovrà esservi da guida, in assenza di un cambio di rotta nell'interpretazione del modo di amministrare la nostra comunità con lungimiranza; non abbiate esitazioni, "deludete le aspettative di chi pensa che la politica sia il proprio lavoro" si proprio così, abbiate il coraggio di deludere i mestieranti della politica; cercate di attingere alla loro esperienza, ma abbiate il coraggio di fare scelte che siano esclusivamente frutto delle vostre convinzioni, fate in modo di imporre scelte, che altro non siano se non delle risposte all'esigenza di trasparenza, di correttezza, e di giustizia che voi stessi avete preteso, e che il più delle volte non sono arrivate. In una parola, rimanete cittadini, prestati alla politica, ma che vogliono stare dalla parte dei cittadini; i concetti di bene comune, di giustizia, di onestà, di trasparenza, non appartengono ad un particolare colore politico, appartengono invece a persone particolari, e sicuramente tra voi c'è ne sono tante, e in tutti gli schieramenti. "Ricordate che la verità e la giustizia non sono concetti di destra o di sinistra, ma sono valori universali, i soli che potranno arginare la deriva, alla quale la società sembra essere irreversibilmente orientata. L'adesione concreta a questi valori costituisce di per sè un motivo di unione, se non di orientamenti almeno di intenti, che lascia al margine tutto quanto è invece costituito per la ricerca di potere e arricchimento personale, anche se mascherato da impegno sociale e perseguimento di bene comune." ( da:Lettera aperta a tutti i ragazzi impegnati nel sociale 7/11/11 G. Profeta) Danno sicuramente da pensare persone che si combattono tra loro per intere legislature, determinando anche notevoli danni per gli interessi comuni, cercando oltretutto di convincerci che tutto questo sia fatto nell'interesse dei cittadini. Se l'interesse è quello del bene comune, se in esso non ci sono fini personali, vedrete che le soluzioni verranno, i problemi saranno condivisi e si risolveranno. A voi dunque il compito di educare alla politica per i cittadini, chi pensa che la politica sia per la politica o peggio per i politici, a voi il compito di riabilitare cominciando dal piccolo della nostra comunità, quella che Aristotele definisce la nobile arte di amministrare la "polis", cioè la Politica, quella con la P maiuscola. Quale può essere la linea guida, la strada maestra, la bussola da seguire, perchè ciò possa concretizzarsi; cosa può, pur nella inesperienza che caratterizzerà inevitabilmente il vostro esordio in politica far si che possiate essere sempre sicuri di rimanere dalla parte giusta, dalla parte di questo famigerato, per molti politici irraggiungibile bene comune? Cosa può darvi la certezza, laddove ciò voglia essere il vostro obiettivo e io ho fiducia che voglia esserlo, che una scelta sia orientata al bene della comunità piuttosto che ad un particolare singolo tornaconto? La risposta è, la vostra onestà, e più in particolare la vostra capacità di essere "onesti intellettualmente," che è diverso dall'essere, lo dico per alcuni, "onestamente intellettuali". La forza morale non indifferente di riconoscere le ragioni al di la dei vostri interessi, al di la dei vostri tornaconti, anche solo elettorali; l'onestà intellettuale, a differenza della semplice onestà, si trova a ad interloquire direttamente con la nostra coscienza, alla quale deve rendere conto anche di scelte che possono risultare formalmente corretta ma sostanzialmente ingiuste, e badate che questo nella società ricorre più spesso di quanto possiate immaginare. L'onestà intellettuale viene a rappresentare perciò, il desiderio di aderire incondizionatamente all'evangelica regola d'oro, che a rischio di essere ripetitivo, (la riflessione precedente si concludeva con questa citazione) ripropongo: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. (Gesù di Nazareth)
Non deludeteci anche voi, non ci è dato sapere, se quanto di buono andrete a fare sia a Belmonte , che nel resto del paese, potrà più bastare a salvare dal baratro la società in cui dovrete vivere; ma ciò non di meno l'imperativo è unico è categorico PROVATECI.!!!
Voglio concludere questo mio appello con un augurio per tutti i giovani impegnati nella consultazione elettorale; Vi auguro che, al di la dei risultati conseguiti, sia per voi una bella esperienza, Vi auguro che possa lasciare in voi il desiderio di impegno nel sociale, indipendentemente dell'essere stati o no eletti;
Vi auguro di trovare in voi le motivazioni e le capacità di cambiare in meglio questa comunità, e più in generale questa società.
E chiedo a tutti voi scusa a nome della mia generazione, perchè di questa società che vi stiamo facendo trovare non avremo sicuramente motivo di andare orgogliosi.
Gianni Profeta
Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero. (Proverbio Arabo)
articolo del 15/04
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di Gianni Profeta
Parlare oggi di politica, non è certamente una cosa propriamente popolare; e questo perchè la nobile Aristotelica arte di amministrare la "polis" per il conseguimento del bene comune, è diventata l'arte della menzogna e del malaffare. E non si tratta ne di volere essere disfattisti, ne di volere come si suol dire fare di tutta l'erba un fascio; ma semplicemente di prendere atto di una realtà che è ormai sotto gli occhi di tutti, e che forse per la prima volta i politici stessi al di la delle dichiarazioni di facciata, reputano non più occultabile. Basta sentire gli appelli del capo dello stato e in parte anche della chiesa ad un ricambio generazionale della classe politica attuale, al fine di interrompere questa escalation negativa soprattutto nei giovani ma più in generale in tutti i cittadini nei confronti della stessa, con evidenti gravi rischi per la democrazia del nostro paese. Che il clima non è dei più favorevoli verso chi ha governato o fatto finta di aver governato il nostro paese, (opposizioni comprese) lo dimostra il fatto che da un pò di tempo, e precisamente da che hanno messo al governo il presidente Mario Monti con tutta la sua nuova squadra di ministri, (che si stanno incaricando di completare la distruzione socio economica del sistema Italia,) la maggior parte dei politici diciamo di ruolo, sembra essere scomparsa improvvisamente dalla scena pubblica o forse sarebbe meglio dire mondana. I vari salotti televisivi e perfino i talk show domenicali si sono trovati a dover fare a meno della loro sempre più impopolare presenza. Alla base di questo degrado della politica, di questo suo ormai irreversibile (rimanendo le cose come sono) declino, c'è un motivo se così possiamo dire ontologico, e precisamente la mancanza da parte dei soggetti attori, di idee e di progetti, che abbiano un minimo di spessore politico. Ciò che aveva caratterizzato la politica degli anni sessanta e settanta, è stata la visione di ideali forti, di idee portate avanti con la passione, di volere concretizzare ciò in cui si credeva, ognuno per la propria storia e per il proprio modo di interpretare il modello di società in cui volere e potere vivere; proprio ciò che manca ai giovani di adesso, e non per loro miopia politica o sociale, ma perchè l'eredità che essi hanno non raccolto (In Italia purtroppo il politico cessa di fare il politico quando il buon Dio lo chiama a se, di solito molto tardi) ma appreso da chi ancora li precede, non è la stessa di quella che avevano raccolto i ragazzi degli anni sessanta e settanta che era quella dell'Azione Cattolica, delle ACLI, della vecchia DC, ma è quella di tangentopoli di mani pulite delle connivenze tra mafia e politica, di un parlamento in cui chi conta veramente qualcosa ha seri problemi con la giustizia. Se i giovani non credono più negli ideali, un tempo fondamento della politica, forse è proprio perchè questi ideali la politica non li rappresenta più. Oggi, l'arco costituzionale più che da partiti con ideali diversi, sembra costituito da bande rivali, che un'idea e uno scopo in comune ce l' hanno, il mantenimento del potere o in alternativa la salvaguardia della poltrona, e tutto al fine di fare gli interessi loro e dei loro amici. Non ritengo opportuno farne una questione di schieramenti, per almeno due motivi, primo perchè i concetti di "destra" "sinistra" e "centro" vista la mancanza totale di idee e di progetti, non ha più alcun senso e secondo perchè penso che ormai è il sistema politico nel suo insieme che è corrotto; al più se ne potrebbe fare una questione di percentuali ma nessuno ci dice che chi non è al momento indagato non lo sarà domani, basta seguire le recentissime vicende delle tangenti lombarde che vedono coinvolte Lega, PD e Margherita. Si lamente da parte di alcuni una eccessiva attenzione della magistratura nei confronti della politica, ma ciò in un paese normale con dei politici normali dovrebbe rappresentare una garanzia per i cittadini, non una minaccia per i politici. Del resto il metro per misurare in maniera netta la condizione di degrado politico sociale in cui gli italiani, complici essi stessi, vivono, è la considerazione di cui l'Italia gode presso gli altri stati della comunità internazionale, che non è molto diversa da quella di paesi quali la Grecia. Per poterlo sperimentare basta fare qualche viaggio all'estero e sentire cosa i cittadini "normali" pensano dell'Italia e degli italiani. Naturalmente i giornali di casa nostra, queste cose insieme a tante altre, si guardano bene dall'evidenziarle, e infatti il nostro paese si piazza al quarantesimo posto, superato da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia, per qualità e completezza di informazione e più in generale per la libertà di stampa. Ciò detto, resta da considerare che della politica non si può comunque fare a meno, si può e si deve pretendere una buona politica, si dovranno porre alla politica domande nuove formulate da un concetto nuovo di essere cittadini, ma non si potrà prescindere da essa, anche quando, mai come in questo momento, verrebbe da starne lontani, con la tentazione primaria di non esprimere neanche la preferenza alle consultazioni elettorali.
Quindi la politica è una cosa che sta dentro la vita di ognuno di noi, senza la politica non ci può essere lo stato, senza lo stato non ci possono essere le città. Avere delle città imperfette perchè politicamente mal amministrate, è comunque meglio di non averne affatto; avere uno stato mal governato da una politica o meglio da degli uomini inadeguati è meglio di non avere uno stato, perché è lo stato che rende possibile la vita associata. Ciò che rende possibile l'esistenza e la funzione anche imperfetta di tutte queste realtà si chiama politica. Ed il compito di essa è quello di cercare di governarle, nell'interesse di tutti. La politica è perciò indispensabile alla vita dei cittadini, essa costituisce l'anima stessa della comune convivenza. Visto che comunque anche se imperfetta siamo costretti a tenercela dovremmo almeno cercare di renderla più funzionale e utile all'uomo di quanto non sia dannosa, allora la domanda è: è la politica che è marcia e che reca in sè il germe della corruzione, o non sono piuttosto gli uomini che per asservirla ai loro più o meno meschini tornaconti la rendono tale? E ancora ci può essere un modo alternativo di fare politica che possa consentire alla politica stessa di ritornare ad essere la nobile arte dell'amministrare il bene comune?
Senza volere ricadere in storici e dannosi sbagli di passate ideologie, con la loro pretesa di voler praticare le leggi di Dio lasciando fuori Dio, non mi sembra improponibile richiamare alcuni principi evangelici a prescindere dall'aspetto teologico.
Lo so che la politica in Italia è e deve rimanere laica, e infatti nessuno si sogna di suggerire al sindaco di celebrare messa al posto di presiedere il consiglio comunale; ma i principi che concorrono al bene comune, quello vero, sono di per sè laici visto che garantiscono l'interesse di tutti, e non può essere la provenienza a costituirne la discriminante, senza contare che chi fa politica non manca di richiamarsi ad essi, almeno a parole. Pertanto principi evangelici, come "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" possono diventare la regola d'oro non soltanto in ambito teologico (del resto neanche nelle intenzioni di Gesù i suoi insegnamenti volevano essere teologici) ma nella pratica. Una regola che nella sua semplicità rischia di apparire persino banale, ma che se attuata costituisce il principio universalmente condiviso dell'idea di giustizia. A sostegno del principio di universalità di questa regola, basti soltanto pensare che in quasi tutte le più importanti religioni del mondo essa ricorre con parole più o meno simili.
Quindi amministrare la cosiddetta "cosa pubblica", piuttosto che "promulgare leggi", o "determinare un proprio compenso" (per chi il compenso se lo deve determinare da sè) diventa se sottoposto al principio di questa regola qualcosa che non può prescindere dalla "giustizia da rendere agli altri."
Alla luce di questa regola, la cosa pubblica cessa di essere la cosa di nessuno, e se nè comincia ad avere cura come se fosse una cosa propria anzi di più in quanto bisognerà curare anche l'interesse non nostro ma a noi affidato.
Il promulgamento di leggi, non potrà prescindere dall'interesse della collettività, pertanto non si potranno porre in essere leggi che consentono ad alcuni l'impunità ad altri l'arricchimento, e ai più l'onere di sopportarne le ingiustizie e i costi.
La determinazione dei compensi di chi ha incarichi di governo o comunque dirigenziali tali da mettere esso stesso nella condizione di autodeterminarseli, dovrà essere correlata ad una valutazione oggettiva, di quelle che sono le prestazioni rese e del contesto economico in cui il resto della nazione vive.
Ovviamente ci rendiamo conto che passare dalla pratica del malaffare all'esercizio delle regole evangeliche non è di facile attuazione ne di breve periodo, e comunque non è cosa che si può avere la pretesa di chiedere a chi il "potere" lo detiene, ed è stato abituato a concepirlo appunto non solo in quanto potere che già sarebbe sbagliato, ma di più, in quanto potere personale. Va perciò da se che questo tipo di cambiamento non potrà che essere affidato ai giovani, ai quali non potrà essere concesso di estranearsi dalla partecipazione alla politica con la scusa peraltro giustificata della sfiducia in un sistema da cui occorre togliere le ormai insostenibili aberrazioni, ma del quale nessuno, neanche loro possono fare a meno. Se di fronte alla crisi della politica, le giovani generazioni assumono un atteggiamento di indifferenza, di critica, di scetticismo a volte persino di disprezzo, e questo dovesse diventare un alibi per tirarsi comodamente fuori da responsabilità, che quando ci si trova a doversi misurare con le esigenze della collettività verso cui le politiche anche le più virtuose risultano spesso inadeguate; può risultare particolarmente onerosa, allora il risultato sarà che la politica sarà fatta sempre allo stesso modo e dalle stesse persone, e noi ci ritroveremo sempre dalla parte di chi subisce e si limita a criticare, peraltro con sempre minore credibilità. Ne consegue perciò che nessuno può più permettersi di stare alla finestra aspettando che altri gli servano una società più giusta su un piatto d'argento, ma sarà d'obbligo soprattutto per i giovani per dirla con le parole di un noto politico del recentissimo (speriamo) passato "scendere in campo." Il compito loro richiesto sarà dunque, quello di ricondurre la politica alla funzione per la quale essa è nata, e cioè quella del servizio alla "polis" in prospettiva del conseguimento del "bene comune." Rimane da constatare il fatto, che il nostro sistema politico così come è concepito, non agevola l'ingresso in politica di giovani che vogliano rimanere indipendenti rispetto alle gerarchie partitiche che già lo compongono, anzi ne è fortemente ostacolante. Pertanto la selezione di ingresso in politica, avviene per il giovane conformemente ai modelli di politica e di politici preesistenti. Da qui la difficoltà di un cambio generazionale che sia radicale e non costituisca la continuazione dei modelli precedenti. La soluzione potrebbe essere quella di una riforma che dia un limite temporale ragionevolmente ristretto ai mandati politici di qualsiasi ruolo e natura, mandato da esaurirsi in maniera completa e totale nello spazio di una o al massimo due legislature; al termine delle quali il politico dovrà ritornare ad essere un normale cittadino e dedicarsi al suo precedente lavoro, senza avere più la possibilità di intervenire in maniera significativa nelle determinazioni politiche seguenti se non con il suo voto. Ma anche qui il problema è sempre lo stesso, è mai possibile che il tacchino anticipi il natale?
Da cosa si può partire allora per costruire un modo alternativo possibile di fare politica senza entrare almeno in prima battuta a farne parte e quindi subire i suoi condizionamenti? Abbiamo visto come i giovani si trovino da una parte a non potere sottrarsi alla responsabilità di abbracciare nel loro stesso interesse gli aspetti politici che la società gli pone, e dall'altra l'impossibilità di accostarsi alla politica in maniera nuova, perchè condizionati dal vecchio sistema che non solo non è disposto a lasciare il campo, ma che ne vuole determinare anche il prosieguo in continuità con i modelli e con gli interessi da lei rappresentati. Un modo alternativo di potere intervenire, o almeno cercare di farlo nella vita pubblica della comunità senza essere organici al sistema politico locale, possiamo vederlo oggi in concreto, oserei dire anche, "sorprendentemente," nella comunità di Belmonte Mezzagno, dove un gruppo di giovani, hanno prima dato vita a un gruppo su facebook, denominato "e-democracy", in cui c'era già un abbozzo dell'idea di un nuovo modo di essere cittadini, e successivamente rinominato il gruppo come "Cittadini in Movimento" si è delineata più palesemente l'idea di un nuovo modello di "cittadino" basato sull'impegno sociale al servizio della comunità, che intende avvalersi dei servizi della politica, costringendo la stessa ad adoperarsi per il mandato che gli è proprio, e cioè quello dell'interesse della collettività. Propongo di seguito la parte iniziale di uno scritto postato su FB in data 17 marzo 2012 da Marco La Diega e Vincenzo Salerno, suppongo a nome di tutto il gruppo, che ci può dare l'idea di quanto questo gruppo si propone.
Ormai sono più di 8 mesi che come “cittadini in movimento” ci sforziamo per applicare a Belmonte Mezzagno un nuovo sistema sociale basato sui principi della “Cittadinanza attiva”. Questo tipo di esperienza è per sua natura svincolata dai partiti politici e quindi i suoi componenti non ne fanno parte per statuto e non partecipano alle elezioni comunali.
Noi siamo, infatti, la realizzazione concreta dell’art. 118 della costituzione Italiana che obbliga i Comuni, province e istituzioni in genere a FAVORIRE l’iniziativa dal basso verso l’aggregazione di organismi intermedi, così recita “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
Il cittadino attivo è quel tipo cittadino che pensa di far qualcosa per il bene comune. Lui pensa che risolvendo il suo problema può anche dare un contributo alla collettività. Non si tratta di fare gli eroi, significa sentirsi responsabili in prima persona, essere quel mattone che insieme ad altri può favorire la costruzione di un edificio a vantaggio di tutti. (F.to M. LA Diega e V. Salerno)
Tenendo sempre presente il famoso detto che tra il dire e il fare...c'è di mezzo il mare, (e il mare in cui siamo oggi immersi noi Belmontesi, non è fatto di acqua salmastra) mi sembra comunque un buon lodevole inizio. Sicuramente l'impegno che si prefiggono di portare avanti questi ragazzi non sarà ne facile ne esente da delusioni, un po per diffidenza, un po per il "fastidio" che potrebbero causare a qualcuno, il loro cammino non sarà sicuramente costellato di rose e fiori: Si potrebbero addirittura trovare paradossalmente, ad avere contro parte della stessa comunità che vivendo gli stessi disagi che loro denunciano, dovrebbe esseregli di sostegno. Pertanto l'invito a tutti i cittadini, e a volere essere temerari agli stessi politici che in questo periodo sono impegnati nella campagna elettorale locale, per il rinnovo del consiglio comunale, indipendentemente, dai colori politici in cui per loro convinzione si riconoscono, è quello di dare forza concretamente a questo tipo di iniziative evidentemente non con un consenso espresso da voti visto che nessuno del gruppo è coinvolto attivamente e personalmente nella campagna elettorale, ma con un consenso espresso da una vicinanza partecipativa e numericamente significativa alle iniziative che il gruppo vorrà portare avanti nell'interesse di tutti i cittadini. Mossi in ciò dalla convinzione che il bene comune, non può essere espresso "dalla parte", ma "dalle parti" e le parti, cioè la totalità della cittadinanza è ciò che il gruppo (con il suo volersi interessare dei problemi collettivi) si propone di rappresentare. A sua volta, dovere di questo gruppo, dovrebbe essere l'informazione più incisiva e dettagliata possibile attraverso le iniziative che riterrà più idonee, al fine di rendere i cittadini partecipi e fattivamente coinvolti, oltre alla capacità di aggregare intorno a questo progetto (finalmente un progetto), un quanto più possibile alto numero di cittadini, perchè checchè se ne pensi, quando si vogliono portare avanti determinate iniziative, nessuno si può permettere di fare a meno del consenso. Se c'è qualcosa che posso dire o meglio suggerire a questo gruppo, anche se ritengo che loro operano e si muovono già in questa convinzione, è di fare tutto quanto faranno senza perdere mai di vista la "regola d'oro"
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro"
Gesù di Nazareth Matteo 7,12 Luca 6,31
Di seguito alcune delle religioni in cui questa regola è presente:
Ebraismo Shabbat 31a
Didachè 1,3
Buddismo Udana Varga 5,18
Confucio 15,23
Induismo Mahabarata 13,148,8
Giainismo Sutrakri Tanga 11,33
Zoroastrismo Didistan-Dinik 94,5
Bibbia Ebraica Tobia 4,15
E tutti quanti in queste parole si riconoscono.
Gianni Profeta
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Stimolato dalle utili e interessanti lettere tra Gianni e Don Ugo rifletto sul significato di “responsabilità” di seguito vi lascio la mia riflessione.
Facendo seguito a “Wikipedia” trovo che il termine responsabilità deriva dal latino respònsus, participio passato del verbo respòndere, cioè rispondere , in un significato filosofico generale, impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.
Essere responsabili significa, quindi, essere capaci di dar risposte a qualcuno o anche a se stessi. Un medico, ad esempio, è responsabile quando a seguito di un controllo sa dare una risposta e quindi la cura. Vi immaginate che cosa assurda se dopo una visita valla domanda: << dottore cosa ho ? >> lui vi risponda : << non so, non capisco . >> .
Io provo ad essere cristiano tutto il giorno e come tanti altri a Belmonte, nella vita di tutti giorni devo essere pronto a dare delle risposte, in famiglia al lavoro ma soprattutto a me stesso. Attività interiore non sempre facile perché bombardata dai rumori esterni del nostro tempo che limitano lo spazio per una sana riflessione personale.
Alla luce di ciò mi sento di dire che la “responsabilità’” della chiesa nella persona di un sacerdote è sicuramente cosa più ardua di altre perché chiamato ogni giorno a dare risposte a se stesso, come tutti gli uomini, ma anche ad affrontare casi esistenziali di tanta gente.
La comunità di Belmonte sta vivendo nel suo piccolo, quello che tutto il mondo sta attraversando; una devastante crisi economica, una continua perdita di valori, d’identità e fiducia in se stessi.
Cosa ha veramente bisogno questa società se non una riscoperta del proprio essere ? Più concretamente come fare? Cosa fare ?
Per capirlo forse ci può aiutare addentrarci analizzando l’uomo come “individuo politico e sociale”.
Ogni uomo ha tre aree di miglioramento che si possono suddividere in tre parole; essere , saper essere e saper fare. Specifichiamo inoltre che Il “saper essere” riguarda la sfera dei ruoli che si assume nella società; saper essere Sindaco, saper essere Sacerdote, saper essere Capitano ed altro ancora.
ll “saper fare” riguarda l’esperienza che ogni persona matura affrontando ruoli, attività, mestieri. Più si fanno attività concrete, più accresce l’esperienza.
Il “saper essere” forse è l’unica cosa che si può imparare di libri al contrario del “saper Fare”; ad esempio fare il capitano di una nave significa abbandonarla per ultimo in caso di naufragio ma la pratica vince in concretezza sulla teoria è visto il naufragio della “concordia” potremmo solo affermare che tutto dipenda dal nostro “essere”.
A questo punto dobbiamo saper riconoscere che quello dell'”essere” è un tema che attraversa tutta la storia della filosofia fin dai suoi esordi per cui è difficile affrontarlo in una lettera, penso però che il tema dell’identità e dell’esistenza sia proprio compito di colui che è esperto di spiritualità che già da più anni a Belmonte Mezzagno ha un Nome Don Lillo insieme a tutta la comunità parrocchiale.
Che tanti belmontesi stiano facendo un percorso di preghiera è significativo di questa rivoluzione delle anime che fa ben sperare; è già una risposta !
Cosa ci raccontano i fatti ? A cosa stiamo assistendo noi uomini di questo villaggio ? Assistiamo alle mancate risposte ( non responsabilità ) delle istituzioni, delle comunità civile che guardava ma non agiva.
Ad oggi non sappiamo il bilancio, i numeri, quante e quali spese sono state fatte, capire il buco economico. Il servizio raccolta rifiuti che non funziona e, vista la mancata differenziata, non rispettoso dell’ambiente.
Nel frattempo tutti si dimettono e non è colpa di nessuno, basta scendere dalla postazione di comando per togliersi di dosso ogni responsabilità.
Nel frattempo c’è una comunità religiosa che in silenzio cresce di giorno in giorno. Ci sono giovani che si svegliano, cittadini che si organizzano e che “non si dimettono” ma cercano giorno dopo giorno di dare il loro piccolo contributo; una nuova umanità direi.
Immaginate una società fatta di persone nuove dentro! Che vivono con la regola delle regole “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” oppure in termini positivi “dai al prossimo ciò che ti piacerebbe ricevere” e che fondano le relazioni sull’Amore reciproco.
Il Dio che troviamo in chiesa attraverso il suo pastore si occupa delle anime, direttamente dentro i cuori, parla e trasforma le coscienze; forma il nostro “essere” ci fa riscoprire la nostra identità e ci riconduce all’”essenziale” che è invisibile agli occhi , citando il “piccolo principe”.
A condurci in questo percorso è un sacerdote che con i tempi di Dio accompagna una comunità che cresce di giorno in giorno. Ecco una risposta, ecco cosa significa essere responsabili. Fare bene la missione per cui siamo venuti al mondo.
Sai quante attività, quanti gruppi, quante occasioni per conoscersi dentro crescendo nell’anima ? Sai quanta gente ha cambiato stili di vita a Belmonte ?
Quante famiglie “si nutrono” dell’amore personale e particolare di piccoli e semplici cristiani che donano il loro tempo e Amore agli anziani, disabili e persone in difficolta. So di più di 350 le famiglie in difficoltà economiche che vengono raggiunte settimanalmente dalla comunità religiosa per un aiuto concreto al sostegno familiare. La parrocchia spessissimo accompagna coppie, mamme in difficoltà in consultori familiari, consulti medici specialistici e tato altro ancora.
Una guida spirituale Don Lillo ed oggi anche Don Ugo che lavorano nel difficile compito di far riscoprire a noi il senso della vita.
La chiesa, come si fa con le auto quando si portano in un officina autorizzata, ci aiuta a “riparare” i guasti ai nostri motori, aggiustare le “ammaccature” del nostro cuore.
Così, forti e carichi possiamo andare nel nostro quotidiano a cercando di dare con umiltà il meglio di noi stessi nel ruolo che rivestiamo nella società ; medico, insegnante , operaio, spazzino, assessore, autista ed altro ancora.
Oggi la chiesa di Belmonte Mezzagno nella guida del sacerdote ci insegna a Seguire Dio in un percorso individuale e collettivo che ci fa tutti responsabili, interpreti autentici della nostra vita. Lamentarsi di una passività nell’azione sociale della Chiesa non la condivido fino a che ognuno di noi non fa la propria parte.
Il diritto di lamentarsi lasciamolo a quegli uomini che ogni giorno fanno sforzi per essere uomini migliori, più concreti, più sobri, ma con degli ideali ed ogni giorno si spende per realizzarli. Siamo ormai esperti delle pianificazioni, nel lavoro, nel raggiungimento del successo tralasciando ciò è più importante; realizzarci come uomini in marcia, con energia da spendere per se e per gli altri non avendo paura del futuro, dando l’esempio di come si possa vivere in modo diverso. Un uomo così, farà più consapevolmente, il suo dovere li dove si trova più realizzato, in un’associazione, un movimento un partito politico aderendovi ma in quel caso quel gruppo sarà formato di persone complete e compiute e non di persone che si “appoggiano” ma vivranno una libertà soprannaturale verso una responsabilità sociale fresca, nuova e che porta tanti buoni frutti.
Buon cielo sereno.
f.to Marco La Diega
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Carissimo Don Ugo
Comincio col dirle, che se la Weil avesse avuto tanta cortese sollecitudine nelle risposte alle sue molteplici osservazioni sulla funzione della Chiesa, e sul ruolo di essa nella vita delle persone, e in special modo nella vita dei credenti, possibilmente non sarebbe passata a miglior vita con il desiderio di entrare a farne parte.
Detto questo, non posso che essere contento del fatto che l'articolo da me pubblicato, abbia suscitato in Lei l'esigenza, non di una risposta, in quanto l'articolo non esplicitava alcuna domanda, ma piuttosto di un suo commento; commento che trovo particolarmente sereno nelle sue complessive valutazioni, anche in ordine alle situazioni oggettive da me descritte. Del resto il fine di questa pubblicazione, oltre a quello di tante altre affidate in parte alla mia pagina FB che è pubblica, voleva proprio essere quello di portare le persone a riflettere sulla palese condizione di incoerenza in cui quotidianamente vive.
Trovo il riferimento che Lei fa a San Giovanni Bosco, particolarmente adeguato al contesto storico e culturale, che la Chiesa oggi sta vivendo, è solo che a volte ho seri dubbi sulla consapevolezza che essa ha di questo contesto.
Per quanto riguarda le mie perplessità su una possibile (cito testualmente) "inadeguata" guida pastorale, che Lei particolarmente stigmatizza nelle Sue osservazioni, le dico subito che le mie intenzioni non vogliono essere ne di polemica, ne di personale valutazione del Vs operato, che sicuramente non sta a me giudicare, ma intende evidenziare questa difficoltà della Chiesa nell'indirizzare in maniera "concreta" i suoi fedeli sulle orme del Cristo.
Quando Lei mi parla di Madre Teresa, tocca un mio punto debole, credo che se Gesù fosse stato donna, avrebbe avuto il suo volto. Le faccio comunque osservare che ne Madre Teresa, ne le sue consorelle, risultassero essere affette da quello che Lei chiama "scollamento" tra la vita di fede, e la vita di tutti i giorni.
In riferimento al Concilio Vaticano II, mi limito a farLe notare, che l'attuazione, o sarebbe meglio dire la mancata attuazione della Lumen Gentium, in cui in tanti, anche moltissimi di voi, avevano sperato, non può sicuramente essere una colpa attribuibile ai fedeli.
L'evidenziazione delle "reali ma tristi foto della realtà" a cui Lei fa riferimento, al contrario delle tante amenità a buon mercato di cui la gente preferisce circondarsi, ci stanno dando la possibilità di un confronto, che spero possa costruttivamente coinvolgere quante più persone possibile, perchè non è importante eliminare le "foto" ma eliminare la realtà che le "foto" appunto fotografano.
Mi trova totalmente d'accordo sul fatto che c'è molto da fare e che bisogna mettersi in gioco tutti, ognuno per le sue capacità. Noto con piacere che Lei non ha tardato ad affezionarsi alla nostra comunità, una comunità che non credo sia peggiore di tante altre, ma che vive una condizione di smarrimento, che ha bisogno di capire prima che di credere, che ha bisogno di serenità e non di paure, perchè di quelle ne ha già tante; credo che, una volta create le condizioni di normalità, la gente di Belmonte sarà capace di dare più di quanto essa stessa possa immaginare. Voglio sperare che persone come Lei, insieme a quanti vorranno spendersi per questa comunità, possano contribuire fattivamente a che questa speranza possa diventare realtà.
La ringrazio per la bellissima canzone che, questa si, fotografa ciò di cui c'è veramente bisogno.
Buon lavoro pace
Gianni Profeta
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Gent.mo Gianni,
Ho letto con molto interesse il Suo articolo pubblicato su "Nuova Belmonte Mezzagno" dal titolo "Le nostre responsabilità" e vorrei soffermarmi sulla parte "ecclesiale" dell'articolo, considerato che dal 02 agosto scorso, prete da meno di un mese, sono stato mandato qui a Belmonte come Vicario parrocchiale della Chiesa Madre.
Vorrei partire citando un santo a me molto caro, san Giovanni Bosco, il quale diceva ai suoi ragazzi che la santità consisteva nell'essere "buoni cristiani e onesti cittadini". Un binomio questo apparentemente ovvio, ma per nulla scontato. E il Suo articolo mette benissimo in evidenza questo scollamento tra fede e vita, tra adesione a Cristo in parrocchia, e vita cristiana nell'ordinarietà delle giornate.
Certo mi permetta di dire che un pò mi brucia leggere di una inadeguata guida pastorale... mi brucia come vicario parrocchiale... mi brucia come prete in genere... mi brucia come cristiano di questa bella chiesa che è in Belmonte. Ma certe "foto" che intravedo nell'articolo sono terribilmente reali... forse qualcuna caricata un pò troppo... ma effettivamente reali...
Alcuni passaggi di questo articolo sono stati oggetti di una mia omelia due domeniche fa, quando la liturgia ci faceva ascoltare il vangelo della chiamata dei primi discepoli, chiamati da Gesù "perchè stessero con Lui"... e ho chiesto...mi son chiesto prima...e poi ho chiesto... cosa vuol dire stare con Lui? Certo una parrocchia che vede tanti fedeli in adorazione almeno 4 giorni su 7 fa già ben sperare... Quando la beata Madre Teresa di Calcutta parla dell'adorazione introdotta nella vita comunitaria delle sue Sister's of charity dice: "Quest'ora di adorazione trascorsa davanti a Gesù non toglie nulla al nostro servizio. Ci ha avvicinate le une alle altre, ha intensificato il nostro amore per i poveri, ha reso la presenza di Cristo più viva, più reale, qualcosa che veramente ci unisce."
Ma poi è anche vero che girandomi intorno trovo ancora ammalati soli in casa, incoerenze evidenti nella gestione della cosa pubblica, mancanza di concretezza di vita cristiana nella vita quotidiana...
E allora penso che veramente c'è ancora molto da lavorare, ma smettendola di fare semplicemente foto. Scusi se glielo dico, ma sono stanco di quei cristiani capaci di fare belle, reali ma tristi foto della realtà! Il vero cristiano è uno capace di strappare queste foto e rifarle, non uno che sta a guardarle! E la Chiesa non la facciamo i preti, ma tutti gli uomini di buona volontà che vogliono essere chiesa. Noi preti siamo chiamati ad essere pane spezzato per i nostri fedeli, siamo chiamati ad essere i primi servi della Comunità, ma ci serve l'aiuto di tutti e di ciascuno.
Diamoci da fare allora... mettiamoci in moto in prima persona... preghiamo... sediamoci... ragioniamo... parliamo... la guida pastorale della parrocchia dal Concilio Vaticano II non è solo "affare dei preti"... se è vero come è vero che il prete è chiamato a presiedere la Comunità, è anche vero sicuramente che la Comunità è chiamata in prima persona a vivere il proprio camminare insieme nell'attiva partecipazione di ciascuno.
La lascio con un link ad una canzone, non recente ma sempre attuale, di un gruppo cristiano cattolico, il Gen Rosso.
Spero di conoscerla presto "live".
Dio benedica il Suo amore e il Suo lavoro per la nostra amata Belmonte.
Don Ugo Di Marzo
Vicario Parrocchiale a Belmonte Mezzagno
link video qui sotto
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Non è facile interpretare la situazione in cui si viene a trovare Belmonte Mezzagno oggi, e questo perchè non è una situazione determinata solo da una "cattiva" amministrazione politica o da una " inadeguata" guida pastorale, sulle quali, alla luce della condizione in cui si trova il paese, rimangono comunque delle perplessità, ma è una situazione che riguarda le Persone, e più precisamente il grado di consapevolezza che esse hanno del ruolo che sono chiamati a interpretare, cioè quello di Cittadini , e, vista la vocazione del paese, di Cristiani; che risultano essere molto bassi, conseguenza di un bagaglio culturale (non nel senso scolastico) mediocre, che li rende vulnerabili e alla mercè di chi più cha alla crescita della comunità, mira al raggiungimento di un qualche potere o alla esaltazione della propria individualità. A un osservatore esterno, poco o per nulla partecipe alla vita e ai fatti quotidiani del paese, risulterà evidente l'insufficienza sociale legata a vari disservizi, quali il dissesto delle strade, la spesso mancata raccolta dei rifiuti, la condizione urbanistica, e via dicendo, ma risulterà meno o per nulla evidente l'insufficiente senso di moralità, e la relativizzazione di tutte le più elementari regole della civile convivenza. Le chiese piene, FB invaso da citazioni evangeliche e bibliche, freguentissimi riferimenti a pensieri della spiritualità Cristiana, un uso del nome di Dio e di Gesù che è di fatto un abuso, lascerebbero immaginare una comunità molto attaccata ai dettati Evangelici nella loro espressione più alta, che non è quella del proclamare, ma del praticare secondo gli insegnamenti del Cristo. In realtà invece mai come ora Cristo è lontano da questa comunità, (Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da Me...Marco 7,1-13) che lo ha di fatto allontanato perseguendo una religione fatta solo di culto, di riti, di messe di guarigione in cui gli ammalati sono sempre gli stessi, di presenziazioni alle processioni, e di occasioni quasi "mondane" della vita ecclesiale. Insomma la religione a Belmonte è diventato un hobby come tanti altri.
Manifestazioni apparentemente positive di attaccamento, idealmente a Dio, ma praticamente almeno per molti, alla chiesa come luogo fisico o al sacerdote di turno, nascondono invece il vuoto patologico della propria anima e l'insoddisfazione esistenziale e della vita di relazione al di fuori del contesto artificioso che la religione se "malvissuta" rappresenta. L'idea di un Dio da servire, che pretende il nostro tempo speso in interminabili adorazioni, che non ci suggerisce che il tempo a Lui dedicato può essere un tempo sprecato se tolto al bisogno degli altri, risulta meno onerosa del servizio verso il prossimo, soddisfacendo in ultima analisi solo noi stessi.
L'insofferenza degli uni verso gli altri, l'incapacità di relazionarsi in modo costruttivo con il resto della comunità, che viene piuttosto percepita ostile, porta la persona a estraniarsi dalla realtà e a cercare in Dio ciò che Dio stesso non vuole, e cioè l'allontanamento dal prossimo. La stessa "voglia" di fare il bene essendo non un naturale moto dell'anima, ma piuttosto quasi un'esigenza di soddisfare se stessi difficilmente trova destinatari all'interno della comunità, restando il più delle volte appunto un saltuario inappagato desiderio. La conferma di quanto detto è riscontrabile nella spontanea quasi ingenua confessione di persone, testimoni di un pensiero incoerente, in cui in molti con un po di onestà non faremo fatica a riconoscerci. Riporto alcuni esempi:
Il COMANDAMENTO per eccellenza, "AMA ILPROSSIMO TUO COME TE STESSO," regolarmente disatteso con le più svariate motivazioni...AIUTALLA..PI MIA PO MORIRI I NORI L'AVI..oppure... RICCI CA UNNI SI FICI A STATI SI FA U' MMERNU... declassando con ciò il comandamento ad un semplice "suggerimento" e subordinandolo alle nostre personali valutazioni.
Il PENSIERO di Dio onniscente, cioè che sa tutto e a cui nulla si può nascondere, il pensiero che nella confessione il sacerdote rappresenta la presenza stessa di Dio,... sposato con la genuina dichiarazione;..MA PICCHI' TU O PARRINU CI CUNTI TUTTI COSI, SI CI RICI CHIDDU CA SI CI PO' DIRI, rendendo con ciò la confessione un obbligo da assolvere, anzichè un'esigenza di "pulizia" intima con se stessi prima ancora che con l'Assoluto.
Il PENSIERO di un Dio che ti indica come indirizzo di Vita, la pratica di un unico comandamento, e cioè quello della Carità, che pone tra te e Lui un solo possibile legame, cioè quello dell'amore verso il prossimo,...sposato con dichiarazioni del tipo; RINTRA A CHIESA UNNI POTTI FARI A MENU, CIAPPI A DARI U SIGNU RA PACI, MA FORA A ME FACCI UN LAVI A BIRIRI MANCU RI LUNTANU...
L'ASCOLTO della S. Messa, in cui il verbo utilizzato, non a caso non è ascoltare ma VEDERE, quasi fosse uno spettacolo - MI VAIU A BIRIRI A MISSA- e infatti quello che dovrebbe essere un momento di arricchimento spirituale, diventa un motivo di spicciola mondanità. Non ricordo una sola volta in cui chiedendo qualche notizia sul Vangelo o sulle Letture di quella domenica, mi fosse stato detto di cosa trattassero; avrei avuto sicuramente più dettagli se avessi chiesto chi era seduto al primo banco, o se qualcuno avesse cambiato il colore dei capelli. Per non parlare del rispetto minimo del prossimo, che può andare dal saluto, al tenere pulito lo spazio esterno antistante la propria abitazione, alla guida delle auto all'interno del centro abitato, al rispetto di un semplice turno senza cercare il modo di scavalcare gli altri, al parcheggio dell'auto in modo che non intralci la normale circolazione. Rispetto a quest'ultima considerazione, mi viene da pensare che se per caso si travasse a passare per Belmonte una persona che non sapesse nulla della religione Cristiana, e dei simboli ad essa collegati, potrebbe tranquillamente pensare che quella strana cordicella con tante palline e con alla fine una piccola crocetta, che pende dallo specchietto retrovisore di tantissime auto, altro non sia che il segnale di un permesso di libero parcheggio, cioè di un permesso che ti consente di parcheggiare dove ti pare e piace, senza alcun rispetto per le esigenze di traffico degli altri cittadini.
E per finire i piccoli o meno piccoli diffusi episodi di illegalità, che vanno dai furti di energia elettrica, all'incuria della cosa pubblica, alla costruzione abusiva, alle discutibili disabilità, il tutto se non con la benedizione di Dio, sicuramente con la pace della nostra coscienza ormai in coma; infatti quello che a parere mia costituisce l'anomalia, prima che il reato, è la mancata percezione del commetterlo.
Non meglio attrezzati risultiamo essere nello scegliere le persone che andranno ad amministrarci, la delega politica di fatto non è mai scelta da noi, ma da chi per noi, e non riguarda particolari meriti dell'elegendo ma piuttosto le sue particolari amicizie...AIU A BUTARI PI CHISSU, PICCHI STA BONU CU ME CUGNATU...
L'idea che chiunque vada ad amministrarci per noi è lo stesso...TANTU SUNNU TUTTI LATRI...
L'idea di poter barattare le proprie convinzioni (quando ci sono) sulle persone o sui partiti con la speranza di sempre più improbabili favori,...AVI A FARI TRASIRI A ME FIGGHIU...
Il qualunquismo ormai inaccettabile, che ciò che è di tutti non è di nessuno...ABBASTA CA UN TOCCANU U ME, CA PONNU FARI N'SOCCU VONNU...
Nelle nebbie di questa approssimazione religiosa, oltre che in quelle di una disillusa visione della politica, la gente di Belmonte naviga ormai da tempo, incapace di trovare in se le risorse culturali sufficienti al superamento di questa condizione,
e avendo inoltre poca fortuna nella capacità pedagogica di coloro che vengono da essi eletti, o per loro designati alla guida della comunità, contribuendo di fatto all'involversi di una situazione già di per sè, per usare un eufemismo, poco confortante, che lascia spazi sempre più esigui a possibili immediate soluzioni.
Inoltre questo contesto, essendo poco percepito dagli adulti nella sua profonda negatività, diventa fortemente diseducativo anche per le nuove generazioni che crescono appunto in una "normale anormalità" sentendo l'esigenza di moltissime cose ma non quello della legalità e del rispetto delle persone e delle cose. Se a tutto questo aggiungiamo i gravissimi episodi di mafia, che nel recentissimo passato hanno portato il nostro paese agli "onori" della cronaca, facendolo assurgere alla fama di uno dei primi paesi della Sicilia in quanto a densità mafiosa, ecco che il quadro si completa.
In considerazione di quanto fin quì esposto, qualsiasi tipo di responsabiltà, si vorrà attribuire a chi ha avuto in questi anni l'onere di guidare il paese amministrativamente e moralmente, non potrà prescindere dalla considerazione di oggettiva difficoltà in cui ci si è trovati ad operare. L'impegno per una possibile risoluzione dei problemi, non potrà perciò riguardare solo chi ha ruoli di leadership, ma dovrà coinvolgere ogni singolo cittadino, investendolo di una responsabilità che vada oltre la cabina elettorale, e lo renda attivamente partecipe dei successi o dei fallimenti che la comunità tutta andrà a conseguire.
Dovrà essere dalla presa di coscienza di tutto questo, dalla rimozione delle barriere che impediscono alla mente la corretta percezione della nostra condizione, dal non cadere nella tentazione di fuggire dalla realtà contingente, che dovremo necessariamente e faticosamente ripartire per ripristinare un normale rapporto con la comunità, cessando di vedere in essa l'ostilità e considerando al contrario le opportunità che il rispetto degli uni verso gli altri determinano, ricominceremo allora a dare il giusto valore ai vari aspetti della nostra vita all'interno di una comunità le cui sorti nostre e dei nostri figli, non dimentichiamolo sono nelle nostre mani, e sono determinabili non in forza di improbabili ascetismi di cui non saremmo neanche capaci, ma in forza di scelte razionali che possano rendere il nostro paese sempre più meritevole di essere vissuto dai suoi cittadini, e i suoi cittadini sempre più meritevoli di vivere in questo paese; smetteremo di amare il prossimo attraverso Dio, e inizieremo ad amare Dio attraverso il prossimo, cosa che penso farà contento pure Lui, cercheremo per quanto possibile di scegliere chi ci dovrà politicamente rappresentare non più sui suggerimenti degli altri ma sulle convinzioni nostre, non per un atteso tornaconto individuale ma per un auspicabile interesse collettivo, sveglieremo la coscienza alla comprensione di ciò che illegalità decretando con ciò l'inizio della su sconfitta, e siccome io credo nel detto "ogni popolo ha il governo che si merita" non avremo più motivo di lamentarci neanche di chi ci governerà. Sulla realizzazione di questa apparente utopia potremo rivedere Cristo tornare in mezzo alla comunità, avrà il volto di ogni concittadino che incontreremo per le vie del paese, e ci renderemo conto che il tempo che dedicheremo a Lui sarà il tempo che dedicheremo agli altri, e non sarà più... tempo sprecato.
Gianni Profeta