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Sabato 09 si è tenuto il primo incontro palermitano ai cantieri culturali della Zisa del QUINTO STATO.
"Siamo lavoratori e lavoratricidella conoscenza, produciamo contenuti, storie e informazioni, trasmettiamo e rielaboriamo saperi, in generale nutriamo quei beni comuni che si ottengono dalla cura e dalle relazioni, dall'immaginazione, dal lavoro immateriale e da quello nella formazione:"
L'incontro promosso da CLAC-LAB , I cantieri che vogliamo, Teatro Garibaldi Aperto e Laboratorio Zeta ha visto partecipi persone di diversa provenienza, dall’artigiano dei comodini agli operatori del sociale e della cultura. Ospite d’onore Roberto Ciccarelli autore, insieme a Giuseppe Allegri del libro “La furia dei cervelli“. e in diretta streaming Elena Doria di STRADESindacatoTraduttori Editoriali.
Con il DDL Fornero si sanzionano gli indipendenti, i possessori di PARTITA IVA o che lavorano con la RITENUTA D’ACCONTO, a causa dell’aumento dell’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS di 4 punti perché questo sicuramente dimezzerà il loro reddito annuo, 8 mila euro l’anno circa secondo le statistiche, dice Roberto Ciccarelli.
Che ricchezza eh ! Nessun ammortizzatore sociale valido per garantire dignità e diritto di cittadinanza, si introducono ASPI e MINI ASPI sussidi ridotti da 18 a 12 mesi ai quali saranno esclusi 9 lavorati su 10 in quanto si dovrà dimostrare di aver pagato una serie di contributi nei due anni precedenti, cosa alquanto difficile vista la precarietà nella quale versano questi lavoratori.
Gli ultimi dati dell’OCSE ci riferiscono che “se” ci sarà ripresa sarà dopo il 2020, ancora 8-10 anni di recessione e quando arriverà la crescita non sarà fatta di lavoro stabile bensì i precari saranno la maggioranza e sempre senza tutele.
La condizione di precarietà nella quale si riconosce il Quinto Stato “non riguarda solo gli indipendenti” ma piuttosto “la condizione di chi apolide in patria o extra-territoriale in uno stato” . Occorre proporre soluzioni alternative come quelle di Elena Doria di Strade che introducono un nuovo mutualismo o come l’esperienza del co-working Re Federico di Palermo.
In quest’ottica da esempio l’esperienza di un gruppo di genitori palermitani che stanno per lanciare un asilo nido co-gestito, ciascun genitore rinuncerà ad un giorno di lavoro per accudire i bambini di tutti in dei locali concessi dal comune alla Marina. Un Nuovo Mutualismo, sempre più necessario.
Una nuova idea di istituzioni, si guardi al teatro Valle con azionariato diffuso ed è così probabile che anche in altri settori si possa seguire la stessa via, e allora si guardi anche a NoiNet, altro settore stessa storia, azionariato diffuso e partecipato.
La co-progettazione (o progettazione partecipata), che faremo venerdì 15 giugno, sarà il primo passo per la costruzione di un gruppo di lavoro, formato esclusivamente da giovani. Il gruppo diventerà soggetto attivo e propositivo nell'elaborazione di progetti culturali per lo sviluppo locale di Belmonte. Seguendo quello che succede in tante altre parti del mondo, dove le POLITICHE CULTURALI di un territorio sono progettate insieme agli abitanti, anche a Belmonte la cultura sarà co-progettata da tutti. (Filippo Pistoia)
Intanto! Complimenti a Piero nuovo Sindaco e auguri di buon lavoro. Lo attende un impegno importante e molto gravoso. Paradossalmente, il consenso così consistente lo carica ulteriormente per le aspettative dei cittadini, che sollecitano una straordinarietà di impegno. La squadra, quella sempre auspicata, se si saprà dotare della responsabilità necessaria, sarà in grado di assolvere nel modo migliore possibile il compito. AUGURI E BUON LAVORO!
Ai tempi in cui in Sicilia si dibatteva sul tema della Riforma Amministrativa e, soprattutto, dopo la sua approvazione, si sosteneva la necessità di una legislazione regionale fatta con la partecipazione degli enti locali, destinatari delle nuove competenze che scaturivano dal nuovo importante evento. Si era coniato un vero e proprio slogan: “Legiferare sugli enti locali con gli enti locali”. Si riteneva che fosse importante il coinvolgimento dei Comuni, nella fase legislativa, quella cioè che andava stabilendo le competenze da trasferire. Ovvie le ragioni di questa pretesa sostenuta, soprattutto, dagli enti locali. Si era nei primi degli anni ’80.
Si richiama questo interessante precedente a supporto della opportunità della tesi più volte sostenuta nelle mie riflessioni, ma anche da intereventi di certa politica e del mondo civile, di coinvolgere il più possibile la comunità locale nelle decisioni amministrative che la riguardano. Quando le sollecitazioni prima ricordate sono state raccolte dal legislatore regionale, il risultato è stato sempre molto soddisfacente, Tutte le leggi, ad esempio, sulle persone con disabilità, sugli anziani e sui servizi sociali in genere, sono state il risultato anche di un coinvolgimento preventivo del cittadino, attraverso gli enti locali, i sindacati, le organizzazioni di categorie e così via, e sono risultate di grande valore oltre di grande tempestività rispetto agli analoghi provvedimenti adottati dallo Stato. Il coinvolgimento, quindi, è stato il criterio operativo che ha consentito una buona legislazione.
Il metodo della intesa preventiva, il principio di amministrare con gli amministrati, pertanto è una condizione indispensabile per la qualità del prodotto che deve essere confezionato dall’ente locale.
Del resto, i programmi dei tre candidati sul tema in discussione sono stati abbastanza chiari, come si vede dai relativi passaggi che qui di seguito si riportano:
“Il rilancio dell’azione di governo del Comune dovrà avvenire attraverso l’attivazione di tutte le forme di partecipazione delle nostre concittadine e dei nostri concittadini e di concerto con le forze politiche, sociali e sindacali”.
Ed ancora: “Ogni scelta che riguarda la programmazione e l’attuazione dei progetti decisivi per il futuro del nostro Paese dovrà avvenire con la partecipazione di questi soggetti, a partire dai temi che riguardano il bilancio pubblico, l’urbanistica e le infrastrutture portanti. Scriveremo insieme le regole per dare certezze e garanzie alle procedure partecipate, ma occorre un vero e proprio salto di ordine culturale. Non deve essere solo un segmento dell’Amministrazione ad occuparsi di partecipazione, ma l’insieme della struttura tecnica, organizzativa e politica del comune.
In quest’ottica il metodo partecipativo trova una puntuale applicazione lungo tutto il programma e diventa un criterio e principio fondamentale dell’azione di governo.”
(Piero Di Liberto)
“Consentiremo alla cittadinanza la partecipazione alla gestione amministrativa del Comune attraverso le consulte, i consigli comunali aperti ed eventuali altri strumenti che i cittadini posssono proporre”.
(Franco La Barbera)
“Al fine di favorire una reale partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica dell’Amministrazione per valorizzare i bisogni e le proposte verranno istituiti degli organismi chiamati “consulte” che avranno il ruolo di rendere trasparente il rapporto tra cittadino e Amministrazione Comunale”.
(Totò Caltagirone)
I tre candidati, oggi, a risultati elettorali definiti, sia pure con ruoli diversi sono nelle condizioni di mettere in pratica la partecipazione del cittadino nella gestione della cosa pubblica. A mio avviso quello qui trattato è un criterio che va prioritariamente attivato perché dovrà supportare l’azione amministrativa sin dal suo nascere. Deve essere, a mio avviso, il primo banco di prova per tutti.
In una prossima riflessione mi riprometto di segnalare altri percorsi che possono, in maniera ancora più compiuta, realizzare il principio; “amministrare con gli amministrati”.
Era ora che qualcuno affrontasse il come si devono relazionare i dipendenti pubblici con i cittadini per ottenere un rapporto sul web produttivo. “Questo articolo è la traduzione e adattamento di un articolo di Lyne Robichaud pubblicato sul blog “Government in the Lab” di John F Moore. Sicuramente già esistono sindaci che predispongono corsi di formazione a tal fine.
Spesso si domanda ad i fornitori di software di far funzionare le nuove tecnologie dimenticandosi che molto dipende dalle persone che lo utilizzano.
Questione di apertura verso un nuovo modo di gestire la cosa pubblica. Di seguito riporto l'articolo che risulta essere già un primo passo verso una strada per tentare di costruire una democrazia partecipata.
<< Se acquistate nuovi divani e poltrone e cambiate l’arredamento del vostro salotto per renderlo più accogliente e più bello, questo non significa necessariamente che più gente vi verrà a trovare. Potete invitarli nel nuovo spazio ma una volta che si sono seduti sui vostri nuovi divani dovrete parlare, impegnarvi nella discussione, trovare argomenti che coinvolgano tutti gli invitati e favorioscano la partecipazione ed il contributo di tutti. Se parlate solo voi e non siete interresati ai discorsi dei vostri ospiti questi si stancheranno, quando potranno andranno via per non tronare più. >>
<< Nell’ambito dell’Open Government, una volta che i dati sono accessibili a tutti non bisogna aspettare con le mani in mano pensando che la partecipazione dei cittadini arriverà per magia. I cittadini sono sempre stati abituati ad un sistema verticale di potere, non hanno ancora sviluppato l’abitudine alla collaborazione e da parte loro i manager pubblici non hanno ancora colto l’immenso potenziale che c’è dietro alla collaborazione allargata. I Dirigenti, chi amministra e gestice la Pubblica Amministrazione dovrebbe imparare a creare ambienti favorevoli alla diffusione della collaborazione sia fra i dipendi che fra i cittadini.
Comunicate i vostri piani, i vostri obiettivi, mostrate ciò che intendete realizzare in ogni modo possibile, per suscitare l’interesse in un pubblico quanto più vasto e diversificato possa essere.
I cittadini sono esseri umani, non numeri. Si tratta di persone con aspirazioni, sogni che vogliono condividere le loro esperienze di vita. Riconoscete i punti di forza, evidenziate le loro qualità. Apprezzate i loro contributi e soprattutto fategli sapere che sono apprezzati.
Incoraggiate lo scambio di idee. Premiate la capacità creativa e lo spirito di iniziativa.
Restate in ascolto e coinvolti nelle conversazioni. Sarete così in grado di identificare le comunità più influenti ed identificare i loro bisogni, le sfide e le percezioni.
Contribuite fornendo contenuti a valore aggiunto, dovete diventare una risorsa per la vostra comunità.
Collegatee le persone tra loro. Generate collaborazioni e rapporti commerciali.
Individuate gli elementi di insoddisfazione e sappiate riconoscere i segni di soddisfazione capirete così come stabilire legami affettivi con i membri della vostra comunità.
Rappresentate ogni giorno i valori e le qualità che ispirano la vostra comunità perché ne diventino gli assi portanti di essa.
Misurate, valutate e qualificate regolarmente la vostra presenza online. >>
Fra qualche giorno in Senato dovrà essere votata la modifica dell’art. 81 Cost. che introdurrà il cosiddetto pareggio di bilancio, e cioè l’obbligo per lo Stato di pareggiare costi e ricavi. Una norma importante, ma che nasconde un terribile effetto: la consegna definitiva del nostro paese nelle mani delle oligarchie bancarie e finanziarie, perché con il pareggio di bilancio lo Stato non sarà più in grado di controllare e indirizzare l’economia nazionale attraverso le politiche anticicliche1. La conseguenza è evidente: la nostra politica economica sarà gestita dal cosiddetto Fondo Internazionale Salvastati, dalla BCE e dalle oligarchie dei poteri finanziari mondiali che controllano i flussi di credito agli Stati tramite l’acquisto di titoli del debito pubblico (debito sovrano).
Ma andiamo indietro e torniamo al Governo Berlusconi. All’epoca c’erano parecchie resistenze per l’approvazione della norma che l’UE ci chiedeva proprio in ragione della crisi finanziaria. Già da questo dato è possibile una prima lettura del mostruoso provvedimento che sta per essere approvato. Berlusconi e il suo governo tentennavano, ma i poteri finanziari non intendevano aspettare. Ecco dunque la mossa regina: esautorare Berlusconi e sostituirlo con Monti, il quale il 2 marzo 2012 firma con gli altri paesi europei il cosiddetto Fiscal Compact, un trattato UE attraverso il quale si impongono regole più rigide nel rapporto tra deficit e PIL. In altre parole, il deficit non dovrà superare in alcun modo il 3% del PIL.
Ma il Fiscal Compact comporterà anche un impegno per gli Stati membri ad abbattere l’attuale debito pubblico per ridurlo fino a raggiungere il 3% del PIL. E siccome lo Stato italiano ha un deficit stratosferico, questo impegno comporterà per il nostro paese manovre pesantissime per i prossimi anni e una previsione di crescita che è pari a zero, poiché lo Stato a questo punto non avrà più sovranità di politica economica, non potendo sforare i limiti imposti dal Fiscal Compact, pena l’applicazione di forti sanzioni.
Le opinioni degli economisti e degli osservatori politici sul punto peraltro si sprecano, e c’è chi ritiene che il Fiscal Compact determina la nostra fine come nazione e come Stato sovrano. Il che pare essere vero al di là dell’evidente pregio di una politica che tenga sotto controllo gli eccessi della spesa pubblica. Del resto, è sufficiente vedere come è stata gestita la questione. In sordina. La Camera ha già approvato la modifica dell’art. 81 Cost. con una maggioranza bulgara che scongiura già in prima battuta il referendum costituzionale. Se la norma verrà approvata nella stessa maggioranza al Senato, i cittadini non verranno consultati in merito alla consegna della sovranità politico-economica a soggetti estranei ai meccanismi democratici. In altre parole, i cittadini si ritroveranno a essere governati dalle oligarchie finanziarie e i nostri politici saranno il paravento democratico attraverso il quale queste oligarchie decideranno i nostri destini.
Nessun organo di informazione ne ha parlato. Mentre tutti si spendono nel parlare di Renzo Bossi e dello scandalo leghista, che guarda caso capita proprio a fagiolo in un contesto politico dove si sta per approvare una modifica costituzionale più che importante e che ridisegnerà gli assetti e i rapporti all’interno dell’Unione Europea a favore netto di banche e finanza e del potere politico della Germania. Non a caso, sia Gran Bretagna, sia Repubblica Ceca non hanno aderito al trattato, mentre il nostro paese, prostituto dell’UE, è il primo che si è calato le braghe e ha accettato questi vincoli di bilancio suicidi che non permetteranno politiche di finanza congiunturale.
Del resto potevamo farci ben poco con la classe politica mediocre che ci ritroviamo. Siamo stati avvisati con un metodo finanziario-mafioso. Proprio ieri, alla riapertura dei mercati finanziari, lo spread (il rapporto tra BTP e Bund tedeschi) è risalito a quota 400 e la borsa di Milano ha perso 5 punti percentuali. Un vero crollo in vista della votazione della modifica costituzionale. Come a dire: votate a maggioranza dei 2/3 e approvate il Fiscal Compact, o questo è quello che vi aspetta, puttane italiane… Il default.
Tratto da Homo Videns di G. Sartori. Democrazia vuol dire, alla lettera, ''potere del popolo'', sovranità-comando del demos. E nessuno contesta che questo sia il principio di legittimità che istituisce la democrazia. Il problema è sempre stato di come e di quanto trasferire questo potere dalla base al vertice del sistema potestativo. Una cosa è la titolarità, e tutt'altra cosa è l'esercizio del potere. Il popolo sovrano è titolare del potere. In che modo è anche in grado di esercitarlo? Per rispondere dobbiamo tornare alla pubblica opinione e alla questione di quanto sa. Sappiamo – lo tocchiamo con mano ogni giorno – che il grosso del pubblico non sa quasi nulla dei problemi pubblici.Ogni volta che si va a vedere, si scopre che la base di informazione del demos è di una povertà allarmante, di una vera povertà che non finisce mai di sorprenderci... [...] Le nostre democrazie se la sono sempre cavata lo stesso, ma l'edificio che ha retto alla prova è l'edificio della democrazia rappresentativa. Nella democrazia rappresentativa il demos esercita il suo potere eleggendo chi lo governerà. In tal caso il popolo non decide in proprio le proprie issues – quale sia la soluzione da dare alle questioni da risolvere – ma si limita a scegliere chi le deciderà. Il problema è che la democrazia rappresentativa non ci soddisfa più, che chiediamo più democrazia, il che vuol dire, in concreto, dosi crescenti di direttismo, di democrazia diretta.
I referendum sono in crescita e sempre più invocati... Sarà, questa, maggiore democrazia. Ma per esserlo davvero a ogni incremento di demo-potere dovrebbe corrispondere un incremento di demo-sapere. Altrimenti la democrazia diventa un sistema di governo nel quale sono i più incompetenti a decidere. Il che vuol dire un sistema di governo suicida.
A differenza dei progressisti del momento, i progressisti del passato non hanno mai fatto finta di non capire che ogni progresso di democrazia – di autentico potere del popolo – dipendeva da un demos partecipanteinteressato e informato di politica. Pertanto, da un secolo a questa parte ci siamo andati chiedendo quale fosse la causa dell'alto grado di disattenzione e di ignoranza del cittadino medio. È la domanda cruciale. Perchè se non c'è diagnosi, non c'è terapia.
[...] Finora ho insistito sulla distinzione tra informazione e competenza conoscitiva. È però una distinzione essenziale. Che io sia informato di astronomia non mi trasforma in astronomo, che io sia informato di come va l'economia non mi rende un economista, e che io sia informato di fisica non mi rende un fisico. Analogamente, quando parliamo di persone politicamente educate dobbiamo distinguere tra chi è informato di politica e chi è cognitivamente competente nel risolvere i problemi della politica. ... Il punto non è, ovviamente, di conoscere esattamente quanti siano gli informati che seguono gli eventi politici rispetto ai competenti che sanno come risolverli (o che sanno di non saperlo). Il punto è che ogni massimizzazione di demopotere, ogni crescita di direttismo, richiede che gli informati aumentino e che, al tempo stesso, ne aumenti la competenza, il sapere e il capire. Se questa è la direzione di marcia, allora ne risulta un demos potenziato, capace di fare più e meglio di prima. Ma se, invece, questa direzione di marcia si inverte, allora approdiamo a un demos indebolito. Che è esattamente quello che sta accadendo.
Intanto, è tutto l'educare che è andato scadendo e che è stato largamente scassato dal Sessantotto e dalla balorda pedagogia in auge. In secondo luogo, e specificamente, la televisione impoverisce drasticamente l'informazione e la formazione del cittadino. Infine, e soprattutto, il mondo per immagini che ci viene proposto dal video-vedere disattiva la nostra capacità di astrazione e, con essa, la nostra capacità di capire i problemi e di affrontarli razionalmente.
In queste condizioni chi invoca e promuove un demos che si autogoverna è un truffatore davvero senza scrupoli, o un puro irresponsabile, un magnifico incosciente.
Eppure è così, siamo assediati da imbonitori che ci raccomandano nuovi meccanismi di consenso e di intervento diretto dei cittadini nelle decisioni di governo, ma che tacciono come mummie sull'antefatto del discorso, e cioè su quel che i cittadini sanno ovvero non sanno delle questioni sulle quali dovrebbero decidere. Il sospetto che questo sia il problema nemmeno li sfiora.
I direttistidistribuiscono patenti di guida senza chiedersi se i loro patentati sanno guidare.
Il quadro d'insieme è dunque questo: che mentre la realtà si complica e le complessità aumentano vertiginosamente, le menti si semplicizzano e noi stiamo allevando – ho già detto – un video-bambino che non cresce, un adulto che si configura per tutta la vita come un ritornante bambino. È questo il malpasso, il malissimo passo, nel quale ci stiamo attorcigliando.
Il fatto che l'informazione e l'educazione politica sono in mano della televisione presenta seri problemi per la democrazia. Invece di fruire di una democrazia diretta, il demos è diretto dai manipolatori dei media. Non è solo questione di malnutrizione informativa, è anche che coloro che selezionano le informazioni diventano i gestori del dominio simbolico delle masse. Basta accrescere o ridurre certe dosi di immagini o di notizie e la risposta risente necessariamente delle tecniche nutritive adottate.
[...] La tecnopoli digitale sarà gestita da una razza padrona di piccolissime èlites, di tecno-cervelli altamente dotati, e che si risolverà – nella previsione di Neil Postman – in una tecnocrazia divenuta totalitaria che plasma tutto e tutti a propria immagine e somiglianza.
Come è ormai noto Il 27 Gennaio 2012 il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto semplificazioni.
All'interno dei Comuni c'è abbastanza movimento; i dirigenti devono dare tempi certi nell'esecuzione dei procedimenti verso aziende e cittadini.
Il decreto mette insieme tante cose nuove dalla più utile ed importante a quella più di propaganda e poco concretizzabile.
Ormai tutti i giornali ne hanno dato evidenza come la bella novità sulla data di scadenza dei documenti di identità di riconoscimento che dovrà corrispondere a quella del proprio compleanno. Così non ci dimenticheremo più la data di scadenza!
Ma non solo, il decreto si propone di accellerare il cambio di residenza (che interessa mediamente 1,4 milioni di italiani l’anno) il quale deve essere ottenuto al momento della dichiarazione inviata al Comune di destinazione.
Per far ciò è necessario un collegamento informatico tra le diverse amministrazioni per quanto riguarda gli atti di stato civile e serviranno investimenti e STANDARD di riferimento che non ci sono.
Altra novità in arrivo per i cittadini disabili: al posto dei continui certificati medico-legali basterà presentare il verbale della Commissione medica che ha accertato la disabilità.
Questo è il sunto di quello che trovate on-line. Ma ciò che gira in rete non sottolinea quello che secondo è veramente un cambiamento. Non mi riferisco al via verso l'OPEN DATA e neanche alla stimata "agenda digitale" . Tutte "innovazioni" già avviate dal Ministro Brunetta e già riviste, ma dove sta la vera novità?
Ecco la vera novità ...... APPLICAZIONE DEL POTERE SOSTITUTIVO IN TUTTE LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI COMPRESI I COMUNI.
Se UN DIRIGENTE di un’amministrazione, non rispetta i tempi di conclusione delle pratiche, cittadini e imprese potranno rivolgersi ad un altro dirigente preventivamente individuato dal vertice dell'amministrazione che avrà il compito di provvedere in tempi brevi. Se il funzionario non rispetta i tempi di conclusione delle pratiche, rischia sanzioni disciplinari e contabili. Infatti il primo articolo del decreto introduce un potere sostitutivo, rivolto a cittadini ed imprese in caso di inerzia dell'amministrazione. Per ogni provvedimento il Comune ad esempio ha l'obbligo di indicare il termine previsto dalla legge o dai regolamenti riguardo ogni procedimento.
Oggi il cittadino o un'azienda ha uno strumento in più; decorso inutilmente il termine per la conclusione di un procedimento come ad esempio il rilascio di una concessione edilizia o altro atto, il privato potrà rivolgersi ad un dirigente incaricato dal sindaco, affinché quest'ultimo, entro un termine pari alla metà di quello originariamente previsto, concluda il procedimento attraverso le strutture competenti è può anche addebitare i costi aggiuntivi al dirigente "lento" o incompetente. Inoltre ogni anno il dirigente cui è stato attribuito il potere sostitutivo comunica all'organo politico i procedimenti, suddivisi per tipologia e strutture amministrative competenti, nei quali non è stato rispettato il termine di conclusione previsto dalla legge o dai regolamenti. Per chi ha determinato il ritardo nella procedura amministrativa, scatteranno sanzioni disciplinari e contabili.
Attenzione ai Dati di una Pubblica amministrazione sono patrimonio di tutti.
Oggi parliamo di Pubblica Amministrazione nello specifico come un Comune sta per cambiare verso una gestione sempre più digitale. Soltanto sei mesi fa il rapporto della corrispondenza che gestiva un Comune era di circa 20-80 cioè su 100 documenti 20 erano elettronici ( mail certificate contenenti documenti firmati digitalmente ) e 80 invece cartacei (analogici). Si prevede da Gennaio il ribaltamento di questo rapporto. 80% di documenti digitali, e 20% documenti cartacei.
Tutto bene molto positivo potremmo dire. Positivo per l'ambiente perchè gira meno carta, positivo per le tasche perchè ( in teoria) si risparmia.
Scrivo in teoria inquanto in moltissimi Comuni c'è l'abitudine di stampare i documenti elettronici dimenticando che così facendo perdono il loro valore legale ! Noi informatici sappiamo che dobbiamo avere tanta pazienza, la carta ha una storia di oltre 20.000 anni l'informatica è appena nata. Utilizzare i documenti elettronici per la corrispondenza è molto utile perché la posta certificata ha un valore di raccomandata con ricevuta di ritorno con la caratteristica che l’invio e la ricezione del deposito è gratuito. Pensate a quanto sta risparmiando ad esempio il Comune di Belmonte Mezzagno nelle comunicazioni con gli altri enti quali Provincia, Regione, Agenzia del Territorio, ecc. Si proprio così, tutti gli Enti hanno l’obbligo di comunicare tra loro attraverso PEC. Ma andiamo a i RISCHI. Nasce il problema della Conservazione di documenti nativi elettronici. Tutti i documenti elettronici vengono conservati? Archiviati? Dove ? E’ stato previsto un sistema di Copie di sicurezza o D.R. ? Spesso la politica è lontana da questi problemi, ma oggi è necessario concentrarci su come usare bene la tecnologia. Tutti i dati del Comune se gestiti possono essere trattati per conservazione e per diffusione ( filtrati dai dati sensibili – NEL RISPETTO DELLA PRIVACY ) per usi sociali.
C’è un movimento mondiale che si Chiama OPEN DATA
Secondo i sostenitori del movimento Open data, i dati andrebbero trattati come beni comuni; di seguito alcuni degli argomenti usati.
• I dati appartengono al genere umano. Esempi tipici sono i genomi, i dati sugli organismi per la scienza medica, dati ambientali e meteorologici, ecc.
• I dati prodotti dalla pubblica amministrazione, in quanto finanziati da denaro pubblico, devono ritornare ai contribuenti, e alla comunità in generale, sotto forma di dati aperti e universalmente disponibili • Restrizioni sui dati e sul loro riutilizzo limitano lo sviluppo della comunità • I dati sono necessari per agevolare l'esecuzione di comuni attività umane (ad esempio i dati cartografici, le istituzioni pubbliche, ecc.) • In campo scientifico il tasso di scoperta è accelerato da un migliore accesso ai dati. • E' essenziale che i dati scientifici siano resi aperti per fare in modo che la scienza sia più efficace e la società ottenga il massimo beneficio dalle ricerche scientifiche
L'open data nel mondo
Dati.gov.it è solo il più recente portale nazionale dei dati aperti dopo una serie di data store governativi lanciati negli ultimi anni. Il primo e più celebre, che ha sostanzialmente fatto da modello ai successivi, è stato Data.gov americano, lanciato dal governo Obama a seguito della Direttiva sull’Open government nel dicembre 2009; di lì a pochi mesi anche il Regno Unito ha aperto il suo Data.gov.uk fortemente voluto e sponsorizzato da Tim Berners-Lee “l’inventore del World Wide Web”. In pochi anni la pratica degli open data e dei data store governativa si è estesa fino in Australia con Data.gov.au, Canada con Data.gc.ca, Norvegia con Data.norge.no e Francia con Data.gouv.fr. Mentre il primo data store made in Italy si è avuto su iniziativa della regione Piemonte, che nel maggio 2010, ha aperto Dati.piemonte.it, quasi un anno dopo anche la regione Emilia Romagna ha pubblicato il proprio data store regionale Dati.emilia-romagna.it.
Attenzione ai Dati di una Pubblica amministrazione sono patrimonio di tutti.
Oggi parliamo di Pubblica Amministrazione nello specifico come un Comune sta per cambiare verso una gestione sempre più digitale. Soltanto sei mesi fa il rapporto della corrispondenza che gestiva un Comune era di circa 20-80 cioè su 100 documenti 20 erano elettronici ( mail certificate contenenti documenti firmati digitalmente ) e 80 invece cartacei (analogici). Si prevede da Gennaio il ribaltamento di questo rapporto. 80% di documenti digitali, e 20% documenti cartacei.
Tutto bene molto positivo potremmo dire. Positivo per l'ambiente perchè gira meno carta, positivo per le tasche perchè ( in teoria) si risparmia.
Scrivo in teoria inquanto in moltissimi Comuni c'è l'abitudine di stampare i documenti elettronici dimenticando che così facendo perdono il loro valore legale ! Noi informatici sappiamo che dobbiamo avere tanta pazienza, la carta ha una storia di oltre 20.000 anni l'informatica è appena nata. Utilizzare i documenti elettronici per la corrispondenza è molto utile perché la posta certificata ha un valore di raccomandata con ricevuta di ritorno con la caratteristica che l’invio e la ricezione del deposito è gratuito. Pensate a quanto sta risparmiando ad esempio il Comune di Belmonte Mezzagno nelle comunicazioni con gli altri enti quali Provincia, Regione, Agenzia del Territorio, ecc. Si proprio così, tutti gli Enti hanno l’obbligo di comunicare tra loro attraverso PEC. Ma andiamo a i RISCHI. Nasce il problema della Conservazione di documenti nativi elettronici. Tutti i documenti elettronici vengono conservati? Archiviati? Dove ? E’ stato previsto un sistema di Copie di sicurezza o D.R. ? Spesso la politica è lontana da questi problemi, ma oggi è necessario concentrarci su come usare bene la tecnologia. Tutti i dati del Comune se gestiti possono essere trattati per conservazione e per diffusione ( filtrati dai dati sensibili – NEL RISPETTO DELLA PRIVACY ) per usi sociali.
C’è un movimento mondiale che si Chiama OPEN DATA
Secondo i sostenitori del movimento Open data, i dati andrebbero trattati come beni comuni; di seguito alcuni degli argomenti usati.
• I dati appartengono al genere umano. Esempi tipici sono i genomi, i dati sugli organismi per la scienza medica, dati ambientali e meteorologici, ecc.
• I dati prodotti dalla pubblica amministrazione, in quanto finanziati da denaro pubblico, devono ritornare ai contribuenti, e alla comunità in generale, sotto forma di dati aperti e universalmente disponibili • Restrizioni sui dati e sul loro riutilizzo limitano lo sviluppo della comunità • I dati sono necessari per agevolare l'esecuzione di comuni attività umane (ad esempio i dati cartografici, le istituzioni pubbliche, ecc.) • In campo scientifico il tasso di scoperta è accelerato da un migliore accesso ai dati. • E' essenziale che i dati scientifici siano resi aperti per fare in modo che la scienza sia più efficace e la società ottenga il massimo beneficio dalle ricerche scientifiche
L'open data nel mondo
Dati.gov.it è solo il più recente portale nazionale dei dati aperti dopo una serie di data store governativi lanciati negli ultimi anni. Il primo e più celebre, che ha sostanzialmente fatto da modello ai successivi, è stato Data.gov americano, lanciato dal governo Obama a seguito della Direttiva sull’Open government nel dicembre 2009; di lì a pochi mesi anche il Regno Unito ha aperto il suo Data.gov.uk fortemente voluto e sponsorizzato da Tim Berners-Lee “l’inventore del World Wide Web”. In pochi anni la pratica degli open data e dei data store governativa si è estesa fino in Australia con Data.gov.au, Canada con Data.gc.ca, Norvegia con Data.norge.no e Francia con Data.gouv.fr. Mentre il primo data store made in Italy si è avuto su iniziativa della regione Piemonte, che nel maggio 2010, ha aperto Dati.piemonte.it, quasi un anno dopo anche la regione Emilia Romagna ha pubblicato il proprio data store regionale Dati.emilia-romagna.it.
E se ti scivolasse una bottiglia tra le mani e cadendo si rompesse ammetteresti che è stata colpa tua ? Forse si ma forse anche no !
Viviamo in un contesto internazionale, nazionale e locale dove la politica ha fallito a causa delle solite dinamiche dell’uomo egoista e vecchio, che si rivolge solo ai propri interessi portandoci verso una profonda notte sociale. In politica la sinistra dice alla destra: << è colpa tua >> che non hai saputo governare mentre la destra dice alla sinistra: << tu non hai saputo fare opposizione! >>. Adesso entrambi dicono è colpa della crisi economica … per farla breve mai nessuno dice << è colpa mia>> o almeno dica : << Non volevo, ma sono stato causa di quello che è accaduto! >>
Fa comodo dire, “non dipende da me ma …. “ dipende sempre da fattori esterni e mai da se stessi ! Si cominciano ad elencare : crisi economica, il mercato, la politica internazionale, taglio dei trasferimenti ai Comuni, fallimento del modello ATO ed altro ancora. E’ nella natura umana tentare di scrollarsi di dosso le proprie responsabilità.
Ma così non si arriva a nulla. Ma cerchiamo di analizzare meglio ; alcuni la chiamano assunzione di responsabilità, altri umiltà a la parola più giusta è “causatività”.
Cosa significa essere causativi?
Lo spiego subito con un esempio. Hai presente quando rompi un bottiglia perché ti è sfuggita di mano andando per terra? Ebbene tu sei causa della bottiglia rotta.
Semplice no?.
Essere causativi significa vivere la propria vita senza essere “effetto” degli altri.
Essere causativi è cessare di farsi prendere in giro. Essere causativi spesso significa assumersi la responsabilità di accettare di vivere per in modo scomodo.
Quando qualcosa va male la coscienza tace perché è meglio se è colpa di qualcun altro cioè sempre.
Causatività e responsabilità sono in questa circostanza sinonimi. Accettare di essere responsabile in compenso ti rende più attento a come sei causativo, in che modo lo sei e come cessare di portare disagi a te ed agli altri.
Qui non voglio essere portatore di verità ma la causatività è anche un atteggiamento mentale che ci fa sentire interpreti e mai più vittime, ci dà libertà di osservare le cose in modo nuovo.
Sai perché è così diffuso il vittimismo?
Perché ci esonera dalla responsabilità, dall’azione e giustifica l’immobilità. Il vittimismo è una specie di patente che ci autorizza a comportarci nel modo più comodo e meno rischioso per la nostra mente: la calma piatta.
L’immobilità diventa un difetto marginale per la vittima e l’impegno verso il perfezionamento si può rimandare perché i vincoli esterni diventano la scusa senza importunare la passione per le cose.
Ma attenzione l’invito ad essere causativi va fatto innanzi tutto a noi prima uomini e donne e poi cittadini.
Non possiamo essere effetto di una malgoverno ma dobbiamo diventare causa di un cambiamento.
Diciamo NO alla Calma Piatta e viva la Causatività .
Buon cielo Sereno.
F.To Marco La Diega
E se ti scivolasse una bottiglia tra le mani e cadendo si rompesse ammetteresti che è stata colpa tua ? Forse si ma forse anche no !
Viviamo in un contesto internazionale, nazionale e locale dove la politica ha fallito a causa delle solite dinamiche dell’uomo egoista e vecchio, che si rivolge solo ai propri interessi portandoci verso una profonda notte sociale. In politica la sinistra dice alla destra: << è colpa tua >> che non hai saputo governare mentre la destra dice alla sinistra: << tu non hai saputo fare opposizione! >>. Adesso entrambi dicono è colpa della crisi economica … per farla breve mai nessuno dice << è colpa mia>> o almeno dica : << Non volevo, ma sono stato causa di quello che è accaduto! >>
Fa comodo dire, “non dipende da me ma …. “ dipende sempre da fattori esterni e mai da se stessi ! Si cominciano ad elencare : crisi economica, il mercato, la politica internazionale, taglio dei trasferimenti ai Comuni, fallimento del modello ATO ed altro ancora. E’ nella natura umana tentare di scrollarsi di dosso le proprie responsabilità.
Ma così non si arriva a nulla. Ma cerchiamo di analizzare meglio ; alcuni la chiamano assunzione di responsabilità, altri umiltà a la parola più giusta è “causatività”.
Cosa significa essere causativi?
Lo spiego subito con un esempio. Hai presente quando rompi un bottiglia perché ti è sfuggita di mano andando per terra? Ebbene tu sei causa della bottiglia rotta.
Semplice no?.
Essere causativi significa vivere la propria vita senza essere “effetto” degli altri.
Essere causativi è cessare di farsi prendere in giro. Essere causativi spesso significa assumersi la responsabilità di accettare di vivere per in modo scomodo.
Quando qualcosa va male la coscienza tace perché è meglio se è colpa di qualcun altro cioè sempre.
Causatività e responsabilità sono in questa circostanza sinonimi. Accettare di essere responsabile in compenso ti rende più attento a come sei causativo, in che modo lo sei e come cessare di portare disagi a te ed agli altri.
Qui non voglio essere portatore di verità ma la causatività è anche un atteggiamento mentale che ci fa sentire interpreti e mai più vittime, ci dà libertà di osservare le cose in modo nuovo.
Sai perché è così diffuso il vittimismo?
Perché ci esonera dalla responsabilità, dall’azione e giustifica l’immobilità. Il vittimismo è una specie di patente che ci autorizza a comportarci nel modo più comodo e meno rischioso per la nostra mente: la calma piatta.
L’immobilità diventa un difetto marginale per la vittima e l’impegno verso il perfezionamento si può rimandare perché i vincoli esterni diventano la scusa senza importunare la passione per le cose.
Ma attenzione l’invito ad essere causativi va fatto innanzi tutto a noi prima uomini e donne e poi cittadini.
Non possiamo essere effetto di una malgoverno ma dobbiamo diventare causa di un cambiamento.
Diciamo NO alla Calma Piatta e viva la Causatività .
Buon cielo Sereno.
F.To Marco La Diega
Nasce a due passi da Roma Naturalife, il primo esperimento in Italia di democrazia diretta ed economia sociale
La cooperativa anziché utili e profitti offrirà servizi e vantaggi tangibili
Tutto è iniziato con una lettera scritta a Noam Chomsky, nella quale gli viene raccontata l’idea di un esperimento di democrazia ed economia partecipativa. Alla richiesta di cosa ne pensasse a riguardo, egli rispose con apprezzamento e parole incoraggianti che oggi, da propellente, si sono trasformate in realtà e hanno dato vita a Naturalife, una cooperativa di consumo che snobba il consumismo e punta a un utilizzo efficiente dell’energia e a un sistema capace di migliorare il rapporto tra la tecnologia e l’essere umano. Il mittente della lettera recapitata a Chomsky è Alessandro Ronca, un self made man che circa 3 anni fa ha costruito nel cuore dell’Umbria il Parco delle Energie Rinnovabili (PeR), un luogo di cultura tecnica e umanistica dove si svolgono vari tipi di attività legate alle rinnovabili e alla sostenibilità finalizzate a preservare il futuro di ciascuno di noi e del pianeta in cui viviamo.
Naturalife è un’iniziativa del PeR ed è un’azione di cambiamento fondata sui valori della democrazia partecipativa, della non violenza e dell’economia condivisa. La cooperativa si è costituita ufficialmente lo scorso 4 novembre.
Tecnicamente, affinché l’atto di costituzione fosse valido, occorrevano almeno 50 persone disponibili a firmare davanti al notaio; alla fine le firme sono state 62, non solo di locali, ma anche di gente venuta da tutta Italia. L’ambizioso obiettivo della cooperativa è raggiungere 50.000 soci entro i primi 3 anni di vita, 50.000 persone che condividono l’esperienza di diventare proprietari di una struttura unica nel nostro Paese, il PeR, con soli 50 euro di investimento. Alessandro ci spiega che le attività portate avanti daivari gruppi di lavoro in cui è strutturata la cooperativa puntano al miglioramento della qualità della vita e a un nuovo equilibrio tra economia, energia, ecosistemi e spiritualità; il sistema è quello di una comunità diffusa guidata da un’intelligenza collettiva in cui i soci hanno una facoltà decisionale realmente partecipata e in cui, come spiega Alessandro, “la tecnologia sia la servizio dell’uomo e non viceversa, come spesso accade”. I soci diventeranno proprietari del PeR, un posto destinato a trasformarsi in un centro di sperimentazione non solo di tecnologie sulla sostenibilità, ma anche di differenti modelli economici, cioè partecipati, e di democrazia diretta, dove tutte le persone sono parte delle scelte che vengono prese.
Alessandro, il PeR è partito come un luogo di sperimentazione di tecnologie alternative e si è trasformato in un centro di trasformazione culturale. Quali sono gli obiettivi?
L’obiettivo è ridurre l’importanza del denaro. Il denaro è una cosa assolutamente marginale che, per carità, è necessario per potersi rapportare alla società così come noi oggi la conosciamo, ma non deve essere considerato il fine ultimo bensì un mezzo attraverso il quale diventare realmente proprietari di questo posto. Oggi ci sono persone che pagano per poter giocare a dei giochi virtuali, tipo Farmville, per capirsi; questo invece è un farmville reale, dove le cose accadono realmente e dove si ha la possibilità di interagire con le scelte della struttura e soprattutto di proporre le proprie idee, che spesso e volentieri per vari motivi non riescono a trovare applicazione. Se un’idea viene ritenuta valida dalla collettività, perché non c’è un giudice che decide, viene messa in pratica.Le persone che sposano il progetto hanno la possibilità di valorizzare la loro energia interiore senza che siano costrette a investire un sacco di denaro per realizzare le proprie idee, ma con un investimento che è alla portata di tutti perché è ripartito.
Naturalife vuole raggiungere 50.000 persone in 3 anni. Quali saranno le attività che metterete in piedi per raggiungere l’obiettivo e quali gli strumenti di supporto?
Innanzi tutto inizieranno, da subito, a essere ripartiti dei vantaggi tra i soci. Quello che pensiamo è che non si debba dare utili e profitti alle persone, ma vantaggi tangibili che vadano oltre a quello che oggi noi pensiamo sia il valore del denaro o il valore che attribuiamo a 50 euro, cioè meno di un pieno di una benzina. I nostri punti di riferimento sono la sostenibilità e le tecnologie per l’energia, che saranno sperimentate e proposte agli associati a un prezzo estremamente competitivo. Praticamente i prodotti saranno selezionati e potranno essere sperimentati qua al PeR; se poi essi dimostreranno di essere efficienti e duraturi nel tempo e di avere il miglior rapporto durata-qualità-prezzo, a quel punto verranno proposti ai soci attraverso una filiera diretta che dalla produzione raggiungerà immediatamente l’utilizzatore finale, senza una mediazione di interesse economico. Si stimano riduzioni di costo anche del 40% rispetto ai prodotti. Un sito internet dedicato riservato ai soci renderà possibile la prenotazione dei prodotti prescelti che, solo dopo il raggiungimento di soglie prestabilite, diventeranno ordini effettivi con scaglioni eccezionali di riduzione dei costi. Oltre ai gruppi di lavoro, che sono tantissimi – tecnologia, educazione e didattica, traduzione e internazionalizzazione, informatica e telecomunicazioni, agricoltura, nuova economia, mobilità, efficienza energetica, salute, legale e giurisprudenza, alimentazione, psicologia, stile di vita, ufficio stampa, media, grafica e comunicazione – saranno attivate in poche settimane anche le sezioni merceologiche, tra le quali efficienza energetica, energia termica ed elettrica, gestione dell’acqua, libri e riviste, bioedilizia e costruzioni, mobilità, agricoltura, vivere con la natura, tempo per vivere la vita e fai da te.
In che modo Naturalife può offrire una diversa chiave di lettura per chi è ancora lontano dal considerare la sostenibilità come un punto d’arrivo?
Intanto dimostrando che quello che viene e che verrà fatto qui al PeR è la normalità, non la straordinarietà: una struttura che cerca di inseguire l’autosufficienza è un qualcosa alla portata di tutti. Oltre a essere favoriti da un mercato economico con prezzi più vantaggiosi, il risultato è assolutamente più concreto se ci si concentra non tanto sul modo di produrre l’energia, quanto sul modo di utilizzarla, in un percorso che ovviamente è ben lontano dalle logiche del profitto, ma non da quelle dell’utente finale. Tutto quello che noi cercheremo di fare sarà promuovere un uso efficiente dell’energia, prima di pensare a come produrla. È ovvio che poi i sistemi tecnologici che produrremo o che in qualche maniera proporremo hanno la finalità di produrre anche energia, ma ci concentreremo moltissimo sui sistemi tecnologici che utilizzano l’energia in maniera efficiente e sulla non utilizzazione dell’energia, perché spesso e volentieri con sistemi passivi e applicazioni intelligenti si riescono a ottenere benefici economici notevoli. Il socio, per esempio, può venire qui al PeR e usufruire di uno spazio dedicato alla discussione dei problemi energetici con i nostri esperti che, in maniera disinteressata, cercheranno di analizzare le problematiche dell’utente.
Quali saranno le prossime iniziative in programma?
La prima uscita pubblica della cooperativa sarà a Verona, il prossimo 19 novembre, dove parteciperemo al Simposio Società sostenibile, organizzato dal movimento Zeitgeist, ancora molto poco conosciuto, ma che nel mondo conta circa 500.000 persone legate a un sistema in cui la tecnologia e la riduzione delle esigenze legate al denaro sono alla base della sopravvivenza dell’essere umano. A breve saranno poi aperti dei canali informatici perché il sistema che abbiamo messo in piedi dovrà necessariamente passare per via telematica. Cercheremo quindi di sviluppare delle piattaforme strutturate per dare la possibilità a chiunque da casa di avere un’idea virtuale di quello che accade qui, come se fosse qui. La nostra intenzione non è di poter cambiare il mondo, ma di poter fare la differenza.
Nasce a due passi da Roma Naturalife, il primo esperimento in Italia di democrazia diretta ed economia sociale
La cooperativa anziché utili e profitti offrirà servizi e vantaggi tangibili
Tutto è iniziato con una lettera scritta a Noam Chomsky, nella quale gli viene raccontata l’idea di un esperimento di democrazia ed economia partecipativa. Alla richiesta di cosa ne pensasse a riguardo, egli rispose con apprezzamento e parole incoraggianti che oggi, da propellente, si sono trasformate in realtà e hanno dato vita a Naturalife, una cooperativa di consumo che snobba il consumismo e punta a un utilizzo efficiente dell’energia e a un sistema capace di migliorare il rapporto tra la tecnologia e l’essere umano. Il mittente della lettera recapitata a Chomsky è Alessandro Ronca, un self made man che circa 3 anni fa ha costruito nel cuore dell’Umbria il Parco delle Energie Rinnovabili (PeR), un luogo di cultura tecnica e umanistica dove si svolgono vari tipi di attività legate alle rinnovabili e alla sostenibilità finalizzate a preservare il futuro di ciascuno di noi e del pianeta in cui viviamo.
Naturalife è un’iniziativa del PeR ed è un’azione di cambiamento fondata sui valori della democrazia partecipativa, della non violenza e dell’economia condivisa. La cooperativa si è costituita ufficialmente lo scorso 4 novembre.
Tecnicamente, affinché l’atto di costituzione fosse valido, occorrevano almeno 50 persone disponibili a firmare davanti al notaio; alla fine le firme sono state 62, non solo di locali, ma anche di gente venuta da tutta Italia. L’ambizioso obiettivo della cooperativa è raggiungere 50.000 soci entro i primi 3 anni di vita, 50.000 persone che condividono l’esperienza di diventare proprietari di una struttura unica nel nostro Paese, il PeR, con soli 50 euro di investimento. Alessandro ci spiega che le attività portate avanti daivari gruppi di lavoro in cui è strutturata la cooperativa puntano al miglioramento della qualità della vita e a un nuovo equilibrio tra economia, energia, ecosistemi e spiritualità; il sistema è quello di una comunità diffusa guidata da un’intelligenza collettiva in cui i soci hanno una facoltà decisionale realmente partecipata e in cui, come spiega Alessandro, “la tecnologia sia la servizio dell’uomo e non viceversa, come spesso accade”. I soci diventeranno proprietari del PeR, un posto destinato a trasformarsi in un centro di sperimentazione non solo di tecnologie sulla sostenibilità, ma anche di differenti modelli economici, cioè partecipati, e di democrazia diretta, dove tutte le persone sono parte delle scelte che vengono prese.
Alessandro, il PeR è partito come un luogo di sperimentazione di tecnologie alternative e si è trasformato in un centro di trasformazione culturale. Quali sono gli obiettivi?
L’obiettivo è ridurre l’importanza del denaro. Il denaro è una cosa assolutamente marginale che, per carità, è necessario per potersi rapportare alla società così come noi oggi la conosciamo, ma non deve essere considerato il fine ultimo bensì un mezzo attraverso il quale diventare realmente proprietari di questo posto. Oggi ci sono persone che pagano per poter giocare a dei giochi virtuali, tipo Farmville, per capirsi; questo invece è un farmville reale, dove le cose accadono realmente e dove si ha la possibilità di interagire con le scelte della struttura e soprattutto di proporre le proprie idee, che spesso e volentieri per vari motivi non riescono a trovare applicazione. Se un’idea viene ritenuta valida dalla collettività, perché non c’è un giudice che decide, viene messa in pratica.Le persone che sposano il progetto hanno la possibilità di valorizzare la loro energia interiore senza che siano costrette a investire un sacco di denaro per realizzare le proprie idee, ma con un investimento che è alla portata di tutti perché è ripartito.
Naturalife vuole raggiungere 50.000 persone in 3 anni. Quali saranno le attività che metterete in piedi per raggiungere l’obiettivo e quali gli strumenti di supporto?
Innanzi tutto inizieranno, da subito, a essere ripartiti dei vantaggi tra i soci. Quello che pensiamo è che non si debba dare utili e profitti alle persone, ma vantaggi tangibili che vadano oltre a quello che oggi noi pensiamo sia il valore del denaro o il valore che attribuiamo a 50 euro, cioè meno di un pieno di una benzina. I nostri punti di riferimento sono la sostenibilità e le tecnologie per l’energia, che saranno sperimentate e proposte agli associati a un prezzo estremamente competitivo. Praticamente i prodotti saranno selezionati e potranno essere sperimentati qua al PeR; se poi essi dimostreranno di essere efficienti e duraturi nel tempo e di avere il miglior rapporto durata-qualità-prezzo, a quel punto verranno proposti ai soci attraverso una filiera diretta che dalla produzione raggiungerà immediatamente l’utilizzatore finale, senza una mediazione di interesse economico. Si stimano riduzioni di costo anche del 40% rispetto ai prodotti. Un sito internet dedicato riservato ai soci renderà possibile la prenotazione dei prodotti prescelti che, solo dopo il raggiungimento di soglie prestabilite, diventeranno ordini effettivi con scaglioni eccezionali di riduzione dei costi. Oltre ai gruppi di lavoro, che sono tantissimi – tecnologia, educazione e didattica, traduzione e internazionalizzazione, informatica e telecomunicazioni, agricoltura, nuova economia, mobilità, efficienza energetica, salute, legale e giurisprudenza, alimentazione, psicologia, stile di vita, ufficio stampa, media, grafica e comunicazione – saranno attivate in poche settimane anche le sezioni merceologiche, tra le quali efficienza energetica, energia termica ed elettrica, gestione dell’acqua, libri e riviste, bioedilizia e costruzioni, mobilità, agricoltura, vivere con la natura, tempo per vivere la vita e fai da te.
In che modo Naturalife può offrire una diversa chiave di lettura per chi è ancora lontano dal considerare la sostenibilità come un punto d’arrivo?
Intanto dimostrando che quello che viene e che verrà fatto qui al PeR è la normalità, non la straordinarietà: una struttura che cerca di inseguire l’autosufficienza è un qualcosa alla portata di tutti. Oltre a essere favoriti da un mercato economico con prezzi più vantaggiosi, il risultato è assolutamente più concreto se ci si concentra non tanto sul modo di produrre l’energia, quanto sul modo di utilizzarla, in un percorso che ovviamente è ben lontano dalle logiche del profitto, ma non da quelle dell’utente finale. Tutto quello che noi cercheremo di fare sarà promuovere un uso efficiente dell’energia, prima di pensare a come produrla. È ovvio che poi i sistemi tecnologici che produrremo o che in qualche maniera proporremo hanno la finalità di produrre anche energia, ma ci concentreremo moltissimo sui sistemi tecnologici che utilizzano l’energia in maniera efficiente e sulla non utilizzazione dell’energia, perché spesso e volentieri con sistemi passivi e applicazioni intelligenti si riescono a ottenere benefici economici notevoli. Il socio, per esempio, può venire qui al PeR e usufruire di uno spazio dedicato alla discussione dei problemi energetici con i nostri esperti che, in maniera disinteressata, cercheranno di analizzare le problematiche dell’utente.
Quali saranno le prossime iniziative in programma?
La prima uscita pubblica della cooperativa sarà a Verona, il prossimo 19 novembre, dove parteciperemo al Simposio Società sostenibile, organizzato dal movimento Zeitgeist, ancora molto poco conosciuto, ma che nel mondo conta circa 500.000 persone legate a un sistema in cui la tecnologia e la riduzione delle esigenze legate al denaro sono alla base della sopravvivenza dell’essere umano. A breve saranno poi aperti dei canali informatici perché il sistema che abbiamo messo in piedi dovrà necessariamente passare per via telematica. Cercheremo quindi di sviluppare delle piattaforme strutturate per dare la possibilità a chiunque da casa di avere un’idea virtuale di quello che accade qui, come se fosse qui. La nostra intenzione non è di poter cambiare il mondo, ma di poter fare la differenza.