-
In vista delle prossime elezioni europee..
1.700 addetti per un fatturato di oltre 120 milioni di euro l'anno. Non parliamo di una multinazionale, ma dell'esercito di lobbisti che affolla le istituzioni europee a Bruxelles e della quantità di denaro fornita ogni anno da banche e altre imprese del settore per sostenerne le attività. Sono alcuni dei dati riassunti nel rapporto pubblicato il 9 aprile da Corporate Europe Observatory - CEO e intitolato "la potenza di fuoco della lobby finanziaria".
Se è banale, se non ingenuo, pensare di sorprendersi di fronte alla notizia di un mondo finanziario che esercita una fortissima attività di lobby sulle istituzioni europee, ben diverso è vedere nero su bianco i dati e le cifre in gioco. Ogni regola, Direttiva, o ricerca passi da Parlamento, Commissione, BCE o qualsivoglia altra istituzione europea è soggetta a questa "potenza di fuoco". "Probabilmente la lobby più potente del mondo"; parole non di un qualche gruppo di complottari, ma del Commissario Europeo Algirdas Semeta.
Così come non sono gruppi di complottari ma decine di parlamentari europei di diversi partiti e schieramenti che già a giugno 2010 sottoscrivono un appello nel quale testualmente si segnala che "possiamo vedere ogni giorno la pressione esercitata dall'industria bancaria e finanziaria per influenzare le leggi che li governano. Non c'è nulla di straordinario se queste imprese fanno conoscere il proprio punto di vista e hanno discussioni con i legislatori. Ma ci sembra che l'asimmetria tra il potere di questa attività di lobby e la mancanza di una esperienza opposta ponga un pericolo per la democrazia".
Questo "pericolo per la democrazia" diventa purtroppo evidente scorrendo il rapporto di CEO. In sede europea il mondo finanziario supera la spesa in attività di lobby di ogni altro gruppo di interesse per un fattore di 30 a 1. Per fare un esempio tra i molti possibili, una recente discussione al Parlamento europeo su una Direttiva riguardante hedge fund e private equity, 900 emendamenti sui 1.700 totali sono stati redatti non da parlamentari ma da lobbisti del mondo finanziario.
Al Parlamento europeo sono attivi gruppi come il European Parliamentary Financial Services Forum (EPFSF) che comprende membri del Parlamento e lobbisti finanziari per "promuovere un dialogo tra il Parlamento europeo e l'industria dei servizi finanziari". Questo dialogo comprende ad esempio inviti ai parlamentari per "seminari educativi sul trading dei derivati". Il forum è finanziato principalmente dai suoi 52 membri, tra i quali JP Morgan, Goldman Sachs International, Deutsche Bank, Citigroup e altri. È possibile saperlo perché ad oggi è l'unico gruppo di rilievo in ambito finanziario a rivelare il nome dei propri membri. Il "Registro per la Trasparenza" delle attività di lobby, istituito in UE nel 2008 per provare a fare chiarezza, è infatti unicamente volontario, lasciando a imprese e lobbisti la scelta di registrarsi o meno. Sta di fatto che un singolo parlamentare europeo rivela di avere ricevuto qualcosa come 142 inviti in due anni dal mondo finanziario per "eventi", "seminari" o simili.
Secondo il rapporto, dopo lo scoppio della crisi la lobby finanziaria ha partecipato ad almeno 1.900 incontri e consultazioni con la Commissione e le altre istituzioni europee. Un numero da mettere in relazione con il centinaio di incontri che coinvolgevano reti e organizzazioni della società civile e con gli 84 con il mondo sindacale.
Analogamente, il dato (prudenziale) di 120 milioni di euro l'anno speso per le lobby finanziarie è da mettere a confronto con una disponibilità intorno ai 4 milioni per ONG, società civile e sindacati. Un rapporto superiore a 30 a 1 che fa impallidire i pur evidenti squilibri presenti in altri settori. Ad esempio per quanto riguarda l'agro-alimentare, la stima è di 50 milioni di euro dell'industria a fronte di 12 milioni per associazioni di consumatori, ONG e sindacati.
Lo squilibrio è se possibile ancora più impressionante quando si va a vedere la composizione dei "gruppi di esperti" ovvero gli organi consultivi ufficialmente costituiti da Commissione, BCE o agenzie di supervisione finanziaria per ricevere consigli e pareri su aspetti e normative specifiche. In molti casi la rappresentanza supera abbondantemente il limite della decenza, se non quello del ridicolo. Nel De Larosière Group on financial supervision in the European Union 62 membri dal mondo finanziario, 0 da società civile, sindacati o altri gruppi di interesse; sulla MIFID, direttiva fondamentale sul funzionamento dei mercati finanziari europei, 77 contro 5; nel gruppo di esperti sui Derivati, 86 esperti del mondo finanziario, 0 tra Ong, consumatori o sindacati. Secondo il rapporto, in totale oltre il 70% dei consulenti e degli esperti nei gruppi della Commissione ha legami diretti con il mondo finanziario, a fronte di uno 0,8% delle Ong e del 0,5% dei sindacati.
Se possibile va ancora peggio alla BCE, che ha promosso degli "Stakeholder Groups". La parola stakeholder viene solitamente tradotta in italiano con "portatore di interesse" e dovrebbe indicare chiunque ha appunto un qualche interesse in una determinata impresa o istituzione. Il gruppo presso la BCE prevedeva 95 membri provenienti dal settore finanziario, e 0 (zero!) tra organizzazioni della società civile, consumatori, sindacati. Veniamo così a scoprire che le politiche della Banca Centrale Europea non hanno evidentemente nessun interesse per cittadini e lavoratori europei.
I risultati? Qualsiasi proposta di regolamentazione va avanti nel migliore dei casi con il freno a mano tirato, e le legislazioni in materia finanziaria vengono diluite fino a renderle spesso totalmente inefficaci. Il mondo finanziario in massima parte responsabile dell'attuale crisi continua a lavorare indisturbato, mentre al culmine del paradosso sono Stati e cittadini che la stessa crisi l'hanno subita a ritrovarsi con il cerino in mano e a dovere accettare sacrifici e austerità.
La burocrazia europea procede a ritmi impressionanti quando si tratta di imporre vincoli e controlli, se non una vera e propria ingerenza, sugli Stati sovrani, i loro conti economici e le loro politiche. Ma dall'altra parte la bozza di Direttiva sulla tassa sulle transazioni finanziarie rimane impantanata tra infinite discussioni e veti incrociati. La separazione tra banche commerciali e banche di investimento, che tutti gli studi riconoscono come un passo essenziale per evitare il ripetersi di disastri come quello degli ultimi anni, è ancora un vago progetto. A settembre 2013 il Commissario europeo Barnier annuncia tranquillamente in un comunicato stampa che "dobbiamo ora affrontare i rischi posti dal sistema bancario ombra". Mentre gli Stati sono sottoposti a un controllo strettissimo, per il gigantesco sistema bancario ombra che si muove al di là di qualsiasi regola o controllo, a cinque anni dal fallimento della Lehman Brothers e oltre sei dallo scoppio della crisi, la Commissione, bontà sua, dichiara che è tempo di mostrare un qualche interesse.
Se le istituzioni europee avessero dimostrato verso il gigantesco casinò finanziario che ci ha trascinato nella crisi solo una frazione dell'impegno messo per imporre sacrifici e austerità a chi ne ha pagato le conseguenze, probabilmente oggi i cittadini europei starebbero leggermente meglio. In una recente intervista, Luciano Gallino ricorda che "il paradosso è che la crisi, fino all'inizio del 2010, è stata una crisi delle banche. Poi è iniziata una straordinaria operazione di marketing: si è fatta passare l'idea che il problema fossero i debiti pubblici degli stati". Da oggi riusciamo a capire un po' meglio con quali mezzi e risorse tale straordinaria operazione di marketing sia stata e continui ad essere realizzata.
Il rapporto integrale è disponibile sul sito di Corporate Europe Observatory
Scritto anche sul Manifesto -
Il ponte: ovvero come si esce dalla società di mercato? [Pier Luigi Fagan]
di Pier Luigi Fagan
La società capitalistica o di mercato è quel tipo di società che ha scelto di farsi ordinare dall'economia e da un tipo di economia basata sulla circolazione del capitale.
K. Marx ben individuò la seconda caratteristica ed individuò anche la prima. Ma di questa prima, il modo economico determina tutto l'articolato sociale sia strutturale sia sovrastrutturale ne fece una legge newtoniana, cioè vera da sempre, per sempre e nell'ovunque.
K. Polanyi portò invece un altro contributo, proprio su questa prima affermazione, quella relativa al fatto che sono i modi economici a determinare la società. Secondo Polanyi ed i suoi studi di
antropologia economica, non è stato sempre vero, anzi non lo è stato mai precedentemente, che l'economia dominasse le forme sociali. Altrove ed in altri tempi, si notano società in cui il fatto economico, dalla produzione della sussistenza allo scambio, è "compreso" nella società. Il fatto economico è stato, altrove e nel passato, vincolato (embedded) alle forme sociali altrimenti determinate mentre la nostra società è la prima che pone l'economia svincolata (disembedded) dall'ordito sociale. Non ne è determinata, ma lo determina. Questo significa "società ordinata dall'economia", una società che ha preso il sistema economico, lo ha svincolato dall'ordito sociale e lo ha posto come ordinatore di se stessa.
Questa "scelta" è stata determinata dal particolare tipo di economia (economia ordinata dalla accumulazione e circolazione del capitale, dal mercato) o da altro?
Non vi è quasi alcuna caratteristica delle tante che compongono ciò che chiamiamo capitalismo che possa essere isolata dalle altre e che di essa si possa dire che è una esclusiva della forma moderna e che da sola determina l'intero sistema.
Ciò porta a quella babele di analisi e definizioni sul termine "capitalismo" che va da Proudhon a Ricardo, da Weber a Braudel, da Sombart a Marx, da Keynes a Veblen, da Schumpeter a Polanyi, dalla scuola liberale anglosassone a quello austro-tedesca, da quella socialista alla moderna versione cinese e potremmo continuare. Ciò fa supporre che si stia guardando nel posto sbagliato. Che cioè la forma economica di cui parliamo non è autodeterminata ma è a sua volta determinata, non ha un drive specifico ed a lei interno che la spiega, ma è spiegata da qualcosa che non è nella sua forma "economica". Che non è un sistema fisso ma una forma altamente adattativa che si trasforma nello spazio e nel tempo.
Se ciò fosse vero, significherebbe che non è immaginando una altra forma economica che possiamo trovare una exit strategy dal suo dominio, possiamo immaginare certo una diversa forma economica ma non è disegnando questo progetto che creiamo l'alternativa. Meglio, se poniamo in parallelo confronto la forma moderna detta capitalismo e la forma nuova detta "xyz", ci si pone il problema del ponte, di ciò che dall'una ci possa portare all'altra. Inoltre, almeno su questo, non va sottovalutato il pessimismo di Hayek relativo al fatto noi si sia capaci - ex ante- di disegnare la complessa ingegneria organica di un sistema adattativo di tipo economico. In effetti, il capitalismo risulta una prassi, non un progetto che troviamo espresso organicamente in un libro.
Marx ci disse che questa forma non si chiamava capitalismo (termine da lui usato raramente, forse una volta sola ed in una corrispondenza) ma modo di produzione borghese. Questa forma era il dominio di una classe ristretta su tutte le altre, era una forma sociale che esprimeva la forma economica non il contrario. In termini politici aristotelici si potrebbe riformulare lo schema dell'analisi marxiana dicendo che erano i Pochi a dominare su i Molti. Ma così espressa non abbiamo una legge della modernità ma una legge valida da circa 6-7000 anni, da quando le società umane da semplici divennero complesse.
I Pochi sono stati nel tempo: i maschi, gli anziani, una etnia specifica, i militari, i sacerdoti, i capi politici carismatici, i ricchi, gli aristocratici (capi militari o ricchi o di una etnia, con tradizioni ed ereditarietà), i possessori dei mezzi di produzione, i banchieri, una civiltà, uno stato nazione etc.. Nel secolo scorso, questa legge è stata riformulata nei termini, sostituendo a Pochi: élite.
La moderna teoria delle élite è una riformulazione della più generale legge dei Pochi e dei Molti espressa da Aristotele nella Politica, legge che Aristotele certo traeva dalla sua contemporaneità greca ma che per essere "legge", doveva essersi verificata nel tempo ed in molti luoghi come ad Aristotele doveva esser ben noto avendo sicuramene letto Erodoto e non solo.
Possiamo allora domandarci: come fece la borghesia a prendere il potere derivato dall'esercizio della funzione di dare ordine e comando che nelle società complesse spetta quasi in forma "naturale", alle élite? Quando e dove la borghesia prese il potere ? Questa è una domanda precisa ed ha, per fortuna, una risposta altrettanto precisa.
Per la risposta dobbiamo tralasciare fatti storici in genere molto cari al pensiero di sinistra come la Rivoluzione industriale o la Rivoluzione francese e concentrarci su un fatto storico precedente invece molto caro ai liberali che sono in effetti, coloro ai quali guardare se si vuole capire come funziona il loro sistema, quello tutt'ora in auge.
Questa fatto fu l'accoppiata data dalla Rivoluzione inglese fatta di una prima Guerra civile (1642-1651) e da una seconda Gloriosa rivoluzione (nome posticcio applicato dalla storiografia whig a quello che fu un semplice colpo di stato) che si compì poco dopo nel 1688-89. La borghesia (definizione problematica poiché a quei tempi c'era tanta borghesia, quanto un certo tipo di aristocrazia, élite ecclesiastica e militare) sovvertì il sistema monarchico con un principio politico: il parlamento composto da élite e votato da un pubblico di riferimento.
Questo pubblico di riferimento era la basa allargata della composizione sociale di questa stessa élite. Questo pubblico sceglieva chi delegare per il compito legislativo (esecutivo, giudiziario) stante il fatto che il mandato era la protezione e lo sviluppo degli interessi di questo pubblico allargato. Una più ampia élite sociale, votava e delegava su un preciso mandato, una élite politica. L'oggetto di questo mandato era l'affermazione del primato dell'economia (di un certo tipo di economia) sulla religione, sulla tradizione, sulla politica stessa (interna ed estera) e su ogni altra forma di strutturazione sociale e culturale.
Fu l'intera sequenza legislativa del parlamento inglese e poi britannico che permise l'affermazione e lo sviluppo di ciò che chiamiamo capitalismo. Non era la semplice ed accessoria "camera d'affari della borghesia", era ciò che faceva in modo che l'economia si sviluppasse in un dato modo ed in base al suo successo di ordine sociale fosse legittimata per i più al ruolo di ordinatore sociale, diventando modello guida per tutti gli altri stati moderni.
Questa forma, venne successivamente allargata socialmente a partire dal XIX secolo e divenne la moderna democrazia parlamentare a suffragio universale che è un sistema che propriamente con il termine "democrazia", c'entra assai poco. Il trasferimento logico di - potere del popolo - o - autogoverno del popolo - dal sistema partecipativo non delegato a quello rappresentativo delegato fu giustificata in base alla lampante impossibilità di fare di un moderno stato nazione basato su decine di milioni di individui, una Atene con Pnice ed agorà.
In più, la gente non aveva più tutto quel tempo dato dalla libertà offerta dallo sfruttamento degli schiavi, la gente per essere libera, lavorava (ironia usata dai nazisti come messaggio di benvenuto a molti lager nella forma "Arbeit macht frei") e non aveva certo il tempo di perdersi in chiacchere. Per non essere schiava o servile, era salariata. Il tempo diventava denaro e il denaro era ciò che ordinava il mondo.
Il tutto può esser visto come un circuito cibernetico. La società è ordinata dal lavoro, dalla produzione, dallo scambio, dall'accumulazione ed impiego di ricchezza, per funzionare sempre meglio, delega un gruppo di esperti (le élites) a gestire il potere al fine di creare sempre più occasioni di lavoro, produzione, scambio, accumulazione ed impiego di ricchezza. Senza la regia delle élite fatta di leggi, scelte, politiche, investimenti, esercite e guerre, collusioni con il mondo banco-finanziario, dominio di una certa cultura, il capitalismo semplicemente non esisterebbe.
Il sistema ordina tutta la società, la sua élite sociale è quella che invariabilmente ed in molti modi ha la preminenza nella scelta delle élite rappresentative che poi controlla in vari modi, diretti ed indiretti. Non c'è da forzare le relazioni neanche più di tanto, perché dal momento che il benessere per tutta la società proviene dal fatto che l'economia funzioni bene, questo imperativo categorico sarà spontaneamente introiettato da tutti, dallo sfruttato e dallo sfruttatore, dalla società minuta come dalla sua élite, dal rappresentato come dal rappresentante, dal tecnico come dal politico. Un coro greco di intellettuali e formatori di opinione sacerdotali, accompagnerà la celebrazione dei riti collettivi del lavoro, del consumo, della crescita, dell'accumulazione e dell'investimento per un sempre nuovo giro di giostra. Il titolo della rappresentazione sarà: la "società di mercato".
Da ciò consegue che il sistema parlamentare rappresentativo (da leggere nella duplice asserzione di "basato sulla delega" e "producente una rappresentazione sociale" che è l'ordine della società, il suo regolamento) è quel ponte che permise di passare da un sistema sociale aristocratico-monarchico con una economia ancora embedded a certe forme sociali ad un nuovo sistema sociale orientato da élite della ricchezza immerse in una società ordinata da quelle stessa economia che le determinava e continua a determinarle.
Per creare una nuova transizione dall'attuale sistema a qualsivoglia altro, bisogna modificare quel ponte. Molti sistemi complessi quale è ad esempio la società moderna, sono dipendenti dal percorso (path dependance). Ciò significa che c'è una ben precisa e determinata sequenza di scelte che fatte, portano sempre ad un ben preciso e determinato esito e non possono portare ad un altro. Queste scelte formano e riproducono continuamente l'attuale forma di società.
Esse vanno dalla mancanza di tempo per pensare, alla mancanza di occasioni per discutere ed apprendere dagli altri, dalla mancanza di informazioni sensibili, all'overdose di informazioni superflue se non palesemente false. Dalla frantumazione delle capacità cognitive spinte ad osservare porzioni di mondo sempre più piccole nelle quali si prende una specializzazione sempre più ottusa alla diffusione della credenza che esista un primato tecnico degli specialisti della Mega-macchina.
Il senso della Mega-macchina sarà esclusiva di Pochi ed i Molti dovranno delegare a questi, il compito di gestione per manifesta ed ammessa incompetenza. Il mandato di delega sarà impreciso e non vincolante poiché solo le élite avranno la possibilità di compiere le scelte che non possono essere pre-determinate e pre-specificate poiché variabili alle occasioni e troppo complesse. Inoltre molte cose sarà meglio non saperle perché l'esercizio del potere implica sempre quegli arcana imperii che sopportano solo gli stomaci forti dei più cinici realisti.
Tutti gli altri, i Molti, dovranno rimanere in un limbo di ideali, di forme platoniche pure che si disputeranno il primato della verità in un circo inconcludente e chiassoso in cui gli intellettuali formeranno le specifiche élite. Ognuno a capo di una inconsistente teoria platonizzante del giusto, del buono e del bello che non ha alcuna pratica attinenza con le forme reali del mondo.
Le elezioni saranno dei beauty-contest in cui si sceglie a "sensazione e simpatia". Il sistema è fatto non solo per reiterare ab aeternum le sue forme ma per escludere in via di principio vi possa essere una alternativa anche perché tutti guardano alle forme economiche dal cui funzionamento tutti dipendono e pochi si accorgono di quelle politiche, culturali, sociali. Questo è il percorso da disarticolare in ogni suo punto, altrimenti l'esito sarà sempre lo stesso ed una élite subentrerà all'altra ma mai i Molti ai Pochi.
La legge ferrea dell'oligarchia quale:
Il mondo fu sempre ad un modo abitato da uomini, che hanno avuto sempre le medesime passioni, e sempre fu chi serve e chi comanda, e chi serve mal volentieri, e chi serve volentieri, e chi si ribella ed è ripreso. (da Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, N. Machiavelli, 1502)
può esser spezzata. Ma la strada deve riorientarsi dalle forme economiche alle forme politiche. Dal "più lavoro" al "più tempo libero retribuito". Dall'ignoranza alla conoscenza. Dal trionfo del particolare alla coltivazione del generale. Dalla lotta di classe contro la borghesia (vattelapesca come definita) alla lotta dei Molti contro i Pochi. Dall'oligarchia travestita di consenso, alla democrazia in prima persona. Dall'eteronomia, all'autonomia.
L'agente trasformatore del capitalismo non è né nella rivoluzione, né nelle riforme ma nel conquistare ed imporre progressivamente una forma di nuova democrazia permanente, diffusa e diretta il cui oggetto sia la duplice trasformazione da meno democrazia a sempre più democrazia (politica, economica, informativa, conoscitiva) e, coltivando sempre maggiori indici di pratica democratica, trasformare i concetti ottocenteschi di partito, di stato nazione, di economica di mercato, nel mentre si riduce progressivamente la distanza tra i Pochi ed i Molti.
Non ci servono molto i sospiri sognanti sul mondo che ci piacerebbe vivere, ci serve uno strumento per costruirlo, uno strumento a disposizione dell'unico soggetto che ha diritto a guidare una trasformazione sociale radicale e complessa: i Molti.
Questa potrebbe essere il senso di una rinnovata impresa comune, il ponte che ci serve per passare ad un nuovo modo di stare al mondo, il percorso della transizione. Questo modo nuovo ci serve con urgenza, non solo perché siamo stanchi del totalitarismo economicista e perché odiamo le sue ingiustizie, prima ancora, perché esso non funziona più. Il mondo è molto cambiato nell'ultimo secolo, dobbiamo cambiare anche noi, radicalmente e presto.
-
Era l'inizio del 1989 quando l'accademico francese Jaques Rupnik si sedette alla scrivania, per preparare un report sullo stato delle riforme economiche nell'Unione Sovietica di Mikhail Gorbaciov. Il termine che usò per descrivere il rantolo dell'impero fu "Catastroika".Ricordati di abilitare i sottotitoli, cliccando sul tasto CC in basso a destra sotto al vide
Ai tempi di Yeltsin, quando la Russia istituì forse il più grosso e fallimentare esperimento di privatizzazione in tutta la storia dell'umanità, il Guardian diede al termine inventato da Rupnik un significato diverso. Catastroika divenno sinonimo della completa distruzione del Paese per mano delle forze che governano il mercato, della svendita dei beni pubblici e del rapido deterioramento degli standard di vita dei cittadini. Ora, l'unità per misurare la "catastroika" era diventata ladisoccupazione, l'impoverimento sociale, il declino delle aspettative di vita, così come la nascita di una nuova casta di oligarchi che prende le redini di una nazione.
Qualche anno dopo, la produzione di uno sforzo analogo nella privatizzazione massiccia delle proprietà pubbliche nella Germania riunificata (presentato ora come modello per la Grecia) creò milioni di disoccupati e alcuni dei più grossi scandali nella storia dell'Europa.
E' questa "Catastroika"(*) che si sta abbattendo sulla Grecia, e che dobbiamo evitare si abbatta anche sull'Italia.
byoblu
(*) Catastroika è il documentario che prosegue naturalmente il percorso iniziato con Debtocracy, nel quale i produttori, Katerina Kitidi e Aris Chatzistefanou, esaminano in una visione unitaria le cause della crisi dei debiti sovrani in Grecia e negli altri paesi europei.
-
di Simone Sirtori - www.2snetcom.wordpress.comÈ diventato un video virale il discorso tenuto da una bambina 12enne canadese ad una riunione del Rotary Club, Victoria Grant, che spiega il funzionamento della frode bancaria. Victoria, al Public Banking Institute, in un discorso di sei minuti tocca i punti fondamentali della frode bancaria che, in Canada come in altri paesi, ha causato la crisi economica attuale.Vi propongo il video in lingua originale, sottotitolato in italiano e, sotto, la traduzione in italiano da leggere (traduzione di Massimo Frulla).Ringrazio Giorgio Saibene per l’editing del video e Anna Tagliapietra per i sottotitoli.
Circa 6 settimane fa Victoria ha parlato davanti ad un gruppo di 600 persone ad una riunione del Rotary Club, e terrà il medesimo discorso a noi oggi; quella volta sono andato in giro dopo il suo discorso, sentito i commenti, ho parlato col padre e l’ho invitata qui… dunque abbiamo un ospite molto speciale … ecco, Victoria, vieni su …Vi siete mai chiesti perché il Canada è indebitato? Vi siete mai chiesti perché il governo impone ai canadesi così tante tasse ? Vi siete mai chiesti perché i banchieri delle più grosse banche canadesi siano sempre più ricchi ed il resto di noi no? Vi siete mai chiesti perché il nostro debito nazionale supera gli 800 miliardi di dollari e perché noi spendiamo 160 milioni di dollari ogni giorno a banchieri privati per soli interessi sul debito nazionale? Sono 60 miliardi di dollari l’anno. Vi siete mai chiesti il perché di questi 60 miliardi di dollari?Le banche ed i governi sono collusi nello schiavizzare economicamente la gente del Canada. Vi darò ora delle informazioni che saranno di vostro interesse e di stimolo per continuare le ricerche per conto vostro e per invitare il nostro governo a fermare questa rapina del popolo del Canada. Per prima cosa vedremo la Banca del Canada. Poi come funziona il sistema bancario oggi. E poi vi descriverò una soluzione che potremo pretendere che sia realizzata dal nostro governo. Una grande figura nella storia canadese è Gerald McGeer. Membro del parlamento… il suo contributo al Canada è probabilmente il più grande dato alla storia canadese. Lui contribuì alla fondazione della National Bank of Canada (Banca Nazionale Canadese, proprietà del Canada, col potere di emettere moneta, il cui unico scopo era quello di creare e gestire il denaro del Canada. Fu fondata nel luglio 1934 ed è di proprietà di tutti i canadesi.Fino agli anni ’70, grazie alla Banca del Canada, il debito nazionale canadese era ad un livello basso e gestibile. Allora il governo decise di passare al sistema bancario che abbiamo ora e che deruba la gente del Canada.Dunque, permettetemi di spiegare come funziona il vigente sistema bancario privato. Prima di tutto, il governo canadese prende in prestito il denaro da banche private. Queste banche prestano il denaro al governo canadese gravato da un interesse. Il governo quindi deve alzare la tassazione ai canadesi anno dopo anno, per pagare questi interessi sul debito nazionale che continua a crescere… questo danneggia l’economia canadese… ed il denaro reale finisce nelle tasche dei banchieri privati. Inoltre, il governo dà alle banche private anche la libertà di fornire del denaro che non esiste, sotto di prestiti e mutui.Quando una banca vi fa un prestito, sotto forma di finanziamento o mutuo, non vi dà del denaro reale ma preme un tasto su di un computer e produce del finto denaro, dell’aria fritta. Di fatto non hanno quel denaro nei loro depositi. Attualmente le banche hanno 4 miliardi di dollari in riserva, ma hanno fatto prestiti per oltre 1,5 trilioni di dollari… ogni volta che una banca emette un prestito, viene creato del nuovo (inesistente) denaro.Praticamente, tutto il denaro che esce da una banca esce sotto forma di prestito, ed il prestito è un denaro che nel sistema attuale è gravato dal debito costituito dagli interessi. Attualmente tutto il denaro in circolazione è denaro gravato dal debito. Quello che trovo interessante è che (nella Bibbia, Matteo 21), Gesù scacciò i cambiavalute dal Tempio perché avevano messo a punto le
valute per derubare la gente del denaro. I banchieri privati sono come i cambiavalute in Matteo 21 e stanno impoverendo e derubando la gente del Canada e devono essere fermati.Come dovrebbe funzionare il sistema bancario? In una famosa intervista il signor McGeer chiese al signor Towers di spiegargli perché un governo che ha una sua banca avrebbe dovuto delegare ilproprio potere ad un monopolio privato… quando gli interessi che deve pagare lo portano alla bancarotta nazionale. Il signor Towers… omissis… rispose che… (dipendeva dalla scelta del governo). In altre parole: se il governo canadese ha bisogno di denaro, lo potrebbe prendere direttamente dalla Banca del Canada, la gente pagherebbe per ripagare la Banca del Canada e questo denaro, proveniente dalle tasse, sarebbe a sua volta immesso in una infrastruttura economica e non farebbe crescere il debito ed i canadesi potrebbero nuovamente prosperare con quel denaro reale e non denaro gravato da debito quale base della propria struttura economica. (Invece che)… a banche private, del tipo della Royal Bank… il Canada potrebbe far emettere denaro dalla Banca del Canada.Abbiamo il potere per farlo. Concludendo, è diventato dolorosamente ovvio, anche per me, una ragazzina canadese dodicenne, che siamo stati derubati e defraudati dal sistema bancario e da un governo complice. Cosa dobbiamo fare per fermare questo crimine? Cosa dovremo fare per assicurarci che la prossima generazione sia salva da un’economia basata su falso denaro che rende schiavi delle banche?È bene che nessuno si dimentichi che è la gente che può cambiare il mondo e credo questa sia l’unica cosa che conta.
-
Tutti a fare festa, ha vinto Hollande adesso si cambia registro!!!Vedremo se si cambia registro, il Grande Oriente Democratico Italiano ha fatto il tifo per Holland visto il suo programma anti-globalista ma tutto si può giustificare (visto l’avversario Sarkozy) come una scelta tra “il meno peggio”.Guy Arcizet, gran maestro del Grande Oriente di Francia, pochi mesi fa, ha affermato che molti politici hanno fatto la fila per prendere la parola nei templi della massoneria francese. Tra questi Hollande, Mélenchon e Bayrou, mentre Sarkozy non si è presentato, nonostante gli inviti (e nonostante una certa vicinanza agli stessi ambienti massonici. Vedere Les francs-maçons de Sarkozy, Sylvie Pierre-Brossolette, Le Point, 13 marzo 2009).[1]Nella squadra che ha gestito la campagna elettorale di Hollande, Le Point conta dieci massoni, fra cui il presidente del Senato Jean-Pierre Bel, gli ex ministri Michel Sapin e Jean-Yves Le Drian, il sindaco di Lione Gérard Collomb e il responsabile della comunicazione del candidato socialista, Manuel Valls.[2] Ques’ultimo inoltre risulta del Bilderberg, ha partecipato certamente al meeting del 2008 nel lussuoso albergo Westfields Marriott a Chanilly in Virginia(USA).Holland è stato nominato cavaliere del Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche di Francia (CRIF o CRIJF).Tra i suoi contatti pre-elettorali e sostenitori della sua campagna elettorale abbiamo: Jean-Cyril Spinetta (Air France), Guillaume Pepy (SNCF)[3] e Stephane Richard (France Telecom)
Francois Hollande può contare su Jean-Pierre Jouyet, il presidente della AMF ed ex ministro Sarkozy, organizza cene con Christophe de Margerie, amministratore delegato di Total, e Anne-Claire Taittinger, direttore di Carrefour., Emmanuel Macron (nuova stella della banca Rotschild) e Henri de Castries (AXA)Poi abbiamo il trio di Le Monde: Pierré Berge (milionario dell’arte), Matthieu Pigasse (banchiere) e Xavel Niel (gruppo di telecomunicazioni Free) eppure di lui (l’Holland) si dice che sia stato l’avversario del presidente dei Ricchi (Sarkozy) chissà come mai si scelse per testimone Brigitte Taittinger dell’omonimo champagne.[4]Attorno a se una cerchia di "certi" economisti . . .- Elie Cohen (CNRS, ex consigliere di Michel Rocard) e anche un membro dei Consigli Direttivi di Pagine Gialle, EDF Energies Nouvelles e ha lavorato con Philippe Aghion di Harvard (ance lui sostenitore di Holland), hanno scritto una relazione con Pisani-Ferry sostenendo il completamento della deregolamentazione, liberalizzazione dei servizi, e la finanziarizzazione dell'economia.,
- Philipp Gilbert Cette (Consiglio di Analisi Economica).
- André Sapir (Bruegel Institute di cui Mario Monti è Fondatore)
- Attere Romain Rancière (Paris School of Economics). [5]
- Flam Manuel, ENA-Essec membro del Commissario Generale del Governo per lo sviluppo sostenibile
- Stephane Bougenah, ex consigliere di Dominique Strauss Kahn , ora a capo del Banco Santander in Francia[6]
- Karen Berger, un super-graduata economista (ENSAE, Sciences-Po)
- Andre Martinez (ex-Accor),
- Jean-Marc Jannaillac (RATP).
- Anne Lauvergeon (ex Areva),
- Christophe de Margerie (Total),
- Anne-Claire Taittinger (Louvre),
- Alain Dinin (Nexity),
- Jean-Claude Meyer (Rothschild)[7].
- Jouyet ora capo della Financial Market Authority (il cane da guardia del mercato azionario)
- Paul Boury, lobbista riconosciuto.
Sostenutio anche da John -Paul Fitoussi del OFCE e Jean-Hervé Lorenzi , Presidente del circolo di economisti, presiede il Consiglio di Sorveglianza di Edmond de Rothschild private Equity Partners e si siede nei consigli di vigilanza di Compagnie Financiere Saint-Honore e la Fondazione Risk (creato da AGF, AXA, Groupama e Societe Generale), i Consigli di Eramet, GFI Informatique, BNP Paribas Assurance, Pagine Gialle, Wanadoo e l'Associazione Francese operatori di telefonia mobile, ha partecipato al Consiglio scientifico del WCC-Rexecode e al comitato per il controllo del Credito fondiario.
Sarà la politica delle parole di Holland o quella ancora una volta del Bilderberg, dei Rotschild, dell'FMI, delle Multinazionali e di quelli che non vogliono più gli stati sovrani ma nazioni senza alcun potere al cappio del debito?La Grecia Insegna : Grecia:il nuovo premier è socialista ma a vincere è il BILDERBERG GROUP (5/10/2009)[1] http://euroholocaust.blogspot.it/2012/04/la-mano-nascosta-della-storia.html[2] http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-lombra-dei-massoni-sulleliseo-4377.htm[3] Holland ha recentemente dichiarato che hanno bisogno della TAV, chissà che non gliel’abbia consigliato SNCF che ha aumentato a 3 i treni nella tratta Lione-Roma e vorrebbe crescere ancora.[7] http://lelab.europe1.fr/t/ce-monde-de-la-finance-autour-d-hollande-666 -
(Massimo Costa, professore ordinario economia aziendale università di Palermo) L'altra sera ho appreso in TV che la Sig.a Gabanelli intende procedere imperterrita nella sua crociata contro il contante. Ed è in buona compagnia. In Svezia stanno studiando come eliminarlo del tutto.
Ho detto e ripeto che il progresso non si ferma. Se in passato le banconote hanno sostituito le monete metalliche e queste hanno sostituito le pecore, non c'è ragione per frenare questa evoluzione. Ci sono anche buone motivazioni, quale quella della lotta all'evasione fiscale, anche se - ai livelli attuali della pressione fiscale - in alcuni casi parlerei di legittima difesa o di diritto alla sopravvivenza. Ma diamo per buono tutto.
Quello che trovo irritante è che una trasmissione che si accredita come quella che "scopre gli altarini" dei poteri forti si asserva poi agli stessi senza dare diritto di replica a chi la pensa diversamente.
Questo articolo lo spedirò alla redazione di Report, ma - vedrete - sarà completamente ignorato.
Se mi facessero parlare a Report direi soltanto le seguenti cose.
Prima alcuni dettagli, poi il pezzo forte.
Primo: dove finisce la lotta all'evasione fiscale e comincia l'oppressione fiscale e la confisca di redditi e patrimoni di famiglie e imprese? Mi spiego meglio. Se mio nipote, che ha 13 anni, mi aggiusta la serranda e io gli do una mancetta, la "trasparenza" invocata raffigura in capo a quel ragazzo intanto una forma di sfruttamento minorile e poi - perché no - una vera evasione fiscale, dato che questo reddito non lo dichiara? Chi ci garantisce dal fatto che il fisco, una volta avuto accesso a tutte le transazioni davvero minime, non ne faccia uso per tassare pure l'aria? Ma chi l'ha detto che se pagassimo tutti le tasse, ne pagheremmo veramente meno? Non potrebbe succedere che, presoci gusto, ne pagheremmo tutti di più?
Secondo: non è che, imponendo a tutti un POS, "faremmo fuori" tutti i mendicanti, renderemmo difficilissima la vita a povere parrocchie etc.? Va bene, l'elemosina in sé è una brutta cosa che non dovrebbe esistere, confina con l'accattonaggio, ma... un po' di tolleranza non può alleviare alcuni mali sociali per i quali lo Stato è praticamente latitante?
Terzo: ma un po' di privacy, nelle cose minime almeno, non era nei valori dell'Occidente libero e democratico? Se io fossi un consumatore - poniamo - di materiale pornografico, lo deve sapere il "grande fratello", e così deve sapere se al bar preferisco il cornetto o l'arancina? Non è che stiamo esagerando un po'?
Quarto: su chi ricade il costo della tenuta dei c/c che sostituiscono il circolante? Ovviamente sui consumatori. Coi tempi che corrono davvero una bella mossa! Le banche ringraziano!
Come si vede si va a cuor leggero a toccare elementi della vita di tutti i giorni senza valutarne bene l'effetto. Ma io stesso dico che, sin qui, con un po' di buona volontà e se i problemi sono correttamente avvistati da un punto di vista politico, si potrebbero tutti superare. Immaginiamo per esempio incentivi per distribuire macchinette POS "al portatore" in cui si ricarica a vista la propria carta di credito come fosse un telefonino. Le potrebbero dare i genitori ai figli come mancetta, senza aprire per forza un conto corrente, e le potrebbero usare pure i mendicanti. Sui costi dei c/c in un'altra Italia e in un'altra Europa si potrebbero imporre condizioni ai cartelli bancari. Per garantire un minimo di privacy si potrebbero istituire delle carte ricaricabili "al portatore", veri e propri borsellini elettronici, con le dovute segnalazioni al fisco o ad altra autorità competente quando le transazioni che avvengono sulle stesse per entità e natura potrebbero divenire sospette per ogni ragione. Insomma, se si volesse, ma è chiaro che non si vuole, gli "effetti collaterali" potrebbero essere neutralizzati.Ma il problema dei problemi è un altro, e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Vi prego di seguirmi in un passaggio contabile. In Ragioneria nella sezione di "avere" si mettono due cose molto diverse fra loro: i ricavi e i debiti. In realtà, nonostante l'apparente differenza, la comune sorte nell'essere "accreditati" anziché "addebitati" in un conto nasce dal fatto che queste due cose (positivi i primi, negativi i secondi) a ben vedere ce l'hanno. Essi sono entrambi "fonti" di capitale, cioè modi per procurarsi denaro. E in effetti, se ci pensate, ci sono due modi per procurarsi il denaro: vendere qualcosa e guadagnarci, oppure farselo prestare.
Ora, quando un'azienda "emette moneta" (in teoria solo lo Stato potrebbe e dovrebbe farlo) sta ottenendo una fonte di denaro. Questa fonte è un ricavo o un debito? Se, a fronte di questa moneta emessa, l'emittente deve qualcosa al portatore, allora è un debito, se invece non deve proprio nulla e la moneta è soltanto un mezzo di scambio che deve essere comunemente accettato, allora la sua emissione rappresenta un ricavo.
Oggi, per lo Stato, funziona così solo per le monetine metalliche. Lo Stato le conia, le mette in circolazione (secondo le quantità che decide la BCE, per carità), ci guadagna e non deve più nulla.
La scomparsa di queste monetine, intanto, significa la scomparsa di questa fonte di reddito per lo Stato, che in cambio dovrà invece INDEBITARSI. Ma si tratta ormai di una voce minima. I tempi della moneta metallica sono andati da tempo.
Nel caso delle banconote, l'azienda emittente non è lo Stato, ma la Banca d'Italia (più correttamente il "concerto" di tutte le banche centrali europee, il SEBC). Direte "fa lo stesso" perché la Banca d'Italia è un ente statale. Non è del tutto vero, ma non ci addentriamo in questa questione. La Banca d'Italia emette banconote ed ha, come con le monete, una fonte di risorse monetarie. Ripetiamo la domanda: è un ricavo o è un debito? La risposta dipende dal fatto che la Banca d'Italia debba dare o no in cambio qualcosa al portatore di banconote. Un tempo, ormai lontano, le banconote davano diritto alla dazione di monete d'oro e d'argento. ALLORA erano un debito. Poi questa convertibilità è stata tolta, prima sul piano interno e poi anche su quello estero. DA ALLORA esse sono un ricavo per chi le emette, sebbene questo ricavo non sia distribuibile direttamente ma debba restare investito nell'azienda che lo emette. Purtroppo le banche centrali fanno finta di niente e, anziché mettere correttamente nel conto economico questo ricavo, lo mettono ancora nello stato patrimoniale come se fosse ancora un debito. Ma lasciamo perdere anche questo dettaglio. Oggi le banconote sono emesse dalle banche centrali, immesse sul mercato ricevendo in cambio dei titoli che fruttano interesse. L'interesse su questi titoli, tuttavia, viene retrocesso allo Stato. La scomparsa delle banconote, anch'esse trascurabili ma meno delle irrilevanti monetine, farà cessare questa fonte di interessi per lo Stato, che in cambio dovrà INDEBITARSI. Ma facciamo ancora finta di niente.
Riepiloghiamo quanto accade sul circolante prima di passare al terzo stadio, quello della moneta bancaria. Sulla prima forma lo Stato si appropria del "signoraggio primario", cioè in sostanza del valore facciale delle monete dedotto il costo di produzione. Sulla seconda si deve accontentare, chissà perché, del solo "signoraggio secondario", cioè degli interessi che derivano dalla collocazione sul mercato delle banconote, mentre quello primario resta investito nel patrimonio delle banche centrali, solo in parte realmente pubbliche. Per inciso si noti che se le banche centrali dessero agli stati il compito di battere la moneta cartacea, come si fa con quella metallica, quel signoraggio primario andrebbe direttamente allo Stato, che avrebbe bisogno di "meno tasse e meno tagli". Ma facciamo finta di niente.
Veniamo all'ultima forma di denaro, quella bancaria, cioè i depositi a vista, le carte ricaricabili, gli assegni, etc. Questo denaro è emesso in piccola parte ancora una volta dalla banca centrale (le cosiddette riserve monetarie o "Moneta ad alto potenziale") e, per la quasi totalità, dalle banche private.
Come mai le banche private "battono moneta", sia pur elettronica? Non dovrebbe spettare questo compito allo Stato, o al più alla banca centrale? Residuo del passato. Ma in ogni caso, sino ad oggi, sia pure ormai solo in via puramente teorica, tale delega di emissione di moneta ai privati ha una giustificazione formale. Torniamo al dilemma ricavo/debito. Quando la banca "emette" un c/c ha certamente una fonte. Questa fonte è ricavo o debito? Ecco, sia pure formalmente, FINO A CHE ESISTE IL CONTANTE, esso è teoricamente un debito. Il correntista, infatti, può mettere in difficoltà la banca presentandosi allo sportello e pretendendo il contante, esattamente come 80 anni fa il detentore di banconote si poteva presentare all'istituto di emissione e pretendere l'oro in cambio. Quindi è un debito. OK.Ma - QUESTO E' IL PUNTO CRUCIALE - che succede se il contante sparisce?
Succede che si sta dando "corso legale" alla moneta bancaria, esattamente come prima della II guerra mondiale si diede "corso legale" alla moneta cartacea. Questo equivale a trasformare l'emissione di moneta bancaria da debito a "debito irredimibile", cioè sostanzialmente a ricavo. Ed è ancora giusto che questo ricavo non passi dal conto economico e le banche non ci paghino alcun tributo? E' ancora giusto che questa moneta sia emessa, peraltro a interesse, da banche private e non dallo Stato come sarebbe equo? Questo la Gabanelli, spero di sbagliarmi, ma non ve lo dirà mai.
Anche la piccola quota di moneta bancaria emessa dalle banche centrali presenta un'incredibile iniquità. Mentre per le banconote il 100 % degli interessi sulla loro collocazione viene ufficialmente definita "signoraggio" (in realtà è solo quello "secondario") e retrocessa allo Stato, gli utili derivanti alla Banca centrale dall'emissione della moneta bancaria, chissà perché, sono completamente liberi. E quindi parte di essi è accumulato nel patrimonio della banca, parte di essi, sotto varie forme, viene dato allo Stato, parte di essi viene dato ai "partecipanti" (?!), cioè a banche private che non si sa a quale titolo stanno nel capitale di un istituto di credito che si vorrebbe "di diritto pubblico". E' vero che si tratta di poca roba. Ma, poca o tanta che sia, questi utili su emissione di moneta bancaria retrocessi a banche private, se fossero dati più correttamente allo Stato non sarebbero un "minore indebitamento"? No, a quanto pare lo Stato DEVE indebitarsi, per poi dirci che "siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità". E si badi che la moneta bancaria emessa dalla Banca centrale è già "legale" in quanto è già inconvertibile in banconote.
Ma si tratta di una piccola frazione.Il vero scandalo è quel 90 % e passsa di moneta che oggi è emessa da banche private che lucrano interesse su di una funzione eminentemente pubblica. Ecco, la tanto invocata riforma della Gabanelli vuole portare questo 90 al 100 % con tanti saluti all'equità e alla finanza pubblica.
Ma c'è un ultimo conto che non torna. Se il 100 % della moneta emessa in futuro sarà emessa da banche private, che la emettono, la prestano e contrattualmente poi chiedono in cambio il 105 % (il capitale più l'interesse), dove prenderà il sistema tutti quei soldi per restituirli? Se l'emissione di moneta bancaria la facesse lo Stato, intanto non avrebbe bisogno di prestarla a interesse ma potrebbe spenderla direttamente, ridistribuendola. Ma, in questo modo, è MATEMATICO che i soldi, a breve o lungo andare, non ci saranno mai. E giù con tagli e tasse senza fine, in una spirale che strutturalmente non può avere mai fine.
Da qui la mia proposta. Va bene, facciamo sparire il circolante, magari con le avvertenze di cui sopra. Ma, allora, affidiamo l'emissione di moneta al solo Stato (o all'Unione Europea, se volete, o alle Regioni, ai Comuni,...) e diamo alle banche la sola funzione che compete loro: prendere soldi a prestito e prestarli a chi ne ha bisogno. Mai più emissione monetaria e mai più speculazioni (ma quella è un'altra storia). Come? O portando al 100 % la riserva frazionaria da tenere presso la Banca d'Italia (i trattati in teoria lo consentono), ovvero - più semplicemente - autorizzando l'emissione monetaria alle sole banche "nazionalizzate", cioè di proprietà dello Stato.
Siccome sono un irrecuperabile liberale, pretendo che lo Stato non possa mai decidere il "quantum" della moneta da mettere in circolazione. Questo lo decidano le austere "banche centrali", indipendenti dal potere politico. Ma, una volta deciso il quantum, questo deve essere messo a disposizione direttamente dello Stato, con un crollo verticale del debito e con il fallimento, per mancanza di oggetto, delle agenzie di rating e del maledetto spread che ci lanciano contro.
Sig.a Gabanelli, me le fa dire queste cose in TV? O vuole solo contribuire a metterci nel laccio delle banche con il pretesto della lotta all'evasione? -
DI GUY R. MCPHERSON Guymcpherson.com - professore emerito di Scienze Naturali e di Ecologia e Biologia dell'Evoluzione presso l'Università dell'Arizona
Dobbiamo sviluppare un nuovo sistema economico perché quello attuale non funziona. Il sistema industriale sta distruggendo ogni aspetto della vita sulla terra. E, fino a prova contraria, senza vita sulla Terra non è possibile sopravvivere.
Cercherò di descrivere brevemente gli orrori di questo intricato e devastante castello di carte globale. Proverò a indicare un'alternativa migliore, e non sarà cosa difficile. Molto più difficile sarebbe trovare un'alternativa peggiore. E i modelli cui rifarsi non mancano certo. Mi concentrerò su due di questi, l'anarchia agraria e l'Età della Pietra post-industriale.
Cosa non funziona?
Un resoconto particolareggiato dei malfunzionamenti dell'enonomia industriale richiederebbe un'intera biblioteca. Riassumendo, i problemi principali sono (1) il fatto che la disparità tra ricchi e poveri persiste anche al culmine dello sviluppo industriale occidentale; (2) l'eccesso di popolazione, in un pianeta che ormai è sovraccarico; (3) i cambiamenti climatici senza controllo prodotti dal surriscaldamento globale; (4) la distruzione all'ingrosso della vita sulla Terra, con l'estinzione di centinaia di specie al giorno, la perdita di acqua potabile e di suolo fertile.
In breve, come ho scritto sulla più importante rivista specializzata del settore, “il mondo moderno ci costringe a vivere in modo immorale. Non c'è dubbio che una società che schiavizza, tortura e uccide le persone, fa abuso della terra e delll'acqua necessarie alla sopravvivenza della nostra e di altre specie è una società immorale, e tuttavia ciò è perpetrato con scioccante efficienza dal sistema economico globale, incarnato nell'impero statunitense. La maggior parte della gente sa che le multinazionali dell'energia avvelenano la nostra acqua, quelle dell'agricoltura controllano le nostre forniture alimentari, quelle del settore farmaceutico controllano il comportamento dei nostri figli, Wall Street il flusso dei nostri soldi, i grandi media le informazioni che riceviamo ogni giorno, e i "criminosamente ricchi" diventano sempre più ricchi sfruttando l'immoralità del sistema. È così che funziona l'America. E, nonostante ciò, pensiamo ancora di vivere da brave persone nel paese dei liberi".
Dovrebbe essere chiaro che l'economia industriale ci sta facendo ammalare, mentalmente e fisicamente, e sta distruggendo gli habitat delle specie viventi su questo pianeta. Sono convinto che sia necessario porre fine a questo sistema di vita — cioè, porre fine alla civiltà industriale - e sostituirlo con uno più sano e duraturo.
Alternative
Le alternative abbondano, e in generale si collocano in un ventaglio che spazia dallo status quo all'Età della Pietra postindustriale. In questo ventaglio voglio soffermarmi su tre punti: (1) lo status quo, che deve essere sovvertito se vogliamo continuare a esistere come specie ancora per più di qualche decennio, (2) l'anarchia agraria e (3) l'Età della Pietra postindustriale.
Il sistema attuale: l'economia industriale Lo stadio attuale di sviluppo reca con sé una quantità spaventosa di controindicazioni: il sovrappopolamento, il caos climatico e la crisi delle specie animali in via d'estinzione. È il nemico principale che ci troviamo ad affrontare. Dobbiamo sbarazzarcene prima che sia lui a sbarazzarsi di noi. Considerando la velocità con cui il nostro sistema economico procede verso l'autodistruzione e l'assenza quasi totale di dibattito a livello nazionale e internazionale su come fermarlo, ho il sospetto che la nostra società precipiterà nell'Età della Pietra postindustriale nel giro di anni, non di decenni. Ma alle comunità e agli individui rimane sempre la possibilità di scegliere l'opzione dell'anarchia agraria.
L'anarchia agraria
L'anarchia come ideale politico pressupone l'assenza di un governo coercitivo e stabilisce l'associazione volontaria e cooperativa di individui o gruppi di individui come struttura portante dell'organizzazione sociale. Questo "rapporto di vicinato" dell'uomo con l'uomo e dell'uomo con la natura è l'ideale jeffersoniano all'origine degli Stati Uniti, come indicato da Monticello e qua e là da Thomas Jefferson nei suoi scritti. È anche il modello proposto da Henry David Thoreau e, più di recente, da pensatori radicali come Wendell Berry (scrittore e contadino), Noam Chomsky (linguista, filosofo), Howard Zinn (storico recentemente scomparso) e dall'iconoclasta di Tucson Edward Abbey.
Considerate, ad esempio, alcuni passi arcinoti da Jefferson: (1) "Il risultato del nostro esperimento sarà di consentire ai più di governare sé stessi senza un padrone"; (2) "Preferirei essere esposto agli inconvenienti di un eccesso di libertà che a quelli del suo contrario" e (3) "Quando la gente ha paura del proprio governo, è la tirannia; quando il governo ha paura della propria gente, è la libertà". Anche se Jefferson non si considerava un anarchico, dalle sue parole e dai suoi ideali si capisce che auspicava fortemente una supremazia dell'individuo e un governo "minimo" che vegliasse sui cittadini senza pesare su di loro. L'etimologia greco-latina di "anarchia", invece, suggerisce l'assenza totale di governo. Che non mi pare un'idea così cattiva.
Come Jefferson, Henry David Thoreau propugnò l'ideale di una società agricola vicina alla natura. Thoreau era uno strenuo sostenitore dell'anarchia agraria e attribuiva all'individuo un'importanza ancora maggiore che Jefferson: “Il governo migliore è quello che non governa; e quando gli uomini saranno pronti, questo è il governo che avranno." Che io sappia, nessun governo nazionale ci ritiene pronti.
Balziamo alla fine del ventesimo secolo, ed ecco diversi altri filosofi schierarsi a favore dell'anarchia agraria. Forse gli esempi più famosi sono Wendell Berry, Noam Chomsky e Howard Zinn, ma la voce più esplicita è stata quella di Edward Abbey negli anni precedenti alla morte, avvenuta nel 1989: (1) “L'anarchismo non è una favola romantica, ma la presa di coscienza, basata su cinquemila anni di esperienza, che non possiamo affidare le nostre vite a re, preti, politici, generali e questori"; (2) “L'anarchismo è fondato sulla considerazione che siccome pochi uomini sono in grado di governare sé stessi, ancora meno sono in grado di governare gli altri"; e (3) “Il vero patriota deve sempre essere pronto a difendere il proprio paese dal proprio governo".
Nei miei sogni, le nazioni industrializzate sono dirette verso l'anarchia agraria. Molti paesi l'hanno vissuta per anni e possono mostrarci la via. Quando una regione era esclusa dall'accesso immediato ai combustibili fossili, l'anarchia agraria era l'ovvia soluzione. Cos'altro se non un forte senso di autonomia e forti legami all'interno della comunità potevano permettere a queste comunità di coltivare e distribuire cibo a livello locale? Cos'altro poteva permettere loro di assicurarsi forniture d'acqua e proteggerle dalle grinfie delle multinazionali? Di sviluppare una struttura sociale fondata sul rispetto reciproco e sulla fiducia nel prossimo? Al contrario che nel nostro sistema, non avevano bisogno del denaro: i conti erano saldati per mezzo del baratto. Meglio ancora, l'economia agraria si sposa perfettamente con l'economia del dono.
L'età della pietra postindustriale
Per migliaia di anni la specie umana ha vissuto in comunità relativamente piccole a stretto contatto con la terra da cui traevano sostentamento. Questi uomini si conoscevano tra di loro e conoscevano le piante e gli animali con cui condividevano l'ambiente. Avevano impatto zero sul terreno e sulle risorse idriche che utilizzavano. Passavano poche ore al giorno in quello che chimiamo "lavoro", allo scopo di assicurare l'accesso a acqua, cibo e fonti di calore a tutti i membri della comunità. Era un sistema di vita duraturo, caratterizzato dalla longevità e dall'impatto minimo sul pianeta.
Questa è l'epoca che con arroganza chiamiamo "età della pietra".
La prima forma di civilizzazione si sviluppò poche migliaia di anni fa. È legata essenzialmente allo sviluppo delle città. In altre parole, la civilizzazione è caratterizzate da popolazioni umane troppo numerose per soddisfare i propri fabbisogni con le risorse locali. La città sopravvive grazie all'aria pulita, all'acqua e al cibo sano che trae dalle campagne circostanti, come anche il combustibile necessario a mantenere la temperatura corporea degli abitanti a circa 37 gradi. In cambio, le campagne ricevono dalle città aria sporca, acqua inquinata e spazzatura. Molte persone civilizzate pensano che si tratti di un grande affare, ma la realtà è che non può durare in eterno, perché l'abbondanza della natura ha dei limiti.
Lo stadio attuale della civilizzazione, l'economia industriale, è il modello meno sostenibile, in parte perché ha bisogno di crescere per sopravvivere. È come un organismo, che o cresce o muore. E il nostro pianeta limitato non può sostenere un crescita illimitata.
L'economia industriale ha bisogno di forniture di greggio pronte per l'uso e a basso costo. Il petrolio è il sangue che scorre nelle vene della nostra vita quotidiana. I derivati del petrolio fanno viaggiare comodamente persone, merci, idee. Senza conbustibili a basso costo per il trasporto di acqua, cibo, materiali da costruzione, l'economia industriale va in recessione.
Ciascuna delle cinque recessioni registrate dall'economia globale a partire dal 1972 è stata preceduta da un'impennata nei prezzi del greggio. Sono finiti i giorni del carburante a portata di mano. A livello globale, il picco di estrazione è stato toccato nel maggio 2005. Un leggero calo nella disponibilità di greggio, assieme alla crescita della domanda da parte di paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile, ha aperto la strada a ulteriori impennate nei prezzi in futuro. Poco importa che vi siano al mondo quasi un trilione di barili ancora da sfruttare: il prezzo dei conbustibili è la cosa più importante per la crescita delle economie industriali.
Senza dubbio, i prossimi aumenti delle tariffe porteranno il sistema al collasso e ci spediranno con un biglietto di sola andanta tra le braccia della nuova età della pietra. Già adesso, il petrolio è così caro che le banche centrali e i governi nazionali non possono più permettersi di dare anche solo l'illusione di una crescita economica stampando valuta. Propio come stava per accadere nel 2008, quando il prezzo del greggio sfiorò i 147,27 dollari a barile.
Non è chiaro cosa il futuro abbia in serbo. Ho il presentimento che, al termine del collasso in corso, il tasso di mortalità avrà un'impennata di breve durata, ma di larga scala. Dopodiché le risorse energetiche provenienti da fonti rinnovabili verranno meno a loro volta, perché dipendono strettamente per il loro mantenimento da settori che si reggono sul petrolio. Le batterie della maggior parte dei pannelli solari installati nelle case e delle centrali eoliche hanno una durata di un decennio o poco più. Quando l'economia industriale sarà crollata e non ci sarà più possibilità di generare energia attraverso le tecnologie rinnovabili, sembra proprio che gli esseri umani non potranno fare a meno di tornare a vivere a stretto contatto con i loro vicini e con l'ambiente naturale che consente la vita sulla terra. Ciò significa che sprofonderemo nell'età della pietra postindustriale, seppur provvisti di una tecnologia sconosciuta ai tempi del Neolitico. Gli strumenti più semplici, come coltelli e botti, rimarranno utilizzabili ancora a lungo. Le tegnologie più complesse, specie quelle che dipendono dall'elettricità, scompariranno dalla nostra memoria in men che non si dica.
Un'economia basata sullo scambio di doni
Allo stadio attuale dello sviluppo industriale la maggior parte della gente è ossessionata dall'economia terziaria (pezzi di carta verde dal valore simbolico - i soldi - e componenti magnetici di schede elettroniche). Pochi individui lungimiranti si concentrano invece sul settore secondario (gli oggetti che usiamo nella vita di tutti i giorni) che si basa saldamente sul settore primario, fondamentale eppure trascuratissimo. Quest'ultimo ha a che fare con i rozzi materiali che sfruttiamo per sopravvivere, e su cui forse prosperiamo. La fede nei simboli dell'economia terziaria svanirà quando la gente si renderà conto che ci sono troppo pochi strumenti da poter adoperare (l'economia secondaria) e poche materie prime per ottenerli (economia primaria). Il risultato sarà che i simboli perderanno gran parte del loro potere.
L'economia basata sullo scambio di doni ha funzionato per i primi due milioni di anni della storia umana e, con il collasso del sistema industriale dovuto alla scarsità di combustibili fossili, siamo destinati a tornare a qualcosa di simile. Faremmo bene a usare la storia come una guida per il nostro futuro senza combustibili. Il nostro sistema monetario è basato sulla fede in simboli e ci dà la falsa impressione di poter guadagnare molto in cambio di niente. Invece, ci ruba il nostro senso della comunità.
Le persone provviste di denaro abbondante non hanno bisogno di partecipare a una comunità di persone. La ricchezza consente loro di comprare beni e servizi, e non hanno bisogno di conoscere i nomi di chi fornisce loro tutto questo. Lo stesso per i nomi delle piante, degli animali, del suolo, dell'acqua da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza.
Al contrario, le persone indigenti dipendono molto dai vicini. I poveri delle campagne riconoscono che I vicini includono i non umani, oltre che gli umani. La vera comunità si basa sul dono, e il dono è quello che ci fanno la terra e l'acqua che ci sostengono non meno di quanto fanno i nostri simili.
Un esempio personale
Avevo in mano le carte vincenti. Ma ho mollato la partita. I miei genitori hanno fatto gli insegnanti per tutta la vita. Così anche mio fratello e mia sorella. In tutta la famiglia sono stato l'unico a raggiungere l'apogeo dell'educazione. All'età di quarant’anni ero professore ordinario all'università. Ho voltato le spalle a quella vita, che amavo, e molte persone pensarono che fossi diventato matto. Ho voltato le spalle dopo aver tentato invano di cambiare quel sistema moralmente corrotto, quando mi resi conto che era il sistema che stava cambiando me.
Ho gettato le carte quando mi sono reso conto che il primo passo da fare per distruggere quaesto sistema corrotto è abbandonarlo. Siccome ero nato in cattività e avevo assimilato i normali pregiudizi di un mondo impazzito, mollai più tardi di quanto avrei dovuto e solo dopo, molto tempo dopo, mi resi conti dell'immoralità del sistema. Gran parte di questo ritardo fu dovuto dalla mia incapacità di stabilire dove e come lasciare il sistema. Ero arrivato a considerare il sistema economico industriale al suo apice una cosa orribile ma, siccome era l'unico che avessi mai conosciuto, non avevo idea di come fare a uscirne. Alla fine, dopo diversi anni di riflessione e qualche tentativo abortito di evasione, assieme a mia moglie riuscii a costruirmi una vita nuova improntata all'anarchia agraria in una piccola proprietà condivisa con un'altra famiglia.
Dopo aver gettato le carte sul tavolo, ho iniziato a lavorare assieme ad altre persone in un esperimento di transizione verso l'economia del dono. Vivo in una piccola valle semidisabitata dove il dono è la regola, non l'eccezione. Condivido un piccolo appezzamento di terra assieme ad altri umani, anatre, papere, polli e piante. Abbiamo cercato, e continuiamo tuttora, di seguire uno stile di vita rispettoso della sana alimentazione, della giusta temperatura corporea, della condivisione tra esseri umani. Vivendo nell'anarchia agraria in una comunità ai confini dell'impero, sono diventato responsabile di me stesso e dei miei vicini, umani e non.
Questo stile di vita è di grn lunga superiore a quello che avevo in precedenza. Bevo acqua pura da un pozzo locale azionato a mano e con pannelli fotovoltaici. Mangio sano, cibo biologico coltivato in gran parte sulla mia proprietà. La mia abitazione è ben coibentata e autonoma dal punto di vista energetico, non utilizzo mai energia proveniente da combustibili fossili. Conosco i miei vicini, umani e non, e loro conoscono me.
Alla fine, meglio tardi che mai, sono riuscito a vedere gli orrori del nostro stile di vita, e ad abbandonarlo. Unitevi a me, per favore.
Guy McPherson è professore emerito di Scienze Naturali e di Ecologia e Biologia dell'Evoluzione presso l'Università dell'Arizona, dove ha insegnato e condotto ricerche per 20 anni. Ha scritto oltre 100 articoli, dieci libri, l'ultimo: Walking Away From Empire, e per molti anni ha studiato la conservazione della biodiversità. Vive in una casa di paglia autosufficente, pratica la coltivazione biologica e l'allevamento, lavorando all'interno di una piccola comunità rurale. Per saperne di più visitate guymcpherson.com o scrivetegli all'indirizzo grm@ag.arizona.edu**********************************************
Fonte: Toward an economy of Earth
02.02.2012
Traduzione per comedonchisciotte a cura di Davide Illarietti












