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Concesso al comune di Belmonte dal Ministero dello Sviluppo Economico un finanziamento a fondo perduto di 64.538 euro per la realizzazione sull'edificio comunale di un impianto fotovoltaico da 36kWp .
Un risultato eccezzionale dell'amministrazione comunale che grazie al progetto presentato sul bando" CSE - Comuni per la Sostenibilità e l'Efficienza Energetica" porta a casa investimenti che garantiranno notevoli risparmi.
Massima la soddisfazione del primo cittadino che attende l'esito di un ulteriore stanziamento di 100.000 euro per il plesso scolastico di via Papa Giovanni.
A lato i risultati stimabili secondo il sito internet http://www.onyxsolar.com/
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di Salvatore Migliore
Da tempo rilevo la necessità di un confronto programmato, quindi organizzato, su temi che riguardano la crescita del nostro paese. Un confronto non occasionale, provocato da circostanze diverse, da incontri su argomenti che ancorchè interessanti sono, pur sempre, episodici. Non intendo sottovalutare l’importanza delle tante opportunità che nella nostra comunità sono state create e di cui ho parlato nel mio recente libro su Belmonte: i Faccia a Faccia ad empio. Qui, voglio evidenziare la importanza di costruire la cultura del confronto che faccia ritenere normale che soggetti diversi si confrontino su temi interessanti, con l’obiettivo di fare sintesi e, quindi, trovare soluzioni da proporre, eventualmente, a chi di competenza. Il confronto nel rispetto reciproco degli attori, poi, in un clima di civiltà, è già motivo di crescita per chi lo pratica.
Per queste ragioni nelle mie esperienze locali mi sono sempre sforzato di proporre il confronto. La necessità del confronto è stata sottolineata con insistenza nel mio libro prima citato. Per la verità, dopo la presentazione del libro avvenuta il 9 Febbraio, due mesi fa cioè, mi sarei aspettato la ripresa di quel confronto che già nello stesso libro avevo cercato di avviare ospitandovi i contributi scritti di tanti nostri concittadini. E per agevolare tale prosecuzione ho preso anche qualche iniziativa. Ma, in presenza di un incomprensibile silenzio penso di dovermi ulteriormente attivare per riprendere il filo. Questa, la ragione della presente riflessione.
Devo precisare che ho sempre ritenuto di materializzare il confronto con veri e propri incontri fra i soggetti, sottovalutando, magari, l’importanza del confronto, come si dice oggi, via rete, o nel nostro caso, via blog. Ed allora, facendo di necessità virtù, come si dice, spero di provocare questo tanto auspicato confronto nella versione prima accennata. Mi aspetto dai tanti belmontesi che condividono questa mia aspirazione, interventi sulle tematiche qui sollevate, sia quelle relative alle modalità di confronto, sia quelle relative alla sostanza dei temi. In riferimento a questi ultimi, a mio avviso, come spesso ho rilevato, non si può prescindere dal considerare i seguenti tre:
- 1 Comunità locale solidale;
- 2 Le carte in regola;
- 3 Il dialogo di alto profilo tra Cittadini – Politica – Istituzioni.
Voglio ribadire ancora una volta che i temi appena accennati costituiscono, a mio avviso, la premessa indispensabile per costruire un contributo capace di agevolare la crescita del nostro paese. In una Comunità locale in cui si pratica la cultura della solidarietà, delle carte in regola e del dialogo non solo è facile trovare insieme le soluzioni ai problemi, ma diventa normale progettare, sia pure nelle condizioni date, un modello di paese sempre più a misura di uomo.
Come contributo al perseguimento dell’obiettivo qui sollecitato, propongo alcuni passaggi delle considerazioni svolte nel libro:
Comunità locale solidale;
“L’obiettivo di questa mia particolare iniziativa… è quello di promuovere un processo che miri a una sensibilizzazione diffusa del concetto comunitario….: una comunità locale cioè che senta il vincolo di uno stare assieme per ragioni comuni, rafforzato da uno spirito di solidarietà e per il raggiungimento di obiettivi comuni”.
Le carte in regola
“Coloro i quali hanno la critica facile nei confronti di chi ha responsabilità pubbliche, per inadempienze vere o presunte, non sempre hanno l’umiltà di guardare alle loro responsabilità come cittadini. Infatti, molto spesso sono passivi, rispetto a quanto avrebbero potuto fare per contenere le inadempienze contestate.
La cultura delle carte in regola, sicuramente, non è molto diffusa”.
Le carte in regola sollecitate da Papa Francesco
“Com’è la qualità della vita in questa Città?” s’interroga il Papa, riferendosi alla città di Roma di cui è Vescovo. Dà, subito, una terapia: “Dipende da tutti noi!”. E ancora: “Com’è la qualità della nostra cittadinanza?“. Anche per questo interrogativo una soluzione: “In effetti, il volto di una città è come un mosaico le cui tessere sono tutti coloro che vi abitano. Certo, chi è investito di autorità ha maggiore responsabilità, ma ciascuno di noi è corresponsabile, nel bene e nel male”. In modo ancora più chiaro viene prospettato il futuro della città e le condizioni che ne potranno determinare la qualità: “La Roma dell’anno nuovo sarà migliore se non ci saranno persone che la guardano “da lontano”, in cartolina, che guardano la sua vita solo “dal balcone”, senza coinvolgersi in tanti problemi umani, problemi di uomini e donne..”. Più chiaro di così!
Quindi - Il Dialogo
“ - 1) Occorre un forte impegno per promuovere il dialogo, per due
ragioni:
a) fa crescere umanamente e socialmente chi lo anima;
b) fa crescere la Comunità nella quale il dialogo si realizza:
- 2) Il dialogo è sempre possibile.
La storia…. ha dimostrato che il dialogo è stato possibile anche quando è apparso apparentemente impossibile. Si pensi al dialogo tra persone di ideologie diverse o, addirittura opposte: il Cardinale Martini ed Eugenio Scalfari, questi e Papa Francesco. Persino, il dialogo estremo è stato possibile come ha dimostrato Giorgio La Pira”.
Le istanze, di solito, si concludono con una formula che sottintende la speranza di una risposta positiva. Anche qui, a conclusione di questo mio intervento, desidero manifestare l’ottimismo per un’attenzione di tanti belmontesi rispetto alla costruzione di un modello di paese, come accennato prima, sempre più a misura di uomo.
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Notizie fresche dalla casa comunale.
Dopo le modifiche all'impianto idrico costata circa 2.000 euro si registra un notevole risparmio sulla bolletta ENEL del pozzo comunale di Via Carlo Alberto dalla Chiesa.
MARZO 2013 : EURO 25.000
MARZO 2014: EURO 11.000
- 14.000 EURO
Un risparmio calcolato in circa 108.000 euro/anno.
Costo medio precedente 20.000 - costo attuale 11000 = 9000 * 12 mesi = 108.000
Un intervento puntuale e lodevole. Complimenti a dipendenti e amministratori, in particolare al sindaco che ha fortemente voluto l'intervento.
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Ripubblichiamo di seguito i post "Comune Virtuoso" redatti dal dott. Salvatore Migliore, una collezione di 7 post che speriamo non finisca qui, un contributo eccellente per Belmonte ma non Solo.
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22/05/2012 Belmonte Mezzagno
E in atto l'organizzazione del SUAP ( Sportello Unico Attivita` Produttive )
L'ufficio sarà composto da un dirigente, due impiegati che si occuperanno della parte tecnica e amministrativa e un impiegato di front-office.
E' stato inoltre attivato un servizio per cui i cittadini potranno presentare le dichiarazioni di cambio di residenza o cambio abitazione non più solo allo sportello, ma anche via posta ordinaria, posta elettronica o fax. Qui i dettagli
Qui la modulistica per gli sportelli SUAP già attivi sul terriorio regionale
Qui invece le informazioni necessarie per i vari procedimenti per apertura e/o modifica delle attività
Cos'è il SUAP ?
È una struttura unica per tutte le pratiche e le informazioni inerenti la localizzazione di impianti produttivi di beni e servizi, la loro realizzazione, ristrutturazione, ampliamento, cessazione, riattivazione e riconversione, nonché l’esecuzione di opere interne ai fabbricati adibiti ad uso d’impresa.
A COSA SERVE LO SPORTELLO UNICO
Lo Sportello Unico opera per garantire la riduzione dei tempi necessari per ottenere le autorizzazioni dagli Enti della Pubblica Amministrazione, la progressiva semplificazione delle procedure e il rispetto dei tempi predefiniti per legge. Esso è inoltre un soggetto attivo del marketing territoriale poiché fornisce supporto informativo alle imprese presenti ed operanti sul territorio, agli aspiranti imprenditori, alle imprese che dall’esterno intendono operare nell’area, concorrendo all’attivo della sua bilancia commerciale. La finalità di questa peculiare funzione è la promozione dello sviluppo delle attività economiche e della capacità attrattiva di investimenti dell’area.
COSA FA LO SPORTELLO UNICO
- fornisce la modulistica e la documentazione per la presentazione delle domande
- accetta le domande sui procedimenti riguardanti le imprese
- trasmette le pratiche agli altri Enti e ne acquisisce il parere
- fornisce informazioni sullo stato della pratiche, con la possibilità per l'imprenditore di verificare in qualsiasi momento lo stato della pratica, sia recandosi allo sportello, sia con la consultazione diretta di un archivio informatico che gli consente di visualizzarne l’iter.
- Acquisisce le autorizzazioni, i pareri, le concessioni degli uffici comunali e degli Enti esterni
- Convoca le Conferenze di servizi fra gli enti terzi e consulta gli uffici comunali competenti (attività economiche, urbanistica, patrimonio).
AMBITO DI APPLICAZIONE
- Ristrutturazione o ampliamento di impianto produttivo
- Realizzazione di un impianto produttivo
- Riconversione di un impianto produttivo
- Opere interne ad un impianto produttivo
I VANTAGGI PER L'UTENTE
- Semplificazione regolamentare
CHI PUÒ RIVOLGERSI ALLO SPORTELLO UNICO
Ogni cittadino italiano o persona giuridica (Ente, Società, Cooperativa, ecc.), dei paesi UE o extra-UE, che sia inte-ressato a localizzare, realizzare, ristrutturare, ampliare, cessare, riattivare, riconvertire impianti produttivi di beni e servizi o eseguire opere interne a questi ultimi e chiunque ne abbia interesse.
I PROCEDIMENTI
I procedimenti previsti dalla normativa sono due:
- mediante autocertificazione
- il procedimento semplificato
PROCEDIMENTO MEDIANTE AUTOCERTIFICAZIONE
Il richiedente deve produrre le autocertificazioni attestanti la conformità della richiesta alle norme in materia urbanistica, della sicurezza degli impianti, della tutela sanitaria e della tutela ambientale.Sono esclusi dalle autocertificazioni:
- Impianti e depositi di cui all'articolo 27 del Decreto Legislativo 112/98; (impianti nucleari, d'armi, d'oli minerali, di rifiuti e sostanze pericolose);
- Progetti che richiedono il giudizio di compatibilità ambientale (VIA)
- Progetti che richiedono variante urbanistica;
- Progetti che incorrono in pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento (D. Lgs. 334/1999)
- Controllo formale e richiesta integrazioni: entro 30 giorni;
Osservazioni, memorie, richiesta di audizione o di riunione: entro 20 giorni (da parte di portatori di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi oppure da parte di portatori di interessi diffusi, costituiti in associazione o comitato, cui possa derivare un pregiudizio dalla realizzazione dell'impianto – art. 6 comma 13 D.P.R. 447/98).Durata massima del procedimento: entro 60 giorni (ridotti a 45 giorni nel caso di impianti a struttura semplice, individuati secondo i criteri stabiliti dalla Regione).Questo procedimento prevede l'autorizzazione per silenzio assenso. Allo scadere del termine, in mancanza di pronunciamento da parte del SUAP, la richiesta si intende autorizzata in conformità con le autocertificazioni prodotte e con eventuali altre autorizzazioni previamente acquisite ed il richiedente potrà comunicare la data di inizio lavori.Il fatto che si sia concretizzato il silenzio-assenso non esclude i controlli di competenza dei vari enti ed organismi.Falsità delle autocertificazioni: se lo Sportello Unico ravvisa la falsità dell’autocertificazione invia gli atti alla Procura della Repubblica ed il procedimento rimane sospeso fino alla decisione. Se la falsità di una delle autocertificazioni viene accertata dopo l’inizio dei lavori, il responsabile dello Sportello Unico ordina la riduzione in ripristino a spese dell’impresa e trasmette gli atti alla Procura della Repubblica.
PROCEDIMENTO SEMPLIFICATO
Il procedimento semplificato è obbligatorio per impianti che utilizzino materiali nucleari, che producano armamenti, che prevedano depositi costieri o la produzione, la raffinazione, e lo stoccaggio di oli minerali; o il deposito, anche temporaneo, lo smaltimento, il recupero e il riciclaggio di rifiuti.L’impresa presenta un’unica domanda allo Sportello Unico, il quale adotta direttamente ovvero chiede alle amministrazioni di settore gli atti istruttori e i pareri tecnici necessari ai fini del rilascio dell’autorizzazione.Può essere avviata anche per libera scelta dell'imprenditore che non intenda avvalersi delle autocertificazioni.Le amministrazioni competenti sono tenute a far pervenire gli atti autorizzatori o il consenso entro90 gg. decorrenti dal momento del ricevimento della documentazione. Per le opere per le quali è prevista la valutazione di impatto ambientale il termino previsto è di 120 gg. (prorogabile di 60 gg. per una sola volta).Questo procedimento non prevede l'autorizzazione per silenzio assenso. Allo scadere del termine, qualora non tutte le autorizzazioni necessarie fossero pervenute al SUAP, sarà convocata una Conferenza dei Servizi, entro 5 giorni dalla scadenza.Nel caso la richiesta comporti una variazione degli strumenti urbanistici e siano rispettate le condizioni di ammissibilità di cui all' art. 5 comma 1 del regolamento, potrà essere convocata la Conferenza dei Servizi, il cui pronunciamento, se positivo, costituirà una proposta di variante, sulla quale si pronuncia definitivamente, entro 60 giorni, il Consiglio Comunale.In caso di parere negativo sul procedimento il richiedente può, entro 20 giorni, chiedere che sia convocata una Conferenza dei Servizi per discutere eventuali soluzioni per ottenere il superamento della pronuncia negativa. Se la Conferenza dei servizi non è in grado, entro 5 mesi dall'inizio del procedimento (9 mesi in caso di VIA), di pronunciarsi, potrà essere richiesta, entro 30 giorni, una pronuncia da parte del Consiglio dei Ministri.Termini del procedimento: il procedimento si conclude nel termine di 5 mesi. Per le opere da sottoporre a valutazione di impatto ambientale si conclude in 9 mesi.
CHE COS’E’ LA CONFERENZA DEI SERVIZI
- è composta da rappresentati designati dagli enti terzi coinvolti nel procedimento
- può interessare anche i soggetti portatori di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi, nonché i portatori di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dalla realizzazione del progetto dell’impianto produttivo
- è convocata dal responsabile Unico
- qualora decorsi 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, anche un solo Ente coinvolto nel procedimento, non abbia fatto pervenire allo sportello Unico l’atto di assenso o il parere;
- qualora il progetto presentato comporti la variazione di strumenti urbanistici;
- anche su richiesta del richiedente, qualora un ente si pronunci negativamente, al fine di concordare quali siano le condizioni per superare la pronuncia negativa;
COSTI
I costi relativi alla domanda (diritti e spese necessari ad ottenere concessioni, autorizzazioni, pareri, nulla osta, etc.) variano a seconda del tipo di procedimento e comprendono anche gli importi richiesti dalle altre pubbliche amministrazioni.
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a) La partecipazione
Scrivo questa nuova riflessione per dare seguito all’impegno preannunciato a conclusione dell’ultima, per un nuovo contributo sul tema della partecipazione.
La partecipazione del cittadino alla gestione della cosa pubblica e, quindi, al suo coinvolgimento nell’attività amministrativa, trova riscontro in varie norme regionali, nazionali ed europee. Si riportano alcuni esempi.
Il sesto comma dell'articolo 1 della legge 328/2000 - Legge quadro per
la realizzazione del sistema imtegrato di interventi e servizi sociali
- così dispone. " La presente legge promuove la partecipazione attiva dei cirradini, il contributo delle organizzazioni sindacali, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti per il raggiungimento dei fini istituzionali di cui al comma 1" (La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità....).
Come si vede è un obiettivo non di poco conto......... che i cittadini concorrono a conseguire.
Sempre la stessa legge al terzo comma dell’articolo 6 : “ Nell'esercizio delle funzioni di cui ai commi 1 e 2 i comuni provvedono a:
e) garantire ai cittadini i diritti di partecipazione al controllo di qualità dei servizi, secondo le modalità previste dagli statuti comunali”.
La legge 142/90, recepita dalla Regione siciliana con la legge 48/91 dedica l’intero capitolo III agli Istituti di partecipazione.
In tale contesto viene disposto, tra l’altro:
- I comuni valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione dei cittadini all'amministrazione (art. 6, co.1);
- Nel procedimento relativo all'adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalità stabilite dallo statuto (art.6 co.2)
Diverse regioni, poi, sono intervenute sul tema in discussione.
La Regione Toscana con legge 69/2008 dispone la partecipazione come forma ordinaria di governo, in tutti i settori dell’amministrazione pubblica, a scala regionale e locale.
Il 22 settembre 2008 il Consiglio Regionale della Toscana, in base alla legge prima citata, ha nominato l‘Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione.
L’Emilia Romagna ha approvato la Legge 09 febbraio 2010, n.3 “Norme per la definizione, riordino e promozione delle procedure di consultazione e partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”.
Alcune regioni, poi, hanno costituito l’Osservatorio della partecipazione che è un mezzo attraverso il quale l’amministrazione regionale può conoscere e far conoscere i processi partecipativi sul territorio.
Il tema della partecipazione ha avuto una rilevanza anche a livello europeo.
L’UE, infatti, ha approvato il Regolamento n. 211/2011 grazie al quale i cittadini dell'Unione possono chiedere direttamente alla Commissione europea di presentare una proposta legislativa, su temi per i quali i cittadini ritengono necessario un atto legislativo dell'Unione. Il Regolamento si applicherà a partire dal 1 aprile 2012. Entro tale data gli Stati membri, avrebbero dovuto provvedere ad individuare le Autorità nazionali competenti alla verifica delle iniziative ed il sistema sanzionatorio applicabile in caso di violazione del regolamento.
Tra le fonti normative sulla partecipazione non poteva mancare lo Statuto del nostro comune, fresco di rimodulazione essendo stato approvato il nuovo testo con deliberazione del consiglio comunale n. 25 del 23 maggio 2011 e n. 33 del 14 giugno 2011.
Numerosi sono i richiami all’istituto della partecipazione. Forse è il caso che in una prossima occasione venga ripreso per sottolineare e commentare le norme più importanti.
Per il momento mi limito a ricordare che il documento statutario dedica il titolo II alla partecipazione popolare e l’articolo 24, avente come oggetto “i principi della partecipazione” così recita: “ Il Comune promuove la partecipazione degli interessati, degli utenti e loro rappresentanze, delle formazioni sociali e delle associazioni titolari di interessi collettivi, come espressioni della comunità locale, alla formazione dell’indirizzo, allo svolgimento e al controllo delle attività poste in essere dall’Amministrazione nel modi stabiliti dallo statuto e dalle norme regolamentari”.
Da questi pochi cenni si vede come la partecipazione del cittadino all’attività degli enti locali, in modo particolare, sia efficacemente sostenuta dalla legge. Anche questa consapevolezza induce a sostenere la necessità di attuare il principio secondo cui occorre “amministrare con gli amministrati”.
Alla luce di quanto sin qui detto, per la nostra realtà belmontese, mi permetto le seguenti annotazioni:
- nelle deleghe assessoriali assegnate recentemente dal Sindaco non è prevista quella della “partecipazione”, una delega cioè che si occupi di affrontare in maniera complessiva il tema della partecipazione alla gestione amministrativa del Comune. Sarebbe stato opportuno, a mio avviso, dopo tutto quello che si è detto sulla importanza del coinvolgimento del cittadino, della comunità locale, attraverso le sue varie articolazioni, alla gestione amministrativa, un segnale come quello qui annotato;
- la nomina dei senatori a vita, mi suggerisce quella dei consiglieri a nomina temporanea, per una sola consiliatura, ad esempio, fra cittadini che, oltre a possedere i requisiti del buon padre di famiglia, non devono avere mai ricoperto cariche all’interno dell’Amministrazione comunale, proprio per garantire la massima genuinità della loro collaborazione A questi, ovviamente, va concesso soltanto il diritto di parola. Una simile iniziativa comporta, certamente, la necessità di una modifica dello statuto comunale. In questa sede vanno definiti, tra l’altro, requisisti, numero e tempi di nomina.
- I consiglieri esterni, più dei consigli comunali aperti, che sono molto importanti, consentono un contributo non solo nella produzione dell’attività di competenza dell’organo consiliare, ma nella decantazione delle tensioni e, quindi, nel mantenimento di una certa serenità nell’attività dell’organo, condizione importante per la qualità della stessa attività. Mi rendo conto della originalità della proposta, forse unica, però va considerata concretamente;
- Istituzionalizzare gli incontri dell’esecutivo con i cittadini per gli adempimenti più importanti come ad esempio bilancio, strumenti urbanistici, servizi sociali, ecc.
Conclusivamente sento di precisare che avevo iniziato la mia collaborazione, su sollecitazione di Marco La Diega, pensando di provocare un confronto. Il monologo serve poco a fare crescere il nostro paese, obiettivo al quale tendiamo tutti. Quindi, mi rivolgo alla politica e alla comunità locale: se ci siete, battete un colpo, per dare vita al tanto auspicato dialogo.
In ogni modo, come già detto in altre occasioni, conto di preparare una pubblicazione sul tema di cui ci stiamo occupando e farne oggetto di confronto verbale. Non rinuncio al progetto di fare “caminetto” sui temi che riguardano la vita del nostro paese.
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a) Le difficoltà incombono
Non si ribadisce mai abbastanza la esigenza di un Comune virtuoso. Occorre insistere su questo tasto a costo di apparire noioso, o se volete, patetico. E’ opportuno insistere anche in un momento elettorale, in cui la politica e, sicuramente tanti cittadini, (i numerosi candidati, i loro parenti, i loro sostenitori ecc…) ritengono che la preoccupazione principale debba essere quella di conseguire il successo. Ma anche in questo momento, e meglio ancora all’indomani delle elezioni, occorre trovare, da parte di tutti, politica compresa, uno spazio per riflettere su un futuro che riguarda certamente la soluzione di quei problemi che sono stati richiamati dai programmi elettorali, ma che riguarda anche una condizione di vita del Comune tale da sapere fronteggiare una serie di impatti che vengono dall’esterno.
Ancora una volta, quindi, una riflessione sulla necessità del Comune virtuoso che, questa volta, mi è stata sollecitata da un recente dibattito televisivo animato da alcuni grossi analisti di economia, i quali, divisi su tanti argomenti, su una cosa concordavano pienamente. Il futuro, quello immediato non quello lontano, sarà molto, ma molto difficile.
Ma cosa c’entra questo discorso con la necessità di creare un Comune virtuoso.
C’entra! C’entra!
Nelle calamità, nei momenti di grande pericolo, l’uomo avverte una sorta di fragilità e, quindi, un forte bisogno di un rifugio che lo aiuti a fronteggiare il pericolo e a proteggerlo da esso. Noi dobbiamo immaginare una comunità locale esposta, per le ragioni tante volte sottolineate, ma anche per le previsioni degli analisti, a pericoli eccezionali. Diceva giorni fa un conomista, magari con un pò di esagerazione ma con una certa efficacia: “noi ci troviamo come nel dopo guerra, con la differenza che allora la gente ha mostrato grande capacità a superare quel periodo difficile, oggi, forse perché non siamo riusciti ancora a prendere piena consapevolezza del pericolo che si va delineando, siamo meno capaci e meno preparati di allora ad uscire dal tunnel”. Allora, come prima cosa, tutti dobbiamo prendere coscienza delle difficoltà che stiamo attraversando e di quelle ancora più gravi con le quali, nel prossimo futuro, saremo chiamati a fare i conti.
Dicevo della necessità di un rifugio, che in una circostanza simile, è fatto di tante cose di ordine materiale e di ordine morale. Ognuno queste cose se le trova con percorsi prettamente personali. Possono essere, ad esempio, la famiglia, una forte tensione morale, la fede e così via. Ma un rifugio può e deve essere il Comune.
Ma per fare cosa?
Non mi sento di dire cosa e come può agire il Comune. Una cosa, però, sento di dirla come suggerimento ad un Comune che vuole essere virtuoso.
A livello nazionale, certi Ministeri, quello degli Esteri molto spesso, istituiscono strutture con il compito di seguire eventi particolarmente difficili, pieni di rischio, ma anche per elaborare e proporre soluzioni. Queste strutture vengono chiamate Unità di crisi.
Ora un Comune che si voglia dimostrare sensibile, attento alle esigenze dei suoi amministrati dovute anche a ragioni che hanno radici al di fuori del territorio comunale, deve attrezzarsi adeguatamente dal punto di vista culturale, innanzi tutto, ma anche dal punto di vista organizzativo, per diventare un rifugio per i suoi amministrati in difficoltà.
Così come i cittadini, come si è detto altre volte, non devono fare spallucce per aiutare il Comune a crescere per risolvere al meglio i problemi, allo stesso modo il Comune non può fare spallucce di fronte ai disagi dei suoi amministrati che provengono da altri livelli di responsabilità. Come a dire, non mi compete.
Un Comune che vuole e deve essere quello che abbiamo auspicato nelle mostre riflessioni, deve farsi carico anche dei problemi prima accennati. Perché non pensare allora in circostanze di emergenza come quella che si comincia a vivere e che si accentuerà sempre di più, alla costituzione di Unità di emergenza, formata da amministratori e da cittadini, per progettare soluzioni che servano ad attenuare il più possibile, dal punto di vista economico e dal punto di vista psicologico, i disagi della comunità locale? Questa è sicuramente una proposta originale, fuori dalla logica che siamo abituati a vivere. Ognuno faccia il suo compito. Questo non è compito del Comune. Non sono d’accordo. E’ bene che il Comune cambi logica e consideri seriamente la proposta. E’ un modo anche per realizzare un’amministrazione della cosa pubblica partecipata (comune e cittadini), una strategia che spesso abbiamo sollecitato.
Mi piacerebbe sentire il punto di vista della politica, ma anche dei cittadini, tante volte sollecitato anche con richieste specifiche. Credo sia arrivato il momento di fare esplodere un confronto che serve per fare stare meglio i cittadini anche in presenza di un pericolo che tutti sicuramente avvertiamo ma che ci ostiniamo forse a tenere sotto la sabbia con lo nostra testa.
di Salvatore Migliore